UNGARO (IV): IMPRESE ITALIANE IN UK E BRITANNICHE IN ITALIA SIANO PRONTE AGLI EFFETTI DELLA BREXIT

UNGARO (IV): IMPRESE ITALIANE IN UK E BRITANNICHE IN ITALIA SIANO PRONTE AGLI EFFETTI DELLA BREXIT

ROMA\ aise\ - “Il prossimo 31 dicembre il Regno Unito cesserà di essere uno Stato Membro dell'Unione Europea. Non conosciamo ancora gli esiti dei negoziati per definire la relazione futura tra UE e UK. Grazie all'accordo di recesso siglato lo scorso ottobre, sino a fine anno si attuerà il cosiddetto periodo transitorio durante il quale viene pressoché mantenuto l'acquis comunitario; prima di confluire in una partnership regolata da accordi futuri che ad oggi pare essere un salto nel buio”. Così Massimo Ungaro, deputato di Italia Viva eletto in Europa, che oggi ha partecipato alla conferenza stampa svolta oggi alla Camera su "Brexit, l'impatto fiscale per le aziende italiane" insieme a Gennaro Migliore, Flavio Mondello Malvestiti, Francesco Pizzo e Luca Lavazza - PWC TLS, e Maurizio Bragagni – AD Tratos.
“Coerentemente con i dati presentati in conferenza stampa oggi da PWC Italia: il 91% delle aziende ha almeno una tematica fiscale da affrontare derivante dalla Brexit con diverse implicazioni per la continuità del business”, aggiunge Ungaro. “Sempre secondo l’indagine condotta dal PWC-TLS “Impatto Fiscale della Brexit sulle Imprese Italiane” il 71% delle aziende italo-britanniche necessita modifiche operative per mitigare gli effetti della Brexit indipendentemente dall’esito del negoziato sulla relazione futura. Più del 55% delle imprese sosterrà costi aggiuntivi dovuti ai cambiamenti in termini di adeguamento alla normativa doganale. Quasi il 40% delle imprese dovrà rideterminare l’attribuzione dell'origine dei beni ceduti all'estero con ripercussioni sulla catena del valore”.
“In assenza di modificazioni contrattuali, - precisa il deputato – il 34% delle aziende intervistate dovrà sostenere costi aggiuntivi dovuti ad un aumento della tassazione sui redditi passivi. Per queste importanti ragioni è necessario, anche in assenza di un accordo tra UE e Regno Unito, che le aziende dei nostri due paesi abbiamo la consapevolezza di mettere in campo sin da subito azioni concrete per mitigare e dare certezza operativa al loro business anche in caso di accordo. Infine, - conclude Ungaro – è importante ricordare che le aziende che operano tra i nostri due paesi saranno certamente protagoniste del rilancio economico del Paese dopo la pandemia COVID19”. (aise) 

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