Di Maio su “Avvenire”: Italia in campo con coraggio per “fame zero”

ROMA\ aise\ - “Gentile direttore, nei giorni scorsi l'Italia ha ospitato il prevertice sui Sistemi Alimentari, momento preparatorio di sostanza in vista del vertice convocato dal segretario generale delle Nazioni Unite a settembre nell'ambito della 76a Assemblea Generale. Oltre 50 ministri si sono incontrati a Roma, assieme a società civile, comunità locali, settore privato, per dare impulso a impegni trasformativi in materia alimentare e accelerare il percorso verso l'Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 2 “Fame zero”. I risultati saranno riflessi nel documento finale del Vertice, che sarà compito di tutti i Paesi attuare concretamente, in raccordo con le Agenzie del polo romano delle Nazioni Unite”. Così Ministro degli Esteri Luigi Di Maio in questo articolo scritto per “Avvenire”, quotidiano della Cei diretto da Marco Tarquinio.
Ne pubblichiamo di seguito la versione integrale.
“La fame non sarà eradicata entro il 2030 se non saranno intraprese azioni coraggiose, soprattutto per affrontare la disuguaglianza nell'accesso al cibo. Nel 2020, anche a causa della pandemia, tra i 720 e gli 811 milioni di persone nel mondo hanno dovuto affrontare la fame (circa 118 milioni di persone in più rispetto al 2019).
A fronte di questo drammatico scenario risaltano le parole di papa Francesco: “Abbiamo la responsabilità di realizzare il sogno di un mondo in cui pane, acqua, medicine e lavoro scorrano in abbondanza e raggiungano per primi i più bisognosi”. L’Italia è da sempre impegnata a porre il tema della sicurezza alimentare in cima all'agenda multilaterale. Alla riunione ministeriale Esteri-Sviluppo sotto la Presidenza italiana del G20, abbiamo lavorato intensamente per definire insieme agli altri Grandi del mondo una traccia d'azione, che abbiamo trasposto nella Dichiarazione di Matera. Gli impegni che abbiamo assunto saranno il "filo rosso" che ci guiderà attraverso il vertice sui Sistemi Alimentari di NewYork, la pre-Cop e la CoP 26 sul clima, gli incontri con l'Africa, il vertice Finance in Common, fino al vertice dei leader G20.
Siamo consapevoli di dover concentrare la nostra azione sul rafforzamento degli impegni collettivi per la sicurezza alimentare globale, mantenendo questo tema tra le priorità dell'agenda politica internazionale. Il pre-vertice di Roma ha fornito un ulteriore slancio politico necessario per affrontare e risolvere alcune sfide prioritarie del nostro tempo e cioè: sostenibilità dei sistemi alimentari, solidarietà e lotta ai cambiamenti climatici. La sicurezza alimentare è essenziale per la coesione sociale e lo sviluppo pacifico di territori e nazioni. È una condizione di partenza fondamentale per ridurre le disuguaglianze socioeconomiche, sia tra i Paesi, sia al loro interno, ponendo le premesse indispensabili per l'effettiva uguaglianza di genere e l'emancipazione dei giovani. Al tempo stesso, è una condizione fondamentale perché vi sia sviluppo sostenibile, si diffondano società inclusive, si promuovano pace e stabilità internazionali.
Conflitti, migrazioni forzate e tensioni di ogni genere sono strettamente correlati all'insicurezza alimentare, come esemplificato dai casi del Sahel e del Corno d'Africa. L'emergenza pandemica ha aggravato le fragilità già esistenti, anche sul piano alimentare, nei Paesi più vulnerabili. Ora, nella fase di ripresa, è necessario mettere in sicurezza la salute delle persone per porre le basi per una crescita sostenibile dell'economia. Non possiamo permetterci che nuovi fattori di instabilità alimentino ulteriormente l'insicurezza alimentare. Per far ripartire le economie in maniera definitiva, il Nord del mondo deve accelerare l'equa distribuzione dei vaccini a favore dei Paesi in via di sviluppo. Oltre al contributo finanziario alla Covax Facility per 385 milioni di euro, il presidente del Consiglio Draghi ha annunciato lo scorso 21 maggio al Global Health Summit che l'Italia donerà 15 milioni di dosi di vaccini ai Paesi più poveri entro il 2021.
Per poter sviluppare sistemi alimentari sostenibili, limitare il riscaldamento globale è cruciale. Le terre devono essere preservate da eventi atmosferici estremi e dalla desertificazione, mentre deve essere garantito accesso all'acqua per i piccoli agricoltori e allevatori. Sui cambiamenti climatici la scienza ha parlato chiaro: le decisioni di quest'anno alla CoP 26 sul clima determineranno se sarà possibile o meno limitare il riscaldamento globale a +1,5°C entro questo secolo. L’Italia, nel contesto della partnership con il Regno Unito per la CoP 26, sta lavorando incessantemente per favorire una convergenza verso impegni corposi e tempestivi. Solo un approccio ambizioso e inclusivo che tenga in considerazione questi aspetti diversi ma intimamente interconnessi ci permetterà di raggiungere l'obiettivo "Fame zero" entro il 2030. L'Italia continuerà a fare la sua parte, dimostrando con la sua presenza e la sua leadership di poter fare la differenza e di poter indicare la giusta strada da percorrere”. (aise)