Italia-Israele: nuovi risultati nella collaborazione scientifica

ROMA\ aise\ - Due studi importanti, centrati sulla proteina denominata HSPB3, sviluppati nell’ambito del progetto italo-israeliano Netfold, cofinanziato dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale italiano e dal Ministero della scienza e della tecnologia israeliano, sono stati recentemente pubblicati dalle riviste Nature communication e Cell death and disease, due tra le più prestigiose del settore biomedico.
A dirigere il gruppo italiano impegnato nelle ricerche all’Università di Modena e Reggio Emilia la professoressa Serena Carra, rientrata in Italia dopo un periodo di lavoro all’estero in Olanda e in Canada grazie al programma Rita Levi-Montalcini. Coinvolte nella ricerca per parte israeliana le ricercatrici Esti Yeger-Lotem e Anat Ben-Zevi dell’Università Ben Gurion.
La molecola oggetto di studio, HSPB3, rientra in un gruppo chiamato chaperoni (proteine da shock termico). Le sue alterazioni possono rappresentare un segnale di malattie neurodegenerative e neuromuscolari, specie in età avanzata. Ma non solo. La ricerca pubblicata su Cell Death and disease, realizzata in collaborazione con l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, illustra la sua relazione con il rabdomiosarcoma, un tumore pediatrico dei tessuti molli, che si sviluppa quando le cellule non riescono a maturare in muscolo scheletrico e si riproducono senza controllo. Due diverse classi di patologie dunque, ma una stessa proteina alla base. Oltre ai gruppi della prof.ssa Carra e dei suoi partner israeliani hanno collaborato allo studio Ritwick Sawakar (Max Planck e Università di Cambridge) e il professore Alessandro Rosa della Sapienza di Roma.
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha finanziato il progetto nell’ambito dell’Accordo Italia Israele per la collaborazione nella ricerca scientifica e industriale. L’Accordo, che rappresenta una delle eccellenze della diplomazia scientifica italiana, ha permesso di avviare dal 2002 ad oggi più di 200 progetti congiunti.
Israele, per la ricerca e l’innovazione, si posiziona in cima alle classifiche mondiali. Gli indicatori economici, prima della diffusione del coronavirus, descrivevano un Paese caratterizzato da un tasso di crescita del PIL del 3,5%, con oltre 6.000 startup e 5,25 miliardi di dollari investiti in newco innovative nei primi sei mesi del 2020, nonché il 4,3% del PIL investito in ricerca e sviluppo (il tasso più alto dell'area OCSE). (aise)