DRAGHI IN PARLAMENTO: L’UNITÀ È UN DOVERE

Draghi in Parlamento: l’unità è un dovere

ROMA\ aise\ - “Non vi è mai stato, nella mia lunga vita professionale, un momento di emozione così intensa e di responsabilità così ampia”. È iniziato questa mattina in Senato il cammino verso la fiducia del Governo guidato da Mario Draghi. Il premier ha reso le dichiarazioni programmatiche a Palazzo Madama per poi depositarle alla Camera. Il dibattito proseguirà per tutta la giornata di oggi in Senato – con diverse pause per la sanificazione degli ambienti – fino al voto atteso per le 22.00. Domani toccherà alla Camera.
Nel suo lungo intervento, Draghi ha ringraziato Mattarella, ma anche Conte, ha citato Cavour e Papa Francesco, ha garantito che le informazioni del Governo ai cittadini saranno tempestive, confermato che dall’euro non si torna indietro, che il sovranismo è “solitudine”, rivendicato lo “spirito repubblicano” del suo Governo chiamato in causa nell’ora più buia.
“Il primo pensiero che vorrei condividere, nel chiedere la vostra fiducia, riguarda la nostra responsabilità nazionale”, ha esordito. La lotta alla pandemia è “una trincea dove combattiamo tutti insieme”.
“Il virus è nemico di tutti. Ed è nel commosso ricordo di chi non c’è più che cresce il nostro impegno”, ha aggiunto prima di “rivolgere un pensiero partecipato e solidale a tutti coloro che soffrono per la crisi economica che la pandemia ha scatenato, a coloro che lavorano nelle attività più colpite o fermate per motivi sanitari. Conosciamo le loro ragioni, siamo consci del loro enorme sacrificio e li ringraziamo. Ci impegniamo a fare di tutto perché possano tornare, nel più breve tempo possibile, nel riconoscimento dei loro diritti, alla normalità delle loro occupazioni. Ci impegniamo a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole”.
Il Governo “farà le riforme ma affronterà anche l’emergenza. Non esiste un prima e un dopo. Siamo consci dell’insegnamento di Cavour: “… le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano”. Ma nel frattempo dobbiamo occuparci di chi soffre adesso, di chi oggi perde il lavoro o è costretto a chiudere la propria attività”.
Ringraziato il Presidente Mattarella “per l’onore dell’incarico” e “il mio predecessore Giuseppe Conte che ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall’Unità d’Italia”, Draghi ha sostenuto che il suo è “semplicemente il governo del Paese”, dunque “non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca” perché “riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti, dei propri elettori come degli elettori di altri schieramenti, anche dell’opposizione, dei cittadini italiani tutti. Questo – ha sottolineato – è lo spirito repubblicano di un governo che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l’alta indicazione del capo dello Stato”.
Non è vero, ha osservato, “che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica”, c’è solo “un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione” per il bene del Paese.
“Nei momenti più difficili della nostra storia, l’espressione più alta e nobile della politica si è tradotta in scelte coraggiose, in visioni che fino a un attimo prima sembravano impossibili. Perché prima di ogni nostra appartenenza, viene il dovere della cittadinanza”, ha aggiunto. “Siamo cittadini di un Paese che ci chiede di fare tutto il possibile, senza perdere tempo, senza lesinare anche il più piccolo sforzo, per combattere la pandemia e contrastare la crisi economica. E noi oggi, politici e tecnici che formano questo nuovo esecutivo siamo tutti semplicemente cittadini italiani, onorati di servire il proprio Paese, tutti ugualmente consapevoli del compito che ci è stato affidato. Questo è lo spirito repubblicano del mio governo”.
Ricordato che nonostante “la durata dei governi in Italia sia stata mediamente breve” ciò “non abbia impedito, in momenti anche drammatici della vita della nazione, di compiere scelte decisive per il futuro dei nostri figli e nipoti”, Draghi ha parlato di avviare una “Nuova Ricostruzione”, così come l’Italia fece del dopo guerra. Per farlo, servono “fiducia reciproca, fratellanza nazionale, perseguimento di un riscatto civico e morale”. Ancora oggi “la nostra missione di italiani” è “consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti”.
Auspicato che “il desiderio e la necessità di costruire un futuro migliore orientino saggiamente le nostre decisioni, nella speranza che i giovani italiani che prenderanno il nostro posto, anche qui in questa aula, ci ringrazino per il nostro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo”, Draghi ha ribadito lo spirito europeista del suo governo.
“Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione”, ha aggiunto. “Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine”.
Il premier ha quindi tracciato il profilo del Paese dopo un anno di pandemia - 92.522 morti, 2.725.106 cittadini colpiti dal virus, in questo momento 2.074 sono i ricoverati in terapia intensiva, dati che comunque “sottostimano” la situazione – citando le conseguenze “gravissime” sul tessuto produttivo, sul lavoro, l’impatto sulla scuola, la crescita delle povertà.
C’è, in Italia, come nel mondo, una “situazione di emergenza senza precedenti” che “impone di imboccare, con decisione e rapidità, una strada di unità e di impegno comune”.
Prioritario il piano di vaccinazione: “abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private” perché “la velocità è essenziale”.
Sul fronte sanitario occorre “rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale”.
Poi la scuola: qui l’obiettivo è “tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie”, rivedendo “il disegno del percorso scolastico annuale” sempre garantendo “il ritorno a scuola in sicurezza”. Una volta fatto questo “è necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale”.
Quindi l’ambiente: “quando usciremo, e usciremo, dalla pandemia, che mondo troveremo?”. Citato Papa Francesco - "Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l'opera del Signore” – Draghi ha sostenuto che “proteggere il futuro dell’ambiente richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane.”
“Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare”, ha aggiunto citando “il modello di turismo, un’attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche. Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato”.
Uscire dalla pandemia “non sarà come riaccendere la luce”, il governo “dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”.
Draghi ha quindi parlato di Sure e di cassa integrazione, della “centralità” delle politiche attive del lavoro per sostenere che “la risposta della politica economica al cambiamento climatico e alla pandemia dovrà essere una combinazione di politiche strutturali che facilitino l’innovazione, di politiche finanziarie che facilitino l’accesso delle imprese capaci di crescere al capitale e al credito e di politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per le nuove attività sostenibili che sono state create. Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”.
Il premier ha poi garantito l’impegno del Governo sul fronte della parità di genere – “una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi” – il rilancio del Mezzogiorno, utilizzando “gli investimenti dedicati dal Next Generation EU”: “dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che “ogni azione ha una conseguenza”. Come si è ripetuto più volte, avremo a disposizione circa 210 miliardi lungo un periodo di sei anni”, ha ricordato. Risorse che “dovranno essere spese puntando a migliorare il potenziale di crescita della nostra economia”.
Compito dell’esecutivo sarà “approfondire e completare” il lavoro svolto sul Recovery Plan dal precedente Governo.
Le Missioni del Programma “potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente, ovvero l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva. Dovremo rafforzare il Programma prima di tutto per quanto riguarda gli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano”.
Nelle prossime settimane “rafforzeremo la dimensione strategica del Programma, in particolare con riguardo agli obiettivi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G”.
“Non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione Europea intende arrivare a zero emissioni nette di CO2 e gas clima-alteranti”, ha detto ancora prima di spiegare che “selezioneremo progetti e iniziative coerenti con gli obiettivi strategici del Programma, prestando grande attenzione alla loro fattibilità nell’arco dei sei anni del programma. Assicureremo inoltre che l’impulso occupazionale del Programma sia sufficientemente elevato in ciascuno dei sei anni, compreso il 2021. Chiariremo il ruolo del terzo settore e del contributo dei privati al Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza attraverso i meccanismi di finanziamento a leva (fondo dei fondi). Sottolineeremo il ruolo della scuola che tanta parte ha negli obiettivi di coesione sociale e territoriale e quella dedicata all'inclusione sociale e alle politiche attive del lavoro. Nella sanità dovremo usare questi progetti per porre le basi, come indicato sopra, per rafforzare la medicina territoriale e la telemedicina”.
Il Recovery Plan sarà gestito dal Mef “con la strettissima collaborazione dei Ministeri competenti” e con il Parlamento che “verrà costantemente informato”.
Draghi ha infine dedicato l’ultima parte del suo discorso alle riforme previste dal Next generation EU, a cominciare dalla “certezza delle norme e dei piani di investimento pubblico, fattori che limitano gli investimenti, sia italiani che esteri” e dalla “concorrenza”, con un nuovo approccio. Basta “interventi parziali dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza”.
Nell’elenco delle riforme anche il fisco – “va studiata una revisione profonda dell’Irpef”, ha detto tra l’altro il Premier – la pubblica amministrazione – a cominciare da digitalizzazione e nuove competenze del personale – e la giustizia.
Quanto alla politica estera, ribadito che il Governo è “convintamente europeista e atlantista”, Draghi ha assicurato la “forte attenzione e proiezione verso le aree di naturale interesse prioritario, come i Balcani, il Mediterraneo allargato, con particolare attenzione alla Libia e al Mediterraneo orientale, e all’Africa” e l’impegno ad “alimentare meccanismi di dialogo con la Federazione Russa”.
“Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva”, ha aggiunto, prima di ricordare la presidenza italiana del G20 e la co-presidenza della Cop26 con il Regno Unito.
Questo è il terzo governo della legislatura. Non c’è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. È un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l’ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un Paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, - ha sottolineato, concludendo – l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”. (aise) 

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