“Andar per castelli” italiani con l’IIC di Amburgo: tappa in Emilia-Romagna

AMBURGO\ aise\ - Dopo il grande successo dei progetti digitali “Piccole fughe” nel 2020 e “Piazza Dante” ancora in corso, il 12 aprile 2021 l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo ha dato il via al nuovo viaggio virtuale “Andar per castelli”, con il patrocinio del Ministero della Cultura.
In tre mesi di spostamenti “virtuali” il progetto ha guidato i partecipanti alla scoperta di strepitosi castelli: in Sicilia Donnafugata, la Cuba e la Zisa; Le Castella e il Castello di Santa Severina in Calabria; il Castello di Bari, il Castello di Trani e Castel del Monte in Puglia; il Castello di Venosa, il Castello di Lagopesole e il Castello di Melfi, in Basilicata; Castel Sant’Elmo, Castel dell’Ovo, Castelnuovo e il Castello di Baia in Campania; il Castello Pandone di Venafro, il Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso, il Castello Termoli in Molise; La Torre Astura, il Castello Caetani di Sermoneta, il Castello Orsini Odescalchi di Bracciano, il Castello di Santa Severa nel Lazio; il Castello di Roccascalegna, il Castello Ducale De Riseis-D’Aragona a Crecchio, il Castello di Rocca Calascio in Abruzzo. È la volta adesso dell’Emilia-Romagna, la trentesima tappa del viaggio virtuale iniziato nella scorsa primavera.
Il primo Castello che si visiterà in questa Regione è la Fortezza di San Leo, situata scenograficamente sulla cuspide rocciosa che domina l’omonimo borgo e considerata da molti luogo strategico per tutto l’alto medioevo.
Il suo aspetto attuale si deve all’intervento del geniale architetto senese Francesco di Giorgio, il quale realizzò, per volere del noto condottiero Federico da Montefeltro (1422-1482), uno degli esempi più compiuti di architettura fortificata rinascimentale: la fortezza appare perfettamente integrata nel paesaggio roccioso e contemporaneamente soddisfaceva le mutate esigenze difensive del pieno Quattrocento.
La Fortezza passò nei possessi della famiglia Della Rovere e infine nel 1631 fu devoluta allo Stato Pontificio con il ducato di Urbino, assumendo la funzione di carcere: tra i prigionieri illustri il rivoluzionario Felice Orsini e l’avventuriero palermitano Cagliostro. Il castello afferisce alla Direzione Regionale Musei della Emilia Romagna ed ospita un museo d’armi.
Si prosegue poi con il Castello di Torrechiara, che si trova in una suggestiva posizione panoramica alle porte di Parma e alle pendici dell’Appennino Tosco-Emiliano, in una zona collinare tradizionalmente coltivata a vigneti.
Nasce come avamposto di controllo della pianura alla metà del XV secolo, per volontà del conte Pier Maria Rossi, condottiero al servizio dei Visconti, e come "nido d'amore" per la sua amata Bianca Pellegrini: rappresenta uno degli esempi di architettura castellare più importanti d’Italia. Ispirata ai modelli fortificati sforzeschi-viscontei, anche Torrechiara unisce la vocazione difensiva a quella di dimora residenziale. Conserva ancora oggi le forme tardomedievali, con una struttura a quattro imponenti torri di base quadrata e all’interno una teoria di splendide sale affrescate a tema vegetale, fantastico e a grottesche. Il castello afferisce alla Direzione Regionale Musei dell’Emilia Romagna, ed è parte dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli. Oltre ad ospitare numerosi eventi culturali nella stagione estiva, è stato set di numerosi film, tra i quali i Condottieri di Luis Trenker, La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci (1981), Ladyhawke (1985) di Richard Donner.
Poi ancora La Rocca Sanvitale o Castello di Fontanellato che si trova nell’omonima cittadina in provincia di Parma. La costruzione del primo nucleo della Rocca si data al 1124 e si deve ai Pallavicino, nobile casato del luogo. All’inizio del XV secolo il territorio di Fontanellato passò alla famiglia dei Sanvitale.
La rocca si erge al centro del borgo, su pianta quadrata a quattro torri angolari e cortile centrale, circondata da un ampio fossato colmo d’acqua di risorgiva. Al suo interno, rimane ancora intatto l’appartamento nobile della famiglia Sanvitale. Tra le varie sale splendidamente decorate, di particolare rilievo è la Saletta di Diana e Atteone, capolavoro ad affresco (1524) del pittore parmense Parmigianino, eccentrico esponente del manierismo emiliano. Tra le tante meraviglie della Rocca, è da non perdere la camera ottica, unica ancora in funzione in Italia: tramite un sistema di specchi si può osservare la piazza antistante. Come tutti i castelli che si rispettino, anche Rocca Sanvitale ha il suo fantasma: la piccola Maria Costanza Sanvitale, nipotina della Duchessa Maria Luigia d'Austria, morta a poco più di 5 anni.
Il borgo di Castell’Arquato, situato in val d’Arda, in provincia di Piacenza, conserva ancora oggi la sua facies medievale. L’abitato è testimoniato già dal secolo VIII e appartenne al vescovo di Piacenza fino al 1220. In seguito fu soggetto alle signorie degli Scotti, dei Visconti e infine degli Sforza. In posizione elevata svetta la Rocca Viscontea, edificata su costruzioni preesistenti e completata nel 1349 sotto il dominio di Luchino Visconti. La rocca, realizzata interamente in cotto, ha i tratti tipici dell’architettura dell’area scaligera, e presenta una struttura a L con due fortificazioni. Ancora prima della costruzione della Rocca, fu edificata un’imponente cinta muraria al borgo, di cui oggi restano due porte d’accesso. All’interno si trova anche la casa natale del librettista Luigi Illica, cui si devono opere di Puccini e Mascagni. (aise)