AUTUNNO SUDAMERICANO CON L’IIC DI AMBURGO: DOMANI LA PROIEZIONE DI “SANTIAGO, ITALIA”

AUTUNNO SUDAMERICANO CON L’IIC DI AMBURGO: DOMANI LA PROIEZIONE DI “SANTIAGO, ITALIA”

AMBURGO\ aise\ - Santiago, Italia”, il film documentario di Nanni Moretti, verrà proiettato in lingua originale con sottotitoli in tedesco e inglese domani, alle 19.30, presso il cinema 3001 di Amburgo, per iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo in collaborazione con la Fondazione Eulac e il Consolato del Cile ad Amburgo, nell’ambito dell’Autunno Sudamericano.
Il film di Moretti parla della terra cilena. Della sua capitale, in quello che viene ricordato come il periodo più oscuro della sua storia cilena: il rovesciamento di Salvador Allende e la salita al potere del dittatore Augusto Pinochet. Dopo il colpo di stato in Cile dell’11 settembre 1973, e il conseguente clima di terrore instaurato dalla dittatura militare, l’Ambasciata italiana a Santiago diventò un luogo di rifugio per centinaia di richiedenti asilo politico. Nanni Moretti ripercorre col suo film documentario quell’evento, tramite le interviste di chi ha vissuto i fatti in prima persona e ha poi dovuto cercare un luogo di salvezza lontano dal Cile. Scorrono sullo schermo in “Santiago, Italia”, le voci dei registi Patricio Guzman e Miguel Littin, delle giornaliste Marcia Scantlebury e Patricia Mayorga, del traduttore Rodrigo Vergara, dei militari di Pinochet, ormai in carcere, e, ovviamente, la testimonianza di Roberto Toscano, l'allora Ambasciatore italiano a Santiago. C'è poi l'avvocato Carmen Hertz che ricorda il ruolo fondamentale degli Stati Uniti nel golpe di Pinochet, chi ricorda le torture del regime e chi il lancio di bambini oltre il muro dell'Ambasciata italiana (un modo estremo per dar loro salvezza). Un ruolo fondamentale fu quello svolto dall’Ambasciata italiana a Santiago. Un’Ambasciata che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime (circa 600), consentendo poi loro di raggiungere l’Italia, unico paese in Europa che, tra l’altro, non riconobbe il governo Pinochet. Vengono narrati i giorni lunghi e tesi dentro l’edificio, tra corridoi stracolmi di rifugiati e ricercati dal regime e la diffidenza e il sospetto che ormai si insinuavano nelle relazioni. Caso riportato e messo in luce dal documentario è anche l’uccisione di Lumi Videla, una giovane militante di sinistra, il cui corpo fu trovato nel giardino dell’Ambasciata italiana, per gettare discredito sull’unica istituzione che si impegnava nel salvare i cittadini terrorizzati.
Nel film non vengono solo raccontati gli eventi in Cile, ma anche gli episodi successivi alla fuga, con l’arrivo e l'integrazione in Italia. Dai ricordi dei testimoni emerge il ritratto di un’Italia solidale, capace di interessarsi ai problemi del resto del mondo e farli propri, ansiosa di battersi contro le ingiustizie dentro e fuori dal proprio paese, erede della guerra partigiana e patria dello statuto dei lavoratori, in cui l’accoglienza era organizzata anche grazie alla mediazione di un forte partito comunista. È l’Italia della sinistra internazionalista che si raduna nei palazzetti dello sport per applaudire gli Inti Illimani e in cui un attore noto come Gian Maria Volonté interviene o assiste in prima fila alle manifestazioni contro le dittature in America Latina. Le testimonianze e le immagini di repertorio sono molto intense.
A volte i narratori sono sopraffatti dalla commozione, ma Moretti li incalza, chiede conto delle loro lacrime seguendo la lezione di quei documentaristi che non cedono di fronte al dolore per dovere di indagine (Silvia Nugara).
Moretti chiude con un monito per il nostro paese, quando fa dire a un rifugiato cileno che l’Italia degli anni Settanta era una realtà solidale, mentre adesso è troppo cambiata, il consumismo pare averle fatto assumere i difetti peggiori del Cile. Da vedere per compiere un utile ripasso storico e perché la memoria va sempre tenuta viva se non vogliamo cadere negli errori del passato. (aise)