GIORNO DELLA MEMORIA: ALL’IIC DI AMBURGO LA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO “TESTIMONI DEI TESTIMONI”

Giorno della memoria: all’IIC di Amburgo la proiezione del documentario “Testimoni dei testimoni”

AMBURGO\ aise\ - Il 27 gennaio alle ore 19:00 in occasione del “Giorno della Memoria“ l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo invita alla visione del film documentario “Testimoni dei Testimoni. Ricordare e raccontare Auschwitz“, realizzato per la Farnesina da Studio Azzurro di Roma su un’idea di Generazione Testimoni e tratto dalla omonima mostra presso il prestigioso Palazzo delle Esposizioni di Roma, inaugurata nel 2019.
Il film documentario sarà trasmesso in italiano con i sottotitoli in inglese e visionabile gratuitamente da mercoledì 27 a domenica 31 gennaio a questo link.
Il progetto è stato promosso da Roma Capitale e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale proprio per l’edizione 2021 del “Giorno della Memoria“.
Si avvicinano i cent’anni dalla Crisi del 1929, dalle leggi sulla sterilizzazione a fini eugenetici in Germania (1933), dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia (1938). Dopo circa quattro generazioni la trasmissione diretta dell’esperienza sarà definitivamente interrotta, mentre attorno si ripresentano familiari atteggiamenti politici, disordini mal interpretati o volutamente manipolati, un diffuso desiderio di autorità in sostituzione di un magistero assente.
La mostra e il video, commovente ed esteticamente complesso, basato su di essa si concentrano sull'esperienza di un gruppo di giovani durante il loro viaggio ad Auschwitz e sui loro incontri con testimoni sopravvissuti al campo di concentramento. Tornati dal viaggio della memoria, i giovani hanno espresso l'obiettivo di condividere le loro esperienze e di sensibilizzare il più possibile il pubblico agli orrori del campo di sterminio, affinché l’espressione “per non dimenticare“ non si riduca a una formula di consolazione. Così nasce Generazione Testimoni che in collaborazione con Studio Azzurro ha elaborato un modo per mantenere viva la memoria dei testimoni e sviluppare nuovi formati narrativi attraverso i nuovi media e l'arte dell'installazione sperimentale. Nel linguaggio sviluppato da Studio Azzurro è frequente il ricorso all’asincronia e all’associazione inattesa tra immagine e suono. In questo lavoro si è per volontà rinunciato completamente alla corrispondenza tra sonoro e visivo. Questa apparente mancanza, ha permesso di sviluppare in un modo quasi inedito racconti audio, apparizioni fotografiche e sequenze video, da restituire quasi la condizione aurorale a quei documenti così intimi necessariamente esposti a tutela della memoria. La mostra che ne risulta è composta da diverse isole d’installazioni, al centro delle quali si trovano le voci dei testimoni sopravvissuti e le testimonianze dei giovani, cioè dei “testimoni dei testimoni“.
Studio Azzurro è una società di produzione nata nel 1982 quando Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi danno vita a un’esperienza che nel corso degli anni esplora le possibilità poetiche ed espressive delle nuove culture tecnologiche. A loro si aggiunge, dal 1995 al 2011, Stefano Roveda, esperto di sistemi interattivi. Studio Azzurro attraverso la produzione di videoambienti come Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) nel 1984, ambienti sensibili come Tavoli (perché queste mani mi toccano) nel 1995, percorsi museali, performance teatrali e film, disegna un percorso artistico trasversale alle tradizionali discipline e forma un gruppo di lavoro aperto a differenti contributi e importanti collaborazioni come con il Gruppo Memphis, con Piero Milesi, Giorgio Barberio Corsetti, Giorgio Battistelli, Moni Ovadia e molti altri. Le loro video-ambientazioni, prima, in cui viene sperimentata l’integrazione tra immagine elettronica e ambiente fisico, in modo da rendere centrale lo spettatore, e i percorsi percettivi in cui è iscritto e i loro ambienti sensibili, dopo, ambienti che reagiscono alle sollecitazioni di chi li pratica e in cui la narrazione deriva dalla presenza delle persone e dai loro gesti, danno a Studio Azzurro una forma da laboratorio di ricerca artistica spesso paragonato a una bottega rinascimentale. L’interazione coi dispositivi avviene attraverso interfacce naturali innescate dalla gestualità quotidiana: toccare, calpestare, emettere suoni. Negli anni Duemila con il bisogno di un confronto con il territorio, Studio Azzurro inaugura la formula dei musei di narrazione che vedono il loro archetipo nel Museo audiovisivo della Resistenza del 2000 e successivamente quella dei portatori di storie, una serie di opere a cui appartiene In Principio (e poi) ora ospitata nella collezione dei Musei Vaticani. Studio Azzurro si avvale così di una nuova modalità di fruizione per temi legati alle comunità territoriali e alla valorizzazione della loro memoria. (aise)


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