IL TEATRO DI PIPPO DELBONO CON L’IIC AMBURGO

IL TEATRO DI PIPPO DELBONO CON L’IIC AMBURGO

AMBURGO\ aise\ - Il teatro di Pippo Delbono all’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo. Questa l’iniziativa prevista per lo “Speciale Pippo Delbono” pensato dall’IIC di Amburgo insieme all’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, che hanno sottolineato in tedesco quattro produzioni internazionali di grande successo appartenenti al repertorio della Compagnia Pippo Delbono.
Le quattro produzioni sono: Questo buio feroce del 2006 (https://vimeo.com/407985900); Orchidee del 2013(https://vimeo.com/408064853); Dopo la battaglia del 2011 (https://vimeo.com/408035067 ); Vangelo del 2016 (https://vimeo.com/408083747). Gli spettacoli sono disponibili in streaming video sulla piattaforma vimeo fino al 30 settembre 2020.
I video sono dotati della funzione (CC) che consente di visualizzare i sottotitoli in iitaliano, tedesco, inglese, francese, spagnolo, portoghese, russo, olandese, sloveno, rumeno e polacco.
Tutte e quattro le produzioni sono realizzate da Emilia Romagna Teatro Fondazione.
Pippo Delbono, nato nel 1959 nella località balneare di Varazze, vicino a Genova, è uno degli artisti italiani più apprezzati nel panorama della live art mondiale. Il regista, nonché autore e attore, è uno degli esponenti più rappresentativi e originali del suo campo. Negli anni 80 inizia gli studi di arte drammatica in una scuola tradizionale che lascia in seguito all’incontro con Pepe Robledo, un attore argentino proveniente dal Libre Teatro Libre (formazione teatrale attiva in Sud America negli anni 70 che utilizzava la creazione collettiva come mezzo di espressione e di denuncia della dittatura in Argentina). Insieme si trasferiscono in Danimarca e si uniscono al gruppo Farfa, diretto da Iben Nagel Rasmussen, attrice storica dell'Odin Teatret e per Delbono inizia un percorso alternativo alla ricerca di un nuovo linguaggio teatrale.
Delbono si dedica allo studio dei principi del teatro orientale che approfondisce nei successivi soggiorni in India, Cina, Bali, dove fulcro centrale è un lavoro minuzioso e rigoroso, dell’attore sul corpo e la voce.
Nel 1986 fonda la sua compagnia, che comprende attori, ballerini e cantanti, nonché ex senzatetto, artisti di strada e disabili.
Nel 1987 crea il suo primo spettacolo, Il tempo degli assassini e nello stesso anno incontra Pina Bausch che lo invita a partecipare a uno dei lavori del suo Wuppertaler Tanztheater. Questa straordinaria occasione segna una tappa fondamentale nel percorso artistico del regista.
Gli spettacoli di Delbono non sono allestimenti di testi teatrali ma creazioni totali, gli attori sono parte di un nucleo che si mantiene e cresce nel tempo. Già nella prima opera si definiscono i tratti di un lessico teatrale unico che rappresenta la peculiarità di tutte le creazioni seguenti.
Negli ultimi vent'anni, le produzioni di Delbono sono state ospitate nei più importanti festival teatrali di tutti i continenti come coproduzioni con i teatri di tutto il mondo. Ad Amburgo è stato ospite nel 2010 a Kampnagel con lo spettacolo teatrale "Guerra". Come attore ha recitato nei film di Bernardo Bertolucci (Io e te), Marco Risi (Cha cha cha), Luca Guadagnino (Io sono l'amore), Sebastiano Riso (Più buio di mezzanotte), Peter Greenaway (Goltzius and the Pelican Company) e molti altri ancora.
L'ultima sua produzione, "La gioia", presentata in anteprima nel 2018 a Modena e Delhi, è in tournée da due anni ed è stata eseguita in India, Tunisia, Cina-Hong Kong, Giappone, Russia, Cile e Argentina, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Slovenia. A causa della pandemia il tour è stato interrotto. Le prossime tappe previste sono festival e teatri in Cina, Spagna, Germania, Polonia, Croazia, Svizzera, Azerbaigian.
I film di alcuni spettacoli del repertorio della Compagnia Pippo Delbono raccontano, attraverso un arco di dieci anni circa, il teatro e i progetti dell’artista. Un tratto distintivo delle sue opere è la partecipazione di persone provenienti da situazioni sociali di emarginazione, diventati membri stabili del gruppo di lavoro dando vita a un’esperienza scenica unica: una commistione poetica di immagini, scrittura originale, musica e danza.
Il progetto di diffusione degli spettacoli ha preso ora una nuova forma, decisamente ambiziosa. Si mettono a disposizione del pubblico di tutto il mondo, per tutto il mese di settembre, alcuni spettacoli del repertorio in una nuova veste: per la prima volta con la possibilità di scegliere fra più lingue i sottotitoli dello spettacolo.
“Questo buio feroce” mutuato dal titolo del libro autobiografico che racconta gli ultimi giorni dello scrittore americano Harold Brodkey, ucciso dall'AIDS. Un viaggio struggente al limite della vita e della normalità, intriso di storia personale e di splendide intuizioni elegiache che affronta il tema della morte con struggente delicatezza.
Dopo la battaglia, è un ulteriore omaggio agli ultimi spettacoli e vede la partecipazione straordinaria del violinista Alex Balanescu e dell'etoile dell’Opera di Parigi Marie Agnès Gillot. Lo spettacolo viene da subito definito un inno all’amore guadagnandosi il Premio UBU 2011 come "Miglior Spettacolo."
Orchidee, un viaggio alla ricerca di un tempo beffardo che si consuma nell’inesorabile dolcezza della vita. Immagini inusuali colmano il buio con colori sbiaditi e proiezioni con pallidi manichini riempiono la scena, vuota come un cuore attonito. L’attenzione alle immagini diviene dichiarazione persistente del narratore voluttuoso che disperde nelle parole suggestioni di vita vissuta e condivide attimi sospesi nell’incredulità del destino, cristallizzato nell’immagine di un fiore “per fermare le passioni che ci sfuggono, per fermare le persone che amiamo”.
Vangelo spettacolo che Delbono ha creato quasi su richiesta di sua madre, fervente cattolica, e che prima di morire gli fece la proposta dicendo che sarebbe stato un messaggio d’amore di cui il mondo aveva bisogno. Delbono però si era ricordato di quando da grande aveva recitato Dio in un film di Peter Greenaway. Così ne è uscito un film in cui si sostiene addirittura che: “Non è Dio che ha creato l’uomo, ma è l’uomo che ha creato Dio”. “Il Vangelo” prende una sua forma incarnandosi nelle vite di profughi di un centro di accoglienza che il regista ha conosciuto e di cui ha ascoltato storie toccanti. (aise) 

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