La moda e l’ambiente: a colloquio con Marina Spadafora (Fashion revolution)

ROMA\ aise\ - Quando si conosce Marina Spadafora si colgono immediatamente alcuni tratti distintivi che fanno riferimento alla forza delle idee e alla determinazione nell'attuarle unite a una presenza di per sè gentile, elegante, empatica. La necessità di creare consapevolezza, attenzione e rispetto per la natura e per rinnovati valori etici, che si rivolgono ai cosiddetti nuovi schiavi della moda, soprattutto di quella del fast fashion, sono i temi di cui Marina Spadafora si interessa e che tratta nelle sue collaborazioni con Scuole, Accademie nazionali e internazionali, partecipazioni a convegni, Ted, trasmissioni televisive, interviste.
Spadafora, imprenditrice, ambasciatrice globale della Moda etica e coordinatrice per l'Italia di Fashion Revolution, tra le organizzazioni mondiali di maggiore spicco per la diffusione di una nuova cultura ecosostenibile ed etica, viene da una famiglia che ha sempre lavorato nel mondo della moda. Dopo aver maturato esperienze e saperi in questo settore, che l'hanno portata a creare una collezione di Maglieria sperimentale e a collaborare con Prada, Miu Miu, Marni e Ferragamo, dal 2007 ha rivolto i suoi interessi e impegni per diffondere nuovi valori irrinunciabili e non più rimandabili per una moda equa, etica, solidale, trasparente, responsabile e sostenibile.
A Marina rivolgo queste domande per focalizzare, anche se in sintesi, il suo pensiero e le sue azioni in campo.
D. Vista l'esagerata produzione di abiti, scarpe, borse, accessori, molti dei quali vengono rifiutati addirittura ancora con i cartellini, e il conseguente accumulo di rifiuti tessili estremamente inquinanti e presenti in enormi discariche di tutto il mondo, siamo ancora in tempo per salvare questa nostra Terra e i nostri oceani?
R. Voglio assolutamente pensare e agire perchè sia ancora possibile. Tutte le mie azioni, singole come quelle svolte in collaborazione con Fashion Revolution, sono finalizzate a far conoscere la realtà altamente inquinante della moda; fornisco al riguardo alcune statistiche su cui riflettere per diventare consapevoli consumatori o meglio fruitori di beni che non danneggino ulteriormente le risorse e la Bellezza della Terra.
Continuando la strada dell'inquinamento senza limiti e senza serie politiche di riciclo e di riutilizzo, se nel 2015 la moda usava 98 milioni di tonnellate di petrolio, queste diventeranno nel 2050 ben 300 milioni, il contributo di anidride carbonica, sempre dovuto al fashion, nel 2015 era del 2 per cento, ebbene nel 2050 potrebbe diventare il 26 per cento; tra il 2015 e il 2050 ci saranno 22 milioni di tonnellate di microfibre di plastica, derivate dai lavaggi dei tessuti sentetici, che finiranno negli oceani.
Oggi il 97 per cento delle fibre prodotte deriva da materiale non riciclato e di queste il 73 per cento viene o bruciato o finisce in discariche, cioè si producono indumenti per essere poi distrutti! A ben 53 milioni di tonnellate ammonta la quantità di fibre prodotte per l'abbigliamento in un anno, mentre riguardo alle fibre sintetiche queste ammontano al 62 per cento della produzione derivante dal petrolio, a fronte una percentuale che si valuta intorno all'un per cento, è quella di materiali naturali quali la lana e la seta.
Per il cotone si parla di una produzione del 24,4 per cento, prevalentemente prodotto con metodi che usano grandi quantità di acqua e di pesticidi, solo l'un per cento è quello organico! Questi sono alcuni dei dati su cui riflettere e che mi spingono a fare sempre di più lavorando soprattutto sulla fase comunicativa con affermazioni vere e attendibili, perchè ancora poca è la conoscenza che riguarda il rapporto tra moda e inquinamento. In questa prospettiva vanno le mie lezioni in Master universitari e presso lo IED come pure l'intervento nella trasmissione Effetto Terra condotta da Francesca Michelin per Sky e la collaborazione con la senatrice Emma Pavanelli, membro della Commissione Ambiente.
D. Nei recenti orientamenti della Commissione europea riguardanti i prodotti tessili, si fa un preciso riferimento alla necessità di usare indumenti che durino di più e all'utilizzo di fibre con una maggiore percentuale di quelle riciclate, no quindi al fast fashion. Lei da anni porta avanti una campagna per una economia sostenibile e solidale, crede che finalmente una nuova normativa possa almeno in parte arginare il problema dei rifiuti di abiti e accessori?
R. Parto sempre da un atteggiamento di fiducia e lavoro ogni giorno per riuscire a raggiungere più persone possibile per una maggiore consapevolezza, anche se ancora è poca. Seguirò attentamente gli sviluppi di quelle che per ora sono ancora proposte e strategie che ancora devono diventare leggi dettagliate e da applicare nel concreto. Intanto, continuo a lavorare con i ragazzi per far conoscere loro la realtà che spesso viene fuorviata, l'educazione ambientale, l'economia circolare, il riutilizzo sono riferimenti basilari, se si crea consapevolezza e conoscenza da subito si accrescono le possibilità per capire la verità e riconoscere ad esempio quando le aziende seguono politiche di greenwashing, cioè di proposte ambientaliste solo di facciata.
D. In attesa di normative che entrino nella pratica industriale, quali sono i suggerimenti che ogni cittadino dovrebbe inserire nelle proprie scelte etiche ed economiche?
R. Sono tante le cose che ogni persona può inserire nel proprio quotidiano: innanzitutto bisogna diventare più consapevoli nell'acquisto, ciò che costa troppo poco viene senza dubbio da una filiera altamente inquinante e che non tiene conto del benessere degli operai. Bisogna comprare bene e meno, privilegiando stoffe naturali, imparare a leggere le etichette; bisogna riciclare, aggiustare, riutilizzare il più possibile ciò che già si possiede a tal fine è utile la lettura del libro che ho scritto con Luisa Ciuni “La rivoluzione comincia dal tuo armadio-Tutto quello che dovreste sapere sulla moda sostenibile”. Sono convinta, e lavorerò ogni giorno per tale raggiungimento, che sia necessaria la formazione di una nuova coscienza rispettosa e compatibile da far nascere da subito, sin dai bambini come primo step verso un possibile futuro più umano, rivolto a salvare tutto ciò che è Bello. (maria stella rossi\aise)