ATLANTICO WAVES: A BOLOGNA NAVIGAZIONI TRA IL CONTINENTE AFRICANO E LE SUE DIASPORE

ATLANTICO WAVES: A BOLOGNA NAVIGAZIONI TRA IL CONTINENTE AFRICANO E LE SUE DIASPORE

BOLOGNA\ aise\ - Nella cornice del progetto “Futuro Prossimo”, promosso da Fondazione Innovazione Urbana in collaborazione con il Comune di Bologna e l’Istituzione Biblioteche Bologna, nell’ambito del Patto per la lettura di Bologna, Atlantico Festival presenta la rassegna “Atlantico waves - navigazioni tra il continente africano e le sue diaspore”, i cui appuntamenti avranno luogo presso il Centro Amilcar Cabral e Làbas nel Quartiere Santo Stefano a partire dal 25 maggio.
In continuità con il festival realizzato a settembre 2018, i contenuti proposti da Atlantico waves hanno come obiettivo quello di favorire l’incontro tra culture e stimolare la riflessione su alcune problematiche della contemporaneità, come il rimosso coloniale, il razzismo e le identità, le rappresentazioni e le narrazioni del “diverso”, il fenomeno migratorio in relazione ai processi storici di colonizzazione e decolonizzazione.
Adottando un approccio poliedrico ed articolato, Atlantico waves approfondirà queste tematiche, proponendo una mostra, intitolata “Red Fever”, dell’artista italo-senegalese Adji Dieye, le proiezioni dei documentari “Ouaga Girls” di Theresa Traore Dahlberg e “Ouvrir la voix” di Amandine Gay ed una serie di incontri organizzato da Zomia, gruppo di letture e visioni che - attraverso il supporto di opere cinematografiche, letterarie o di arte visiva - si propone di indagare le diverse interpretazioni della condizione umana in relazione alle culture e alle storie.
In occasione di Atlantico waves, la Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna ed il Centro Amilcar Cabral proporranno congiuntamente alcuni suggerimenti di lettura di autrici e autori di narrativa di origine africana e afro-diasporica.
“Futuro Prossimo” è reso possibile da Cities of Service, attraverso i fondi del premio Engaged Cities, vinto dalla città di Bologna nel 2018.
GLI EVENTI
- Red Fever di Adji Dieye
presso Centro Amilcar Cabral, via San Mamolo 24, Bologna
sabato 25 maggio, ore 18:00: opening e artist talk con Adji Dieye e Niccolò Moscatelli (curatore del photobook di Red Fever)
Red Fever è un progetto fotografico dell’artista italo-senegalese Adji Dieye che esplora - attraverso fotografie, fotomontaggi, installazioni e video - la diffusione del socialismo in Africa durante il XX secolo e le tracce che ha lasciato sul continente.
Rielaborando le memorie visuali di questa storia parallela, Dieye costruisce narrazioni finzionali - e speculative - che permettono di ripensare il sistema-mondo in cui evolviamo. Allo stesso tempo, l’artista introduce l’osservatore ad eventi, personaggi e rivoluzioni che la storiografia occidentale ha troppo spesso tentato di dimenticare.
La sua indagine prosegue fino al presente grazie alle immagini, spogliate ed esposte con ironia, dei monumenti realizzati nel continente africano dalla società nordcoreana Mansudae Overseas Project. Queste relazioni silenziose mettono in crisi la retorica di un mondo delle “Nazioni Unite”, mostrandoci quindi la sua fragilità.
La qualità monumentale e architettonica dell’allestimento di Red Fever permette di aprire una riflessione sulla natura propagandistica della rappresentazione visiva e del suo ruolo nelle costruzioni identitarie di una nazione.
Senza idealizzare la febbre rossa o cancellarne le contraddizioni, l’artista ci affida la testimonianza di una realtà dove il sogno di un mondo policentrico era, e forse è, ancora possibile.
Adji Dieye è un'artista italo-senegalese, nata a Milano nel 1991. Laureata in Nuove Tecnologie dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, attualmente completa la sua formazione universitaria con il Master in Arte e Politica presso l’Università delle Arti di Zurigo. Ha esposto al circuito off della Biennale di Dakar nel 2015 e nel 2018 al LagosPhoto, finalista al Contemporary African Photography Prize.
- Ouvrir la voix di Amandine Gay (2017, 120 minuti)
presso Làbas, vicolo Bolognetti 2, Bologna
mercoledì 5 giugno, ore 18:30: ingresso a offerta libera
in collaborazione con Centro delle Donne di Bologna/Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna e Làbas
“Ouvrir la voix” esplora, attraverso lo strumento dell’intervista, il vissuto di ventiquattro donne afro-discendenti che vivono in Francia e Belgio. Grazie a questa serie di testimonianze, il documentario apre una profonda riflessione sulle identità, sulle violenze sistemiche legate al colore della pelle e al genere, sulla necessità di riappropriarsi della narrazione da parte di chi vive una condizione di minorità.
Amandine Gay (nata nel 1984) è una regista e sociologa francese. Membro dell’associazione “Décoloniser les arts” e del Center of Intersectional Justice di Berlino, vive dal 2015 a Montréal. “Ouvrir la voix” è il suo primo lungometraggio.
- Ouaga Girls di Theresa Traore Dahlberg (2018, 80 minuti)
presso Làbas, vicolo Bolognetti 2, Bologna
mercoledì 19 giugno, ore 18:30: ingresso a offerta libera
in collaborazione con Centro delle Donne di Bologna/Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna e Làbas
Il documentario "Ouaga Girls" racconta la storia di un gruppo di giovani donne, apprendiste carrozziere in un centro di formazione a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Tra fatica, sudore, risate e momenti intimi, ognuna di loro troverà la propria strada nel passaggio alla vita adulta.
Nata nel 1983, la svedese-burkinabé Theresa Traore Dahlberg ha vissuto la propria adolescenza in Burkina Faso: dopo aver studiato cinema a New York e Stoccolma ed aver realizzato diversi cortometraggi, tra cui "Taxi Sister" (2011), debutta alla regia di un lungometraggio con "Ouaga Girls".
- Zomia, letture e visioni.
presso Centro Amilcar Cabral, via San Mamolo 24, Bologna
mercoledì 26 giugno, ore 17:00 - incontro #1: Storie / Memorie 
mercoledì 10 luglio, ore 17:00 - incontro #2: Alterità / Identità
Zomia* è uno spazio di riflessione, ispirazione e discussione che indaga la condizione umana in relazione all'ambiente, alle culture, ai contatti, alle storie. Le sessioni di Zomia, alimentate ma non guidate dagli organizzatori, sono simili ad un gruppo di lettura e/o visione, ma diverse per formato e procedimento. La pratica del formato consiste in un intreccio di contributi, le cui fila vengono tirate a partire da un tema centrale e in maniera collettiva, mediante interazione e dialogo tra i partecipanti. Tramite questo processo si cerca di guardare al tema proposto ed elaborare concezioni alternative rispetto agli stereotipi e paradigmi che lo attraversano.
Ad ogni incontro gli organizzatori propongono di esaminare opere testuali, visuali, grafiche o di altra natura accomunate dalla stessa tematica. Inoltre, i partecipanti potranno contribuire ad una possibile restituzione artistica delle sessioni di Zomia, in collaborazione con Cheap Festival.
* Zomia /’zomia/ è un termine che designa un’area ad alt(r)a quota in cui gruppi di persone hanno volontariamente vissuto allo scopo di sottrarsi a modelli di governo più o meno centralizzati. (aise)


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