IMMIGRAZIONE STANZIALE E MOBILITÀ SOSPESA: NUOVA EDIZIONE DELL’OSSERVATORIO ROMANO SULLE MIGRAZIONI DI IDOS

IMMIGRAZIONE STANZIALE E MOBILITÀ SOSPESA: NUOVA EDIZIONE DELL’OSSERVATORIO ROMANO SULLE MIGRAZIONI DI IDOS

ROMA\ aise\ - Un’immigrazione stanziale ma il cui percorso di inserimento in condizioni di effettiva parità e mobilità sociale appare sospeso, fermo a un livello di subalterna coesistenza, in cui permangono differenze profonde di opportunità tra italiani e immigrati, anche di nuova generazione. È questo il quadro che emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni, la pubblicazione realizzata dal Centro Studi e Ricerche IDOS con il sostegno dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, presentata ieri pomeriggio in videoconferenza sul sito e sulla pagina Facebook di IDOS.
L'incontro, moderato da Luca Di Sciullo, presidente di IDOS, si è aperto con i saluti di Paolo De Nardis, Presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, e di Piergianni Fiorletta, Delegato per l’immigrazione di ANCI Lazio. “Le cifre contenute nel Rapporto – ha dichiarato Paolo De Nardis – danno l’idea dello spessore del lavoro portato avanti e di come utilizzare i dati. Soprattutto in questo periodo, nel nostro paese, abbiamo bisogno, oltre che di parole, anche di numeri. Ed è su questa base che il Rapporto si vuole inserire, raccontando, anche provocatoriamente, una diversità che può diventare strumento per rompere schemi teorici e verificare quello che accadrà nei prossimi mesi”.
Piergianni Fiorletta ha denunciato la “lettura allarmistica” e il “volto negativo e contradditorio” che spesso politica e media danno delle migrazioni: “se pensiamo che nel 2002 furono regolarizzate con una sanatoria 700.000 persone, ed oggi, qualche decina di persone a bordo di navi umanitarie provoca discussioni infinite, ci rendiamo conto che il dibattito politico sul fenomeno delle migrazioni è ancora in “alto mare””.
Ginevra Demaio, curatrice del Rapporto per Idos, ha presentato i dati che aggiornano e approfondiscono il panorama migratorio del Lazio e delle sue province, confermandole tra le aree a più elevata presenza di immigrati in Italia, oltre che tra le più interessanti per le dinamiche sociali generate nei singoli territori. Tra gli interventi di commento, Francesco Portoghese, di A Buon Diritto, ha evidenziato come “il contrasto a qualsiasi forma di emarginazione non può prescindere da un imponente investimento sulla promozione e il riconoscimento dei diritti. Su tutti, la possibilità di soggiornare regolarmente sul territorio e il diritto all'abitare. Occorre partire da questi due punti fondamentali per una nuova politica sull'immigrazione”.
Gagandeep Singh, mediatore culturale dell’ambulatorio mobile di Emergency nella provincia di Latina, ha raccontato la “condizione di limbo” in cui si trovano molti immigrati lì impiegati in agricoltura, i quali soffrono una condizione aggravata dalle “lunghe distanze tra gli insediamenti delle popolazioni immigrate, l’assenza di mezzi di trasporto propri e la barriera linguistico culturale che impediscono loro il diritto alla cura per cui diventano essenziali l’educazione e l’orientamento socio-sanitario garantiti dai mediatori”.
Sabika Shah Povia, giornalista freelance, ha sottolineato come “la rappresentazione mediatica delle minoranze nel nostro paese contribuisce molto al rafforzamento di determinati stereotipi. Che siano positivi o negativi poco importa, perché al momento in cui viene legittimato uno, viene legittimato l’altro. Per combatterli e costruire una contro-narrazione efficace, si sta cercando di dare sempre più voce nei media ai cosiddetti nuovi italiani”. " La storia che stiamo vivendo adesso con la crisi legata al Covid - ha concluso S. E. Mons. Giampiero Palmieri, Delegato per la Pastorale dei Migranti e dei Rom della Diocesi di Roma – racconta la fondamentale miopia di certe politiche portate avanti negli ultimi anni. A Roma, le presenze nei 160 centri di ascolto Caritas è quasi triplicata rispetto a quelle abituali, e parliamo di persone che si trovano anche solo in una situazione di emergenza alimentare. E purtroppo si trovano in grande difficoltà soprattutto persone occupate nel lavoro, in famiglia, nella ristorazione, nell’edilizia, molte delle quali appunto straniere. Quello che abbiamo vissuto con il Covid è la prova di quanto una politica inclusiva e non capace di integrare si ripercuota come un boomerang sulla società che la produce. Occorre avere uno sguardo ampio capace di affrontare i problemi con lungimiranza. Quello che stiamo vivendo dovrebbe spingerci a riflettere e in maniera decisa a cambiare rotta”. (aise) 

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