LE NUOVE FRONTIERE DELL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA: ANCHE MISTRETTA (MAECI) AL DIBATTITO DELL’UCAI

Le nuove frontiere dell’immigrazione in Italia: anche Mistretta (MAECI) al dibattito dell’UCAI

MILANO\ aise\ - L’UCAI, Unione delle Comunità Africane in Italia, ha organizzato per il prossimo 23 di gennaio un incontro volto a discutere sulla necessità di affrontare il tema della presenza di persone immigrate in Italia e di valorizzare le opportunità per l’Italia e per l’Africa, dando spazio a una nuova progettualità. L’incontro, che si svolgerà su Zoom tra le 10.00 e le 12.00, ha come titolo “Le nuove frontiere dell’immigrazione in Italia: una riflessione a più voci”.
Diversi gli ospiti dell’incontro: Maurizio Pessato, vice presidente Swg, Pasquale Tridico, Presidente Inps, Otto Bitjoka, Presidente UCAI, Ali Listi, avvocato del Foro di Palermo, Alessandro Di Battista, ex deputato del M5S e attivista, Giuseppe Mistretta, Direttore per l’Africa sub-sahariana del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Barbara Lezzi, senatrice del M5S, Filippo Ghirelli, imprenditore, e Fred Kuwornu, speaker che si occupa di inclusione sociale.
Durante l’incontro sarà presentata una ricerca articolata che da una parte vuole dare l’idea del riscontro che arriva da parte dell’opinione pubblica italiana sui temi delle persone immigrate e del lavoro, dall’altra vuole fare anche un’analisi di piani e programmi degli Stati africani. Su questo, e sulle nuove possibilità di ragionare su come affrontare i grandi flussi migratori e che sbocco dargli, verrà incentrata la riflessione a più voci.
Il presidente dell’UCAI, Otto Bitjoka, aprirà il confronto con i rappresentanti istituzionali: “La fenomenologia dell’immigrazione - ha detto - solo in chiave di lettura della convivialità delle differenze o del meticciato di civiltà mi sembra una banalità rassicurante. Invece credo che abbiamo bisogno di una nuova grammatica e soprattutto di una ortografia istituzionale, il tutto teso a fare prevalere le ragioni della responsabilità sulle pretese delle strumentalizzazioni e criminalizzazioni”.
La ricerca che verrà presentata durante l’incontro del 23 gennaio prossimo è condotta da SWG, nella quale emerge che le resistenze verso il fenomeno dell’immigrazione sono ancora ampie. Si registra, altresì, che un’area vasta reagisce favorevolmente a delle proposte che vedono aprire un percorso positivo. In primo luogo ritenendo che un processo di integrazione sia, nel tempo, possibile; in secondo luogo, con una maggioranza convinta della possibilità di iniziative che aprano un canale di collaborazione economica tra l’Italia e i paesi africani. Questa prospettiva può essere consolidata attraverso le relazioni commerciali e rafforzata dall’iniziativa della formazione mirata in Italia di persone immigrate ai fini del loro impiego nei paesi di origine.
La prospettiva ritenuta possibile da una maggioranza dell’opinione pubblica può essere consolidata attraverso le relazioni commerciali e rafforzata dall’iniziativa della formazione mirata in Italia di persone immigrate ai fini del loro impiego nei paesi di origine.
Questa strada, secondo l’UCAI, può essere percorsa riprendendo sia le iniziative dell’Unione stessa ha sostenuto con l’appoggio di istituzioni italiane, sia valutando gli attuali rapporti commerciali tra l’Italia e gli stati africani, sia, infine, analizzando i progetti e la programmazione socioeconomica che l’Unione africana e organismi economici internazionali (Banca Mondiale, Banca per lo sviluppo africano) hanno disegnato.
Verificando quello che si sta preparando, in particolare nell’Africa subsahariana, l’UCAI coglie infatti che, secondo recenti analisi, si segnala che l’Italia ha un interscambio commerciale importante (17.3 miliardi di euro – ISTAT 2019), in crescita negli ultimi cinque anni; il Covid-19 quest’anno ha rallentato l’andamento le PMI italiane possono avere uno spazio interessante. Agroalimentare, energie rinnovabili, nuove tecnologie, digitalizzazione, servizi finanziari, moda, cosmesi e grande distribuzione sono i settori dove si aprono delle opportunità
È utile analizzare gli studi e la programmazione che le stesse realtà che operano in Africa svolgono e gli input che ne derivano per l’economia del nostro Paese. L’African Economic outlook 2020 e altri studi (Unione africana, African development bank, World bank) segnalano che lo sviluppo dell’educazione e delle qualificazioni per la crescita economica richiedono di definire chiaramente il genere di competenze di cui necessita l’Africa. Mentre si lavora per espandere le competenze di base della forza-lavoro ci si deve concentrare anche su quelle rilevanti per il futuro: competenze che includono l’abilitazione dei lavoratori ad adattarsi ai differenti compiti che cambiano rapidamente in un ambiente tecnologico; competenze relative al settore manifatturiero che rimarrà importante per sostenere l’economia digitale; incluse le qualificazioni inerenti alle vendite, riparazioni e manutenzioni. (aise) 

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