RIMESSE DEI MIGRANTI E PROCESSI DI SVILUPPO: IL LIBRO DI BARBARA BONCIANI

RIMESSE DEI MIGRANTI E PROCESSI DI SVILUPPO: IL LIBRO DI BARBARA BONCIANI

ROMA\ aise\ - Il volume “Rimesse dei migranti e processi di sviluppo”, di Barbara Bonciani, nasce da anni di ricerca sociologica sul ruolo svolto dagli emigrati provenienti dai paesi in via di sviluppo a favore dei paesi d’origine. Si fa riferimento sia all’aiuto inviato dai singoli emigrati mediante il risparmio e l’invio di quote dello stipendio, frutto del lavoro svolto nei paesi di insediamento a favore della famiglia rimasta in patria, sia al denaro raccolto dagli emigrati in forma collettiva, prevalentemente da associazioni presenti sui territori di insediamento e convogliato in progetti di sviluppo o co-sviluppo a favore dei paesi d’origine.
“Il libro”, spiega l’autrice, “vuole affrontare in maniera critica la relazione esistente fra rimesse dei migranti, processi migratori e processi di sviluppo nei paesi d’origine. Oggi 800 milioni di persone al mondo devono la propria sussistenza alle rimesse che costituiscono il 60 o l’80% del proprio reddito. Le rimesse nei paesi in via di sviluppo sono molto importanti in quanto contribuiscono alla riduzione della povertà. Inoltre, incidendo sull’aumento dei consumi da parte delle famiglie beneficiarie contribuiscono indirettamente a migliorare l’economia del paese ricevente”.
“Tuttavia”, aggiunge Barbara Bonciani, “c’è da considerare il fatto che le rimesse, per le ragioni già evidenziate, generano significative relazioni di dipendenza fra emigrato e famiglia rimasta in patria. A livello macroeconomico il circolo vizioso della dipendenza affligge lo stato beneficiario. In molti paesi poveri le rimesse incidono, infatti, dal 30 al 10% sul pil, diventando una questione di stabilità economica dello Stato”.
La tesi sostenuta dal libro è che per far sì che le rimesse possano giocare un ruolo determinante nei paesi d’origine e ridurre i livelli di dipendenza fino ad ora generati è importante che, laddove possibile ,una parte di questo denaro sia investito in attività capace di generare reddito. L’inversione della tendenza nell’utilizzo di questo denaro da parte delle famiglie rimaste nei paesi d’origine dovrà essere supportata dalla cooperazione internazionale e da investimenti di tipo economico-sociale da parte dei Paesi beneficiari. Nel 2018 dall’Italia sono usciti 6,2 miliardi di euro in rimesse; a fronte di ciò, l’aiuto pubblico allo sviluppo elargito dal nostro Paese è diminuito del -21% . Ciò significa che ad oggi a fornire l’aiuto più cospicuo alle economie di quei paesi, da cui si alimentano i flussi migratori, sono proprio i migranti mediante le rimesse.
“Al fine di governare i processi migratori e favorire lo sviluppo dei paesi poveri”, conclude l’autrice, “diviene importante, per la politica, riflettere su questi dati e lavorare su progetti di cooperazione che favoriscano processi di utilizzo ottimale di questo ingente volume di denaro. Per far questo risulta importante, in primo luogo, abbassare i costi di transizione del denaro che, ad oggi, si attestano sul valore medio del 7% contro l’obiettivo del 3% introdotto dall’agenda 2030”. (aise) 

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