WELCOMING SPACES: QUANDO LA MIGRAZIONE FACILITA LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELLE AREE INTERNE/ IL PROGETTO DELL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA

WELCOMING SPACES: QUANDO LA MIGRAZIONE FACILITA LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELLE AREE INTERNE/ IL PROGETTO DELL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA

BOLOGNA\ aise\ - In che modo è possibile contribuire alla rinascita delle ‘aree interne’ valorizzando la diversità culturale? Qual è il contributo di migranti e rifugiati nello sviluppo locale e sostenibile dei territori in abbandono? Il progetto “Welcoming Spaces”, finanziato da Horizon 2020, si propone di rispondere a queste domande, supportando al contempo azioni concrete di rigenerazione dal basso a livello locale.
Il team del progetto dell’Università di Bologna è composto da Pierluigi Musarò (Principal Investigator), Maurizio Bergamaschi, Paola Parmiggiani, Melissa Moralli e Alice Lomonaco. Per i prossimi 4 anni, i ricercatori e le ricercatrici, afferenti al Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell'Alma Mater, si occuperanno non solo di comprendere i processi di sviluppo (politici, economici e sociali) legati alla presenza di migranti e rifugiati nelle aree interne, ma anche di supportare le attività di networking e i progetti di accoglienza innovativi presenti in queste aree, collaborando a livello nazionale con Irene Ponzo, Ferruccio Pastore e Leila Giannetto di FIERI (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione).
In che modo è possibile contribuire alla rinascita delle ‘aree interne’ europee offrendo al contempo spazi di accoglienza e inclusione per i migranti extra-europei? Attraverso questa domanda di ricerca, il progetto invita a riflettere su come, talvolta, ciò che viene considerato un “problema” può rivelarsi, al contrario, un’opportunità.
“Da una parte, infatti, se gli effetti della distorsione mediatica sono quelli di rappresentare l’arrivo di migranti e rifugiati come una crisi da risolvere, diverse ricerche hanno invece mostrato come la loro presenza possa essere una leva non solo per lo sviluppo economico, ma anche sociale e culturale per i territori e le comunità ospitanti”, sottolinea l’ateneo. “Dall’altra, invece, le cosiddette “aree interne”, se sicuramente caratterizzate da una serie di criticità che richiedono interventi politici integrati (giusto per citarne alcuni, si pensi al progressivo spopolamento, alla carenza di servizi e infrastrutture, alla mancanza di spazi di socialità), possono trasformarsi in spazi privilegiati di modalità di rigenerazione più eque, democratiche e sostenibili. Non dobbiamo dimenticarci, inoltre, che in queste aree vive il 23% della popolazione italiana, coprendo una vasta area del territorio nazionale, pari al 60% e circa la metà dei suoi quasi 8.057 comuni”.
A partire da queste prime riflessioni, il progetto sostiene che “la rivitalizzazione delle ‘aree interne’ dovrebbe investire sui processi capaci di creare uno sviluppo sostenibile e inclusivo, inteso come opportunità di offrire risorse utili al benessere della comunità, tali per cui le persone possano perseguire la vita a cui aspirano, nel rispetto delle libertà individuali e collettive e dei diritti umani. Una rigenerazione di successo è, dunque, sinonimo di sostenibilità economica, benessere sociale e stabilità politica. A partire da questi presupposti, il progetto supporta l’idea che la rivitalizzazione si possa concretizzare attraverso la collaborazione tra tutti gli attori che vivono o lavorano in questi territori”.
Nello specifico, chiarisce l’ateneo bolognese, il team si sta attualmente occupando di una prima parte di ricerca sulla dimensione territoriale e su come il benessere sociale, la stabilità politica e la struttura economica di alcune aree interne selezionate possano condizionare un loro sviluppo sostenibile e inclusivo. In un secondo momento, il team guiderà la parte di ricerca sulle narrative e sugli immaginari legati ai “welcoming spaces”, tramite un approccio critico volto, al contempo, a valorizzarne il potenziale. (aise)