"È SEMPRE ALLA SOMMITÀ DEL CIELO LA STELLA, LA NOSTRA STELLA" - DI FRANCESCO D’ARELLI

"È SEMPRE ALLA SOMMITÀ DEL CIELO LA STELLA, LA NOSTRA STELLA" - di Francesco D’Arelli

MONTREAL\ aise\ - Oramai volge al termine il ciclo di conferenze dedicato a “Francesco e al-Malik, 800 anni dopo. L’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil (1219)”, ideato dall’Istituto Italiano di Cultura di Montréal e dal Centre d’études médiévales dell’Université de Montréal. Iniziato il 17 settembre 2019 con la brillante conferenza di John Tolan (Université de Nantes), “Nella presenza del Soldan superba”, il programma ha poi proseguito con i contributi di illustri studiosi: Giuseppina Brunetti (Università di Bologna), “Incontri e dialoghi: Federico II, Francesco e l’Oriente”; Franco Cardini (Istituto Italiano di Scienze Umane), “Francesco ‘crociato’? Qualche rilievo storico-canonistico”; Delio Vania Proverbio (Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano), “Sapienza greca in bocca turca: il caso del manoscritto Vaticano turco 33 della Biblioteca Apostolica”. La fine cadrà con la mia conferenza “Vie di terra: Mongoli e missionari francescani nell’Oriente dei secoli XIII-XIV”, quasi a voler segnare il confine estremo della voce di Francesco d’Assisi, un uomo oltre il tempo, dedito alla contemplazione o visione del bello, animato da un impulso volto al sublime o a un altro uomo, rinnovato, aperto all’alterità, povero perché ricco di beni immateriali, quelli che non dividono e non contrappongono! Francesco d’Assisi incarnò e tuttora incarna tale impulso.
Il ciclo di conferenze, seppure breve, ha recato il piglio di rappresentare, muovendo dalla percezione di uno scenario senza confini, solo alcune azioni, di certo delimitate nel tempo (XIII-XIV secolo) e nello spazio – dal Mediterraneo all’Asia estrema –, per divenire esperienza comune, per suggerire una delle infinite vie, una delle tante peregrinazioni. Proprio l’anno scorso, il 5 dicembre, l’Istituto Italiano di Cultura rivelava il fascino straordinario di una collezione di fotografie scoperta nell’Archivio Provinciale Aracoeli-Storico della Provincia di S. Bonaventura dei Frati Minori di Roma con la mostra “Jérusalem Universelle/Gerusalemme Universale” esposta al Musée Marguerite-Bourgeoys di Montréal, grazie soprattutto alla collaborazione scientifica della Pontificia Università Antonianum di Roma, dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme e del Centre d’études médiévales dell’Université de Montréal. Tanto la mostra di un anno fa che il ciclo di conferenze sono in definitiva la traccia di una continua “peregrinatio” dell’anima, che Francesco d’Assisi ravvivò nella sua “peregrinatio” terrena e che i Francescani portarono sino all’Asia estrema, vera “Finis Terrae”. La Regola bollata dona generosamente un’indicazione a tale “peregrinatio”, oggi riferibile anche al pensiero: “Questa è la sublimità di quell’altissima povertà [...]. Questa sia la vostra parte di eredità, che conduce nella terra dei viventi. E aderendo totalmente a questa povertà, fratelli amatissimi, non vogliate possedere niente altro in perpetuo sotto il cielo (…)” (Cap. VI). Povertà o indigenza non solo di cose materiali, ma condizione profonda della stessa intelligenza votata solo alla conoscenza: priva di supponenza, libera da possesso e dall’interesse all’accumulo. Intelligenza mendicante, itinerante, che rifugga da ogni specie di gloria personale, che accolga il dono della conoscenza senza trattenerlo, perché esso non patisca proprietari. Oggi è quasi un fare impossibile, come lo sono tutte le azioni vere: incontrare senza interessi di sorta genti e civiltà, osservare il passato con gratitudine e preparare il futuro per restituire alla pace il valore toltole dalla guerra quotidiana dei falsi sentimenti.
L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani ha celebrato, a sua volta, l’ottavo centenario dell’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik con la pubblicazione di un’opera pregiatissima intitolata “San Francesco d’Assisi” (Roma 2019), curata da Carlo Ossola e uscita dai torchi solo qualche mese fa. L’opera in sé è indubbiamente un evento editoriale, aggiungendosi ai vari altri volumi dedicati da Treccani alla storia religiosa dell’Italia. Ed è, fra altro, significativo il senso di tale impresa culturale, che tutto si racchiude nella conclusione incisiva della “Presentazione” di Massimo Bray: “(…) è con le parole di un altro pontefice che vorrei suggellare questi brevi cenni di presentazione e affidare, idealmente, il volume ai lettori: il 29 settembre 1976, durante le celebrazioni del 750° anniversario della morte del Santo, Paolo VI ricordava come Francesco ancora oggi presenti e attualizzi il paradosso della povertà cristiana, “raddrizzando l’asse della nostra umana mentalità, curva sul primato dei beni temporali”; e lo immaginava ora “libero come uccello che ritrova lo spazio del cielo, vede dall’alto la bellezza innocente delle creature, che non più insidiano, ma sostengono il suo slancio celeste; e tutte egli saluta cantando con amica poesia, grande come il cosmo fratello, umile come ogni cosa terrena sorella. E pellegrino se ne va, e cammina, e sale (…)”. Al lascito terreno, materiale e spirituale, di san Francesco – che di quella visione, insieme umana e divina, cosi? ben colta dalle parole di Paolo VI è fedele rispecchiamento e attuazione – è dedicato questo volume”. (francesco d’arelli*\aise)
* direttore Istituto Italiano di Cultura di Montreal



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