“ANTHROPOGENIC CONNECTION”: IL PROGETTO DI EUGENIO TIBALDI AL MUSEO ZUMA DI ADDIS ABEBA

“Anthropogenic Connection”: il progetto di Eugenio Tibaldi al Museo Zuma di Addis Abeba

ADDIS ABEBA\ aise\ - Si è inaugurata nel mese di dicembre e proseguirà sino a fine febbraio presso il Museo Zoma di Addis Abeba la mostra “Anthropogenic Connection” di Eugenio Tibaldi, un progetto sviluppato tra il 2019 e il 2020 in collaborazione con il museo etiope e l’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba, a cura di Meskerem Assegued e Adriana Rispoli.
Composto da due anime Anthropogenic – Bridge e Anthropogenic Herbarium, rispettivamente un’installazione permanete site specific e una serie di tavole realizzate in studio come una sorta di raffinatissimo “diario/erbario di viaggio”, il progetto rispecchia il modus operandi dell’artista italiano che, a seguito di due momenti di residenza nella capitale etiope, sintetizza in ogni particolare la sua indagine sociale, antropologica ed economica sul territorio.
L’intreccio organico tra natura e artificio, gioco e tecnica, architettura ed arte ne sono i tratti distintivi che, in particolare in Anthropogenic – Bridge, riflettono una volontà di fusione tra culture conducendo alla produzione di un’opera dall’identità ibrida: una macchina celibe, ludica e funzionale insieme, frutto di una intensa collaborazione con le realtà produttive del luogo e in linea con la poetica e l’estetica del frammento e della marginalità dell’artista.
Il “ponte” di Eugenio Tibaldi, primo artista a partecipare alla call internazionale Zoma Bridge, è un ponte non ponte che termina con uno scivolo, rendendolo una sorta di scultura performativa che invita il pubblico all’interazione. Una sintesi tra natura ed artificio nei singoli dettagli decorativi che emulano con materiali di scarto la preponderante vegetazione locale: copertoni esausti, lamiere ed antenne televisive assumo le sembianze di fiori, di foglie d’agave e d’eucalipto in un brulicare di dettagli dai colori Pop. Il Ponte simbolo per eccellenza dell’incontro e dello scambio in questo caso diviene strumento per assumere un nuovo punto di vista, sia sull’ambiente circostante che sulle dinamiche sociali ed economiche della brulicante città di Addis e dello stesso Museo Zoma puntando sulla forza e la creatività delle nuove generazioni.
Anthropogenic – Bridge è stato inaugurato al pubblico nell’ambito della 16esima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, Associazione dei Musei d’arte contemporanea italiani. In questa occasione è stato presentato anche il documentario “Eugenio Tibaldi_ Anthropogenic Connection a site specific project in Addis Ababa”, prodotto dall’Istituto Italiano di Cultura che testimonia attraverso le voci dei protagonisti tutto il processo di progettazione e produzione dell’opera.
“Anthropogenic Connection” di Eugenio Tibaldi è l’ultimo tassello del progetto “Under the Spell of Africa” a cura di Adriana Rispoli, realizzato tra il 2019 e il 2020 nell’ambito del programma Italia Cultura Africa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il progetto, che ha visto la partecipazione di Raffaela Mariniello ad Abidjan in Costa d’Avorio e di Flavio Favelli a Cape Town in Sud Africa, si è basato su un principio di scambio e di osmosi tra le nostre culture attraverso lo strumento visionario dell’arte con l’obbiettivo di generare una contaminazione bilaterale tra gli artisti invitati e i territori su interagiscono generando un rapporto diretto con le realtà locali, artistiche e non, mediato e coordinato dalle istituzioni diplomatiche italiane.
Eugenio Tibaldi (Alba 1977) è noto a livello internazionale per la sua ricerca a cavallo tra arte, urbanistica e architettura con particolare riferimento alla periferia e alle sue risultanze estetiche. Tibaldi documenta e rileva attraverso diversi media i passaggi del rapporto fra legalità, economia ed estetica in specifici territori attraverso un’analisi multidisciplinare che prevede anche una diretta partecipazione delle comunità in cui agisce.
In questi anni ha lavorato su numerose città tra cui Istanbul, il Cairo, Roma, Salonicco, Berlino, Verona, l'Avana, Bucarest, Torino, Caracas, Bruxelles, Tirana, Addis Abeba. Ha partecipato a numerosi manifestazioni internazionali ed esposto in spazi artistici pubblici e privati tra cui ricordiamo: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, (2007), Manifesta 7, Bolzano (2008),International Centre of Contemporary Art, Bucarest (2009), Museo Madre, Napoli (2010), State Museum of Contemporary Art Salonico (2011), XII Biennale de L'Avana (2015), Museo Ettore Fico, Torino (2016), Palazzo del Quirinale (2017), Museum MCDA Manila, (2017), Istituto italiano di Cultura New York (2017). Museo MAXXI, Roma (2018), Biennale di Venezia, Padiglione Cuba (2019), Museo del 900 Milano (2019), Galleria Nazionale di Roma (2020).
Ha frequentato la Fondazione Antonio Ratti, Como, la Domus Academy ad Istanbul, ed è stato Affiliated Fellowship presso l’American Academy di Roma.
Sue opere sono esposte in istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Dopo quindici anni a Napoli, attualmente vive e lavora a Torino.
Il Museo Zoma contiene al suo interno più di 40 piccoli ponti temporanei, che attraversano i canali d’irrigazione del suo giardino. Il programma di residenza per i ponti, organizzato dal museo, ha l’obiettivo di generare collaborazioni artistiche internazionali per sostituire questi ponti temporanei con ponti artistici, simboli di rapporti creativi tra culture di diversi paesi. “Anthropogenic Bridge” é il primo ponte frutto di questo progetto. (aise) 

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