APRE IL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO DI STABIAE

APRE IL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO DI STABIAE

CASTELLAMARE DI STABIA\ aise\ - “Oggi è un giorno di festa, apre un nuovo Museo”: così il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, nel giorno in cui a Castellamare di Stabia è stato inaugurato il nuovo Museo archeologico di Stabiae, intitolato a Libero D’Orsi.
Alla cerimonia di inaugurazione, avvenuta il 24 settembre alla presenza del direttore del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, il ministro Dario Franceschini ha inviato il suo messaggio di saluto e di ringraziamento.
“Il percorso espositivo del museo, il cui progetto scientifico è stato curato dal Parco Archeologico di Pompei, offre la visita di una collezione che non si vedeva da anni e costituisce una nuova offerta turistica importante per la Campania” ha detto Franceschini. “Il nuovo Museo Archeologico di Castellammare di Stabia è un progetto inseguito da decenni da studiosi e appassionati che oggi finalmente si concretizza anche grazie all’accordo di valorizzazione della Reggia di Quisisana, firmato lo scorso anno tra il Comune di Castellamare e il Parco Archeologico di Pompei. Sono felice che dopo la rinascita del sito archeologico di Pompei - ha proseguito Franceschini - e i successi del sito archeologico di Ercolano, anche la terza città sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C. riveda la luce nell’ex Antiquarium stabiano, così come desiderava il professore Libero D’Orsi, uomo di grande senso civico cui è intitolato questo bellissimo Museo”.
“Un altro importante museo con le sue bellezze da ammirare e tutelare si apre nel territorio campano per essere visitato”, ha concluso il ministro, manifestando “sincero apprezzamento per i risultati straordinari raggiunti dal direttore Massimo Osanna e da tutte le professionalità che hanno lavorato in questi anni nel Parco Archeologico di Pompei. Oggi la vera sfida da vincere è quella fuori e intorno agli Scavi e l’apertura del Museo Archeologico “Libero D’Orsi” va in questa direzione”.
Negli storici ambienti della Reggia di Quisisana si è dunque aperto il Museo Archeologico di Castellammare di Stabia, un nuovo spazio museale dedicato all’esposizione di numerosi e prestigiosi reperti del territorio stabiano.
Il Museo è intitolato a Libero D’Orsi (1888-1977) preside che, negli anni ’50, intraprese la riscoperta delle Ville Stabiane, già parzialmente indagate in età borbonica. Numerosi i reperti in mostra, alcuni mai esposti prima in Italia, tra affreschi, pavimenti in opus sectile, stucchi, sculture, terrecotte, vasellame da mensa, oggetti in bronzo e in ferro, in parte già ospitati nell’Antiquarium stabiano, allestito nel centro cittadino da Libero d’Orsi e chiuso al pubblico dal 1997. Stabiae è un'altra delle città sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C., insieme a Pompei ed Ercolano.
L’operazione, curata e promossa dal Parco Archeologico di Pompei con l’organizzazione di Electa, restituisce al patrimonio italiano il più antico sito reale borbonico, un edificio simbolo che vanta una storia di oltre sette secoli, insieme a preziose testimonianze della vita quotidiana, in particolare quella che si svolgeva nelle ville romane d’otium (lussuose residenze finalizzate al riposo, del corpo e dello spirito, dalle attività e dagli affari) e nelle ville rustiche (simili nella concezione alle moderne fattorie), site in posizione panoramica con “vista” sul Golfo di Napoli.
Il percorso espositivo si propone di offrire un quadro complessivo di Stabiae e dell’Ager Stabianus dall’età arcaica sino all’eruzione del 79 d.C. Le prime sale sono dedicate alla storia della Reggia di Quisisana e alle ricerche archeologiche, con particolare attenzione agli scavi borbonici e a quelli di Libero D’Orsi. Si prosegue con la Stabiae preromana, illustrata da materiali votivi dal santuario in località Privati (metà IV-fine II sec. a.C.), riferibili al culto di una divinità femminile, e da corredi funerari dalla necropoli arcaicadi Via Madonna delle Grazie (dalla seconda metà del VII sec.a.C. alla fine del III sec. a.C.).
Il periodo romano, fino al 79 d.C., è ricostruito attraverso un criterio espositivo cronologico e topografico, con alcuni approfondimenti tematici. Il percorso di questa fase storica prende avvio dalle celebri ville costruite sul pianoro di Varano, di cui si presentano gli straordinari apparati decorativi (in particolare affreschi e sculture): da Villa San Marco alla Villa del Pastore, dal Secondo Complesso fino a Villa Arianna. Dopo la parte dedicata al pianoro di Varano, si presentano la villa del Petraro (comune di Santa Maria la Carità), importante complesso che ha restituito decorazioni in stucco provenienti da lussuosi ambienti termali, e quella di Carmiano (comune di Gragnano), cuore dell’allestimento permanente.
La villa di Carmiano è una delle circa 50 ville rustiche dell’ager Stabianus, un territorio con numerose piccole proprietà estense tra i 400 e gli 800 mq, adatte alla coltivazione della vite e dell’olivo. In questa sezione, un approfondimento tematico dedicato all’alimentazione introduce il visitatore all’esposizione del triclinio di Carmiano: il tema del cibo, della sua preparazione e consumazione, è illustrato da vasellame da mensa in bronzo, terracotta e vetro, da vasellame da cucina ed anfore, che offrono uno “spaccato” su un momento importante della vita quotidiana, quale era quello della convivialità.
Lo straordinario carro in bronzo di Villa Arianna, esposto per la prima volta con i suoi finimenti, è lo spunto per approfondire le conoscenze sui lavori agricoli e sulle produzioni tipiche del territorio stabiano: il ricco campionario di attrezzi restituito dalle ville - insieme ad anfore e larari da ambienti rustici - chiude il percorso di mostra con il tema delle attività produttive che rendevano prospere le ville dell’area stabiana, e vesuviana in generale. (aise)


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