“E LA NOTTE SARÀ COSÌ CHIARA CHE DISTINGUEREMO NEL BIANCO I DISEGNI SOTTILI D’ORO” – DI FRANCESCO D’ARELLI

“E LA NOTTE SARÀ COSÌ CHIARA CHE DISTINGUEREMO NEL BIANCO I DISEGNI SOTTILI D’ORO” – di Francesco D’Arelli

MONTREAL\ aise\ - Tra le ricorrenze del 2019 risalta sovrattutto quella del quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci (1452-1519), una delle espressioni più vivaci e onnicomprensive dell’Italia. Leonardo più di tutti incarnò il genio del Rinascimento e con una potenza tutta nuova, tanto da mutare le regole e i modi delle arti figurative, l’andamento del pensiero e così anche della scienza.
Spesso Leonardo si dilettava a dichiararsi abile nell’inventare e costruire congegni bellici, di progettare opere di architettura, di fondere metalli, di scolpire, di dipingere… In verità, oltre all’opera artistica, fu vocato a quella scientifica, occupandosi con diversa concezione di anatomia, fisiologia, aritmetica, geometria, astronomia, botanica, geologia, idraulica, aerodinamica, meccanica, ottica, zoologia. Girovagò in lungo e in largo per l’Italia centrosettentrionale (Milano, Venezia, Mantova, Urbino, Rimini, Cesena, Roma…), per finire però i suoi giorni nel castello di Cloux presso Amboise in Francia, protetto da Francesco I.
Memorabile resta un suo appunto lasciato in uno dei tanti folia, ove si legge: “li Medici mi creorno e destrusseno”, una vicenda che tiene immutato il senso di un antico adagio: “Nil novi sub sole” (Nulla di nuovo sotto il sole)! Negli anni della sua vita scrisse tantissimo, sebbene la gran parte delle sue fatiche sia pressoché scomparsa e ciò che ancora resta è solo un insieme di annotazioni non sistematiche, spesso lasciate così dallo stesso Leonardo. Tuttavia, i manoscritti preservati di Leonardo giungono principalmente dal lascito al discepolo Francesco Melzi e oggi conservati in un gran numero di biblioteche: alla Biblioteca dell’Institut de France di Parigi, alla Biblioteca Reale di Torino, alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, all’Armand Hammer Museum di Los Angeles, al Victoria and Albert Museum e alla British Library di Londra, alla Royal Library del Windsor Castel, alla Biblioteca Nacional di Madrid.
Il “modus scribendi” di Leonardo fu singolarissimo: scriveva con la mano sinistra e “a specchio”, vale a dire dirigendo la scrittura delle lettere e delle parole da destra verso sinistra. Secondo la vivida testimonianza del francescano Luca Pacioli, amico di Leonardo conosciuto a Milano, questi scriveva così perché mancino e non come fantasticato da molti per occultare il senso e il contenuto delle sue idee. A Leonardo da Vinci l’Istituto Italiano di Cultura di Montréal – come d’altro canto tutta la rete degli Istituti – dedicherà nel corso dell’anno una serie di conferenze intitolata “Il meraviglioso creatore: arte, scienza e scrittura”.
Ricorre quest’anno anche un altro anniversario, di certo poco noto, ma di profondissimo valore e significato: l’ottavo centenario dell’incontro a Damietta (1219) in Egitto tra Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil, nipote del grande Saladino. Un evento, che al di là delle suggestive fascinazioni, indicava in ogni caso all’Ordine dei Minori o dei Francescani una differente azione: oltrepassare i confini della cristianità, tant’è che Francesco fu di fatto il primo santo cristiano del medioevo ad aver cercato e trovato un contatto diretto col mondo islamico. Francesco tentò invano più volte di recarsi in Terra Santa e presso i Saraceni.
L’occasione propizia cadde nel settembre del 1219, nel contesto della quinta crociata e con il desiderio del pellegrino penitente di giungere al Santo Sepolcro di Gerusalemme. Le fonti storiche nulla riferiscono sull’arrivo o meno a Gerusalemme, ma accennano all’approdo a Diametta, dove, favorito da una momentanea tregua fra l’esercito crociato e le truppe di al-Malik al-Kamil, decise di sconfinare nel campo musulmano e incontrare così il sultano, non certo per convertirlo come si è invece per tanto tempo immaginato, ma verosimilmente per favorire la pace e così ottenere per i cristiani la possibilità di visitare i luoghi santi senza pagare tributi o spargere sangue in nome di Dio. Un evento storico questo, che reca in sé un imponente esempio all’epoca attuale per placare le diffidenze generate e alimentate dall’alterità e le tensioni conflittuali, sempre dilaganti.
Col Centre d’études médiévales dell’Université de Montréal, l’Istituto Italiano di Cultura ha programmato nel prossimo autunno un ricco ciclo di conferenze dedicato proprio al tema “Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil: un incontro di otto secoli fa”. E ciò per narrare quei fatti, riferendone circostanze e protagonisti, col solo intento di affermare il senso vitale di quanto spesso professato vanamente e che invece risuona ancora vigoroso nelle parole di Cicerone (“De Oratore”, II, 3): “Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis” (La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera d’antichità). (francesco d’arelli*\aise)
* direttore Istituto Italiano di Cultura a Montreal 

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