La “Psicoenciclopedia possibile” di Gianfranco Baruchello a Ginevra, Parigi e New York

GINEVRA\ aise\ - Fondazione Baruchello, con il sostegno dell’Italian Council (VII edizione, 2019), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, presenta il ciclo di mostre e presentazioni di Gianfranco Baruchello “Psicoenciclopedia possibile. Esercizi per farla”. Prima tappa Ginevra, dal 15 settembre al 17 ottobre presso il Centre d’Art Contemporain Genève; seguirà dal 25 settembre al 24 ottobre Parigi, alla Bibliothèque Kandinsky del Centre Georges Pompidou, per finire a New York, dove Barruchello sarà ospite dal 6 al 12 dicembre negli spazi del CIMA - Center for Italian Modern Art.
Fulcro del ciclo di mostre e presentazioni è l’opera omonima Psicoenciclopedia possibile, una reinterpretazione dell’identità stessa dell’enciclopedia, realizzata da Gianfranco Baruchello tra il 2017 e il 2020, commissionata e pubblicata dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani.
Artista trasversale, che ha usato linguaggi e tecniche differenti, dalla pittura all’oggetto, dall’installazione alla scrittura, con questo imponente e complesso progetto, in 816 pagine, Baruchello ha realizzato un sistema complesso che connette attraverso adiacenze inattese 1200 voci (nella prima parte del volume) e 200 tavole di immagini (nella seconda parte). Le voci derivano da scritti editi e inediti, appunti e trascrizioni di sogni, mentre le immagini sono il risultato di un lungo lavoro di selezione e montaggio a partire da diverse fonti, in parte preesistenti.
È davvero possibile estendere la conoscenza fino a esaurirla completamente? Secondo quali logiche sono ordinate le informazioni che ci trasmettono le enciclopedie? Quali criteri seguono le associazioni di definizioni linguistiche e tavole illustrate? Con Psicoenciclopedia possibile Gianfranco Baruchello si pone queste domande e mette in questione le forme tradizionali del sapere per creare inedite connessioni tra linguaggio scritto e visivo. Come artista, espone la propria interpretazione del mondo e invita a indagare identità inconsuete, creando anche un nuovo senso e valore dello storico modello di impresa editoriale che è l’enciclopedia. È propria, infatti, alla pratica di Baruchello, la decostruzione di ogni forma di consequenzialità e il disinnesco dei tradizionali sistemi di causa e effetto. In questo lavoro, proprio l’alfabeto, è stato il dispositivo utile a scompaginare le connessioni (narrative, visive, semantiche) più consolidate. “La Psicoenciclopedia possibile è costruita come se fosse un volume dell’Enciclopedia Italiana Treccani, ma non lo è”, dice Baruchello.
La politica e la storia, il sogno e il rimosso, la natura e l’ambiente, il racconto e la memoria trovano in quest’opera forme inedite di convergenza e inattesi accostamenti attraverso l’instancabile curiosità che ha portato Baruchello a interessarsi a ogni aspetto del sapere. Come in ogni altro suo lavoro, pittura, scultura o installazione, anche questa volta, seppur in un volume, l’artista si avventura nel territorio dell’incerto, del “piacere di pensare” e delle aperture possibili di ogni sistema assoluto del sapere e del vedere.
Le mostre che avranno luogo a partire da questo recente lavoro di Gianfranco Baruchello, sono quindi concepite come installazioni che fanno esplodere il volume nello spazio, all’interno delle quali il visitatore è invitato a produrre propri percorsi o addirittura a progettare una enciclopedia fa-da-te. Le tavole rotonde che affiancheranno le mostre costituiscono invece l’occasione per molteplici approfondimenti sia sul processo che ha determinato il progetto di una enciclopedia nel XXI secolo, sia su alcuni aspetti del lavoro di Baruchello: l’archivio, il montaggio, la pittura come un piccolo sistema così come Baruchello ama descrivere la ricerca del proprio linguaggio.
Pittore, scrittore, filmmaker, Baruchello fin dalla fine degli anni Cinquanta e soprattutto dai primi anni Sessanta, assembla in ogni suo lavoro, parole, immagini o oggetti alla ricerca di possibilità sempre inedite del pensare e dell’immaginare. Il bianco, le scatole/vetrina, le opere su plexiglass, il montare materiali diversi e in parte trovati, la scrittura come ricerca e soprattutto la riduzione nella pittura, fino quasi all’illeggibilità, di immagini, parole, ritagli, sono soltanto alcuni aspetti di una ricerca che ha reso Baruchello uno dei più audaci e provocatori sperimentatori del XX secolo.
L’edizione del 2020 del volume Psicoenciclopedia possibile ha avuto una tiratura di 250 esemplari e XV prove d’artista. L’opera è racchiusa in un cofanetto insieme a una serigrafia dell’artista, che propone una sorta di “riflessione” intorno a una delle tavole, la n. 128, e al libro Note a margine. L’arte come esperimento del sapere di Carla Subrizi, che racconta la genesi del lavoro e offre al lettore alcune possibili chiavi di lettura per addentrarvisi. In concomitanza con le presentazioni e le mostre di Ginevra, Parigi e New York, è in corso di stampa una edizione “minor” del volume in 1000 esemplari.
Il volume sarà esposto in occasione delle mostre e delle tavole rotonde.
Nato a Livorno nel 1924, dopo la laurea in Giurisprudenza (1946) Barruchello ha sperimentato l’immagine attraverso l’oggetto, costruendo i primi alfabeti di segni posti alla base della ricerca di un linguaggio che non rinuncia alla figura, seppur riconsiderata all’interno di un processo concettuale. Alcuni oggetti costituiti da libri o giornali assemblati e talvolta coperti di smalto bianco sono stati esposti nel 1962 a Parigi (Collages et objets) e a New York (New Realists).
La prima mostra personale risale al 1963, presso la galleria La Tartaruga a Roma. Nel 1964, in occasione della mostra presso la galleria Cordier & Ekstrom a New York espone opere che già presentavano un significativo punto d’arrivo della sua ricerca: frammentazione, disseminazione sulla tela di immagini ridotte a minimi elementi, decentramento concettuale dello spazio, ecc. Dal 1960 realizza brevi film: Molla (1960), Il grado zero del paesaggio (1963), Verifica incerta (1964-1965). Nel 1962 conosce Marcel Duchamp, al quale ha dedicato il volume Why Duchamp (1985).
Baruchello ha portato nella sperimentazione dell’immagine in movimento l’idea stessa della frammentazione e del montaggio che negli stessi anni lo ha condotto a progetti quali La quindicesima riga (1966-1968), righe di testo prelevate da centinaia di libri, e il libro Avventure nell’armadio di plexiglass (1968). Nel 1968 ha fondato una società fittizia dal nome Artiflex che si proponeva di “mimare i modi dell’industria” con finalità critiche. Nel 1973 ha avviato il progetto Agricola Cornelia S.p.A., un esperimento tra arte e agricoltura, che lo ha impegnato per otto anni.
Scrittore e poeta, ha realizzato progetti per il teatro (Teatro alla Scala, Milano; Teatro dell’Opera, Roma) e nel 1998 ha istituito, con Carla Subrizi, la Fondazione Baruchello. Ha più volte partecipato alla Biennale di Venezia (1976-80, 1988-90, 1993, 2013) e a Documenta, Kassel (1977, 2012). Importanti le sue retrospettive in Italia e all’estero: GNAM, Roma (2011); ZKM, Karlsruhe (2014); Raven Row, Londra (2017); MART, Rovereto (2018). Sue opere sono nei più importanti musei internazionali come il Guggenheim Museum e il MoMa di New York, la GNAM e il MAXXI di Roma, il Philadelphia Museum of Art, il Centre Pompidou di Parigi, la Deichtorhallen di Amburgo, il ZKM di Karlsruhe e il MADRE di Napoli.
Attualmente è in corso il lavoro finalizzato al Catalogo Ragionato della sua opera. (aise)