“Migneco. Realtà e visione”: la mostra a Forte dei Marmi

LUCCA\ aise\ - Si è inaugurata il 6 giugno a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca, una mostra dossier dedicata a Giuseppe Migneco (Messina, 1903 - Milano, 1997) che, attraverso alcune opere emblematiche, intende introdurre il visitatore al particolare espressionismo dell'artista, venato di riflessioni esistenziali.
Curata da Elena Pontiggia, l'esposizione “Migneco. Realtà e visione” è promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lucca e sarà aperta al pubblico sino al 27 settembre.
Parte di un ciclo di mostre temporanee, volute dal presidente della Fondazione Villa Bertelli, Ermindo Tucci, per approfondire la ricerca degli autori presentati all'interno del Museo d'arte moderna Quarto Platano, l'esposizione è allestita in Sala Ferrario, al primo piano di Villa Bertelli.
“Il titolo “Realtà e visione” richiama proprio il doppio registro della pittura di Migneco: da una parte l'attenzione fattiva verso il mondo reale, verso la fatica, il lavoro e la dignità delle persone comuni; dall'altra la capacità di trasfigurare la realtà attraverso il colore, il segno e la forza espressiva della composizione”, spiega Tucci. “La sua pittura non si limita a rappresentare il visibile, ma ne esalta l'anima più profonda. Il visitatore riesce quindi a riscoprire un artista che ha saputo coniugare impegno civile e ricerca estetica, mantenendo sempre vivo il legame con le proprie radici siciliane e con la grande tradizione figurativa italiana”.
“Migneco è uno dei primi artisti che gravitano intorno alla rivista "Corrente" ed è uno dei più radicali nel creare una pittura dagli accenti esistenziali che non cerca la bellezza, ma quella che Danton chiamava "l'âpre verité". E di aspra verità ce n'è molta nelle sue opere, che non tentano mai di abbellire, addolcire, ingentilire, aggraziare e ingraziare, ma stravolgono figure e cose per mostrarne tutta la miseria. Che è poi la miseria della condizione umana”, scrive Elena Pontiggia.
Il percorso espositivo, che comprende 22 dipinti realizzati dal 1939 al 1988, muove dal periodo di "Corrente", il movimento milanese di cui Migneco è stato un protagonista, e giunge ai suoi ultimi lavori, ricordando anche la lunga frequentazione di Forte dei Marmi dell'artista.
Tra le tematiche principali, la riflessione sull'uomo, svolta con la maggior crudezza possibile, anche attraverso alcuni emblematici autoritratti (Autoritratto, 1941; Autoritratto con Luca, 1962-63; Autoritratto, 1980-85), cui fa da contrappunto un'idea maestosa della natura, vista come una inesauribile fonte di vita e di energia, nonostante la violenza cui spesso è sottoposta.
Giuseppe Migneco ha avuto una lunga consuetudine con Forte dei Marmi, trascorrendo dal 1957 i mesi estivi nella casa-studio di Vittoria Apuana, in dialogo con gli amici Raffaele De Grada, Ernesto Treccani e Bruno Cassinari. Testimonianza di questo legame, è il pannello I pescatori, donato dalla famiglia nel 1997 al Comune di Forte dei Marmi a seguito dell'intitolazione all'artista di una piazza a Vittoria Apuana, trasformata successivamente in parco giochi. L'opera in ceramica, ritornata a nuova vita dopo un accurato restauro finanziato dall'Amministrazione comunale, in occasione della mostra sarà esposta a Villa Bertelli, dove rimarrà in esposizione permanente.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Maria Pacini Fazzi con la prefazione di Ermindo Tucci, il testo critico di Elena Pontiggia e la documentazione fotografica delle opere esposte.
Giuseppe Migneco nasce a Messina nel 1903. Conclusi gli studi classici, si trasferisce a Milano per studiare medicina; per mantenersi realizza illustrazioni per il "Corriere dei piccoli". L'interesse per il panorama artistico italiano e l'amicizia con Beniamino Joppolo, avviata nel '34, lo introduce alla cerchia di artisti del movimento "Corrente", tra cui Treccani, Guttuso, Mattioli, Cassinari, che lo convincono ad abbandonare gli studi per dedicarsi pienamente alla pittura. Attraverso il gruppo avvia la propria carriera espositiva partecipando alla prima esposizione del 1939 alla Permanente di Milano. La pittura di Migneco è profondamente segnata dalla sua militanza politica e dall'impegno ideologico, che orientarono in modo decisivo le sue scelte espressive: i riferimenti al realismo di Courbet e alle esperienze del postimpressionismo e dell'espressionismo europeo, in particolare Van Gogh, Permeke e Kokoschka, confluiscono in un uso personale del colore e a una figurazione vicina al primitivismo. I soggetti ricorrenti sono tratti dal mondo popolare siciliano: contadini, pescatori, pastori, assumono il valore di icone simboliche di una realtà arcaica e collettiva; temi che diventano il fulcro di una ricerca intensa e originale, capace di coniugare la sperimentazione pittorica di Migneco con il gusto del pubblico. La carriera espositiva di Migneco si sviluppa con continuità a partire dagli anni Quaranta segnandone precocemente il riconoscimento critico. Nel 1940 tiene a Genova la prima doppia personale con Sandro Cerchi alla galleria di Stefano Cairola, presentata in catalogo da Joppolo, che ne sottolinea l'unità tra visione poetica e pittura. Nello stesso periodo partecipa più volte al Premio Bergamo (1940-42) e tiene una seconda personale nel 1941 alla Bottega di Corrente di Milano. Accanto all'attività espositiva, Migneco avvia un'intensa collaborazione con il mondo editoriale, realizzando illustrazioni e copertine per testi letterari, fino a importanti progetti editoriali degli anni Settanta, tra cui volumi dedicati a Montale e alla poesia contadina russa. Dopo l'interruzione dovuta alla guerra, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, riprende l'attività con nuove mostre personali e collettive all'estero, espone nelle più prestigiose gallerie di Zurigo, Amburgo, Amsterdam, Stoccarda, Parigi e New York, consolidando il proprio ruolo nel panorama dell'arte italiana del Novecento. Non mancano le partecipazioni alle principali rassegne nazionali: la Quadriennale di Roma, dal 1948, la Biennale di Venezia, dove espone più volte tra il 1948 e il 1958. Negli anni Settanta, quella particolare visione arcaica e magnetica della Sicilia finisce per prevalere, favorendo sì la fortuna dell'artista presso il pubblico, ma attenuando quella spinta innovativa che aveva segnato i momenti più alti della sua opera. Migneco muore a Milano il 28 febbraio 1997. (aise)