"NOVECENTO LUNARE" IN PALAZZO VECCHIO A FIRENZE

"NOVECENTO LUNARE" IN PALAZZO VECCHIO A FIRENZE

FIRENZE\ aise\ - Il 20 luglio del 1969, alle 22.17 ora italiana, si compì, sotto gli occhi di milioni di telespettatori, un millenario sogno dell’uomo. Il modulo lunare Eagle della missione Nasa Apollo 11 sbarcò sulla polverosa superficie lunare e l’astronauta americano Neil Armstrong, primo uomo al mondo, vi posò poco dopo il piede. "Un piccolo passo per un uomo – disse –, un grande salto per l’umanità". E da allora più niente è stato come prima.
Nell’anno in cui si celebra il cinquantenario di quello storico momento, la mostra "Novecento Lunare. Lucio Fontana, Eliseo Mattiacci, Fausto Melotti, Giulio Turcato", ospitata nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio a Firenze, sino al 15 gennaio 2020, vuole rendere un poetico omaggio alla Luna e alla sua conquista. Curata da Sergio Risaliti, la mostra è un progetto di Museo Novecento, visibile lungo il percorso espositivo del museo di Palazzo Vecchio e si inserisce nel programma di F-LIGHT 2019, il festival delle luci del Comune di Firenze che per une mese ridisegnerà il volto notturno della città.
In molte opere d’arte realizzate dopo la seconda guerra mondiale, il linguaggio astratto e quello informale sembrano evocare la superficie lunare e l’assenza di gravità, fare riferimento alle teorie scientifiche contemporanee e alle nuove osservazioni astronomiche. Nel Manifiesto Blanco del 1946, promosso da Lucio Fontana, si legge: "Le scoperte smisurate della scienza gravitano su questa nuova organizzazione di vita. Il ritrovamento di nuove forze fisiche, il dominio sulla materia e lo spazio impongono gradualmente all’uomo condizioni che non sono mai esistite in tutto il corso della storia". All’arte, secondo il padre dello Spazialismo, spetta dunque la conquista illusoria dello spazio infinito. È per questo che, nelle sue opere, Fontana arriva a bucare e tagliare la tela.
In "Novecento Lunare" la conquista dello spazio e l’allunaggio vengono evocati con una selezione di opere di artisti italiani che, in modo diretto o meno, si ispirano alla Luna e alla sua orbita, alla sua superficie rugosa, con le costellazioni, i pianeti maggiori e i fenomeni celesti. Di Lucio Fontana è esposto un Concetto spaziale del 1961, con una sua tonalità "celestiale", costituito da una serie di buchi che evocano quasi l’orbita ellittica di un pianeta; La cometa di Fausto Melotti, del 1978, porta nella Sala dei Gigli l’armonia, il ritmo e la poesia delle sfere celesti; di Eliseo Mattiacci, artista che nel suo percorso ha sempre manifestato un "afflato cosmico", riuscendo a trasformare la materia, lo spazio e il tempo, è presentato Riflesso del cielo del 1989 e infine di Giulio Turcato Superficie lunare, del 1971, che si inserisce nella sua produzione, iniziata a metà degli anni Sessanta, di grandi composizioni su gommapiuma o schiuma di poliuretano che rievocano superfici, crateri, tonalità dei corpi celesti. (aise)


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