NUOVE ACQUISIZIONI DELLE GALLERIE ESTENSI

NUOVE ACQUISIZIONI DELLE GALLERIE ESTENSI

FERRARA\ aise\ - In occasione della riapertura ieri, 2 giugno, sono state allestite alle Gallerie Estensi di Ferrara e Modena le nuove opere acquisite dal museo nel corso del 2020. A Ferrara un importante trittico con storie della Passione attribuito a Giovanni Francesco Maineri , pittore di spicco nella Ferrara della fine del XV secolo. Nella Biblioteca Estense di Modena tre manoscritti autografi del missionario Giovani Antonio Cavazzi di Montecuccoli, prima testimonianza scritta di un europeo in Africa Subsahariana, ed un altro in pergamena recante un’edizione rara della vita di Esopo impreziosito da decorazione in bianchi girari. In Galleria Estense, infine, un ritratto di donna del pittore olandese Jan de Braij , donato dal collezionista reggiano Paolo Giordani.
1) Tre manoscritti su carta contenenti la relazione del frate cappuccino
Giovanni Antonio Cavazzi sui suoi viaggi in Africa Subsahariana.
Acquisizione dello Stato.
Noti tra gli studiosi di storia Africana e della diaspora Africana, i manoscritti Araldi sono tra le prime rarissime testimonianze scritte esistenti di un occidentale in Africa subsahariana. Furono redatti dal missionario cappuccino Frate Giovanni Antonio Cavazzi da Montecuccolo tra il 1665 e il 1667.
Il Cavazzi (Montecuccoli 1621-Genova 1678), frate cappuccino, partì missionario in Angola nel 1653. Arrivò a Luanda nel 1654 e durante il suo soggiorno visitò le missioni del Matamba e del Congo. Padre Giovanni Antonio soggiornò in Africa dal 1654 al 1657 e ancora dal 1673 fino al 1677. Durante i suoi soggiorni fu attento osservatore degli usi e dei costumi delle popolazioni indigene che descrisse in dettaglio nei suoi quaderni. Durante i suoi soggiorni africani, Il Montecuccoli riuscì a stabilire un rapporto di reciproca confidenza e fiducia con la regina del Matamba, Nzinga, che era riuscito a convertire alla religione cattolica e di cui si prese cura fino alla morte di questa nel 1663.
Dopo la morte del Cavazzi i suoi scritti furono oggetto di una lunga revisione da parte del padre Fortunato Alamandini che li preparò per la stampa. Fu solo nel 1687 che gli scritti del Montecuccoli furono pubblicati per la prima volta, con il titolo di Istorica descrizione dei tre regni Congo, Matamba e Angola, volume pubblicato a Bologna per i tipi Giacomo Monti. Il libro ottenne immediatamente un grande successo e fu tradotto in tedesco nel 1694 e in francese nel 1732. I tre manoscritti sono le fonti primarie da cui fu tratto il testo per l’edizione a stampa del 1687. E sono quindi di importanza capitale dal punto di vista documentario. Uno dei tre manoscritti è corredato da una ricca serie di illustrazioni, presumibilmente dello stesso Cavazzi rappresentanti gli usi, costumi e riti a cui il Padre Cappuccino ebbe la fortuna di assistere. I manoscritti sono di eccezionale importanza documentale ed essendo il Cavazzi originario della provincia Modenese, l’acquisto da parte della Biblioteca Estense Universitaria li colloca nel giusto contesto di conservazione studio. La biblioteca infatti possiede una ricca collezione di libri dedicati a viaggi ed esplorazioni, tra cui anche la prima edizione dell’Istorica Descrizione. L’acquisizione dei tre volumi permettere di aggiungere un tassello fondamentale per lo studio comparato tra queste fonti, testimonianza importantissima per lo studio degli usi e costumi delle comunità dell’Africa subsahariana prima dell’arrivo degli europei. I manoscritti provengono dalla famiglia Araldi di Modena, eredi di P. Michelangelo da Modena, al secolo Antonio Maria Araldi ( deceduto nel 1779), guardiano del convento dei Cappuccini di Modena.
2) Giovan Francesco Maineri (ca. 1460-1506), attribuito a
Storie della Passione (Andata al Calvario; Crocifissione; Compianto su Cristo morto)
1491-95 ca.
Olio su tavole di ciliegio, cm 22,6 x 10,2 ciascuna
Acquisizione dello stato
Pubblicato per la prima volta da Alfredo Puerari con un’attribuzione al giovane Boccaccio Boccaccino (Boccaccino, Milano 1957, pp. 55-58, 179 nota 65 e 223, fig. 22) il piccolo trittico è stato recentemente oggetto di uno studio monografico da parte di Andrea De Marchi che lo ha più convincentemente riferito agli esordi di Giovan Francesco Maineri (Per gli inizi di Giovan Francesco Maineri fra Ercole e i tedeschi: una Passione in tre atti, Londra [Benappi Fine Art] 2019). L’opera trova infatti la sua migliore collocazione nella temperie intensamente devozionale della Ferrara estense dell’ultimo decennio del Quattrocento, ispirata dalla fervida religiosità dei duchi Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona, di cui Maineri, nato a Parma ma documentato alla corte di Ferrara già nel 1489, fu uno dei massimi interpreti. Il dipinto dovrebbe collocarsi al principio dell’attività dell’artista non mostrando ancora quell’esibizione di motivi decorativi all’antica che in seguito impreziosiranno fino all’eccesso le opere di Maineri, fino a farne – secondo la definizione di Roberto Longhi nell’Officina ferrarese (1934) – “il più tipico rappresentante” del singolare “estetismo bigotto” caro alla coppia ducale. Notevole è l’ambientazione paesistica, ricca di particolari curiosi e nello stesso tempo ispirata ai larghi sfondi naturali di Giovanni Bellini, che si estende in profondità e orizzontalmente raccordando fra loro le tre scene della Passione, come già in alcune opere di Pietro Perugino.
Come ha osservato De Marchi, le tre tavole presentano strette affinità non solo con le opere giovanili di Maineri ma anche con quelle di altri artisti che muovevano in quegli stessi anni i primi passi, quali il bolognese Giovan Battista Cavalletto (doc. 1486-1523), il parmense Francesco Marmitta (ca. 1464-1505), il ferrarese Lorenzo Costa (1460-1535) e il modenese Francesco Bianchi Ferrari (ca. 1460-1510), i quali tutti furono attratti nell’orbita dell’ultimo Ercole de’ Roberti, tornato a Ferrara da Bologna in qualità di pittore di corte dopo il 1486.
La Crocefissione con il Cristo affiancato dai due ladroni drammaticamente atteggiati sui legni posti in prospettiva richiama con tutta probabilità l’affresco dipinto da Ercole nella distrutta cappella Garganelli in San Petronio a Bologna, opera sulla quale si sono formati gli artisti sopra menzionati e il cui schema compositivo è infatti riproposto in modo simile a quello dell’opera in esame nella Crocefissione miniata da Marmitta per il Messale di Domenico della Rovere (Torino, Palazzo Madama), nella piccola tavola di Costa nella collezione Berenson ai Tatti e nella grande pala di Bianchi Ferrari ora nella Galleria Estense di Modena.
Il Compianto con la Madonna che regge Cristo sulle ginocchia secondo l’iconografia nordica del Vesperbild ha pure illustri precedenti ferraresi nelle intense Pietà di Cosmè Tura al Museo Correr di Venezia e di Ercole alla Walker Art Gallery di Liverpool, mentre gli atteggiamenti disperati delle tre pie donne richiamano puntualmente i Compianti emiliani, sia dipinti che modellati in terracotta. Suggestioni nordiche e da Ercole de’ Roberti, in particolare dalla predella già in San Giovanni in Monte, ora nella Galleria di Dresda, si ritrovano anche nell’Andata al calvario.
Da quanto sopra affermato risulta evidente come il prezioso trittico trova la sua collocazione ideale nelle sale della Pinacoteca Nazionale di Ferrara o della Galleria Estense di Modena, a fianco delle opere di artisti a esso così affini.
3) Jan De Braij (attribuito a)
Haarlem, 1626/1627 – Amsterdam, 1697
Ritratto di donna
1660 ca.
Olio su tavola, inv. 18529
Donazione di Paolo Giordani.
Questa donna dallo sguardo severo è forse una delle tenutarie che gestirono i lazzaretti durante l’epidemia di peste che colpì i Paesi Bassi dopo la metà del Seicento. Lo stile non concede nulla all’idealizzazione, ma punta a fotografare la realtà quotidiana secondo il gusto tipico di una società, quella olandese, assai distante dalla cultura cattolica e monarchica che predominava nell’Europa barocca. L’opera va quasi certamente ascritta a Jan De Braij, che si distinse in quest’epoca anche come prolifico ritrattista.
Donazione di Paolo Giordani
4) Andrea Becchi ( Carpi 1851-Modena1926)
La Galleria Estense
43 x 75 cm
olio su tela
Donazione dell’Associazione Amici delle Gallerie Estensi
Il dipinto di Andrea Becchi, donato nel 2019 dall’Associazione Amici delle Gallerie Estensi offre un’immagine dello storico allestimento museale del 1894. Oltre il grande arco, appena sopra la statua di Giuseppe Obici col Gladiatore ferito è ben distinguibile il Guerriero con cavallo di Jean Boulanger. Nella grande sala, accanto allo stipite della porta, si mostra il busto in bronzo e alabastro d'onice con l’Antinoo; i santi Pietro e Paolo di Jacopo Bassano sono ben ravvisabili nei tratti corsivi dei suoi piccoli tocchi pittorici. Sopra il divano rosso svetta l’Amor sacro e l’amor profano di Antonio Raggi. La giovane visitatrice, ritratta nell’opera, è, probabilmente, intenta ad osservare due dipinti di difficile identificazione, vista la visione in tralice e per accenni sommari, ma soprattutto è intenta a visitare la Regia Galleria Estense che, nel 1894, tornava a rivivere. L’opera illustra dunque questo primo allestimento ed è perciò, un importante documento per la storia delle collezioni ducali.
5) Manoscritto membranaceo
Acquisto dello Stato.
Raro e inedito esemplare della traduzione in prosa latina della vita di Esopo dell’umanista Rinuccio Aretino che tradusse il testo in Greco dello studioso Maximus Planudes ( 1260-1330). La traduzione di Rinuccio esiste in solo sette manoscritti incluso questa che appare la più antica e la più lussuosa delle copie esistenti. La versione del manoscritto è da ritenersi antecedente alla prima edizione a stampa del 1474. L’esemplare acquisito dalle Gallerie Estensi è redatto in minuscula umanistica e contiene un frontespizio decorato nello stile ferrarese di Guglielmo Giraldi. (aise)


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