"QUESTA È LA MIA TERRA": GLI SCATTI DI MARCO GUALAZZINI ALL’IIC DI DAKAR

"QUESTA È LA MIA TERRA": GLI SCATTI DI MARCO GUALAZZINI ALL’IIC DI DAKAR

DAKAR\ aise\ - Dopo l’inaugurazione del 30 gennaio, alla presenza del vice ministro Emanuela Del Re, l’Istituto Italiano di Cultura di Dakar apre di nuovo le porte il 28 febbraio per un’esposizione di fotografie, frutto di un reportage che il fotografo Marco Gualazzini (World Presso Photo 2019) ha svolto per conto dell’Istituto a novembre dello scorso anno.
C’è un legame, ancora sconosciuto ai più, tra Italia e Senegal: italiani che si sono trasferiti in Senegal e senegalesi con nazionalità italiana che sono ritornati nella loro terra d’origine. Non si tratta di semplici vicende di emigrazione, ma della costituzione di una nuova classe media fatta di famiglie miste, di italiani che hanno deciso di passare in Senegal la loro vita e di senegalesi che dopo aver vissuto in Italia sono rientrati, portando nella loro terra natia un po’ della nostra tradizione. L’intento del reportage di Gualazzini è raccontare queste storie.
Dakar – Senegal. Fin dai tempi del primo presidente del Senegal, Leopold Sedar Senghor, esiste uno stretto il rapporto di amicizia tra l’Italia e il Senegal, alimentato da una consistente presenza in Italia di cittadini senegalesi ma anche di una non trascurabile presenza in Senegal di cittadini italiani e con doppia nazionalità.
La mostra "Questa è la mia terra /Fi moy sama suuf/ C’est ma terre" è stata ideata allo scopo di esplorare il rapporto di amicizia tra i due Paesi attraverso la comunità italo-senegalese presente in Senegal: vuole raccontare storie di integrazione, storie di singole persone che per lavoro, famiglia o religione hanno scelto il Senegal come paese di appartenenza. Una comunità fatta di famiglie miste, di italiani che si sono stabiliti da tempo in questa regione africana e di senegalesi che, dopo aver vissuto in Italia diversi anni, sono tornati nella loro terra di origine, portando con loro un po’ delle tradizioni italiane.
Il "narratore" di queste storie è Marco Gualazzini (Agenzia Contrasto), vincitore di un premio al World Press Photo 2019, che su incarico dell’Istituto Italiano di Cultura di Dakar ha viaggiato per tre settimane in Senegal, da Dakar a Saint Louis, alla scoperta dei legami culturali tra i due Paesi.
Quattordici storie, un numero certamente non esaustivo per rappresentare il variegato mondo italo-senegalese che si è formato negli anni nel Paese della Teranga, un mondo fatto di liberi professionisti, imprenditori, tecnici, cooperanti, funzionari, insegnanti, religiosi, artisti. Nel racconto di Gualazzini troviamo, tra gli italiani, un professore universitario, due musicisti, una conduttrice televisiva, una pediatra, un religioso che insegna a modellare le immagini dei presepi e un uomo convertito al mouridismo, una delle più diffuse confraternite islamiche in Senegal; tra gli italo-senegalesi troviamo soprattutto imprenditori: Vieux Ahmed Preira ha avviato un’attività di pasta fatta in casa, Moussa Badji ha aperto un’accademia per calciatori, Karo Diaw, tornato in Senegal, ha avviato un’azienda che si occupa di valorizzazione dei rifiuti di plastica, Adama Kane ha aperto una società di noleggio auto, Korounga Camara, formatore, ha scritto il libro "Osare il ritorno", edito sia in italiano che in francese, diventato un best seller per gli immigrati che vogliono tornare in patria.
E poi c’è il Senegal, nel reportage di Gualazzini: un Paese in crescita, che guarda verso il futuro pur rimanendo ancorato alle sue tradizioni, con i suoi pescatori, le sue pescatrici di cozze e le sue spiagge dove la sera si allenano le star e i dilettanti dello sport nazionale, la lotta senegalese.
Nato a Parma nel 1976, Marco Gualazzini ha iniziato la sua carriera come fotografo nel 2004, con il quotidiano locale della sua città, La Gazzetta di Parma.
I suoi lavori più recenti comprendono reportage sulla microfinanza in India, sulla libertà d’espressione in Myanmar, sulla discriminazione delle minoranze in Pakistan.
Negli ultimi anni ha coperto prevalentemente crisi umanitarie e conflitti in Africa.
Ha ideato e ha partecipato alla realizzazione di un documentario per la RAI sul sistema delle caste in India, premiato per la "miglior fotografia" al Al- Jazeera International Documentary Film Festival.
I lavori di Gualazzini sono stati pubblicati con amplio spazio, su riviste nazionali e internazionali, ed è stato premiato con diversi riconoscimenti, tra cui il Getty Images Grant for Editorial Photography.
Nel 2019 è uscito il suo primo libro “Resilient” edito da Contrasto, frutto dei suoi reportage in Africa.
La sua mostra all’Istituto Italiano di Cultura di Dakar sarà aperta al pubblico sino al 23 marzo. (aise)


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