"ROADS OF ARABIA"

"ROADS OF ARABIA"

ROMA\ aise\ - Dopo sedici tappe internazionali è giunta a Roma la mostra "Roads od Arabia. Archaeological Treasures of Saudi Arabia", che raccoglie nelle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano i più importanti reperti archeologici e documenti provenienti dall’Arabia Saudita: dai primi insediamenti umani del neolitico fino al XX secolo.
La mostra, inaugurata il 28 novembre ed aperta al pubblico sino al 1° marzo 2020, racconta la storia dello sviluppo della penisola araba nel corso dei millenni ed esplora come gli elementi culturali siano una fusione di tradizione e modernità.
La mostra, portata a Roma dal Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo d’Italia, esplora il ricco patrimonio della penisola arabica attraverso capolavori archeologici, importanti opere d’arte e documenti antichi. Includendo oltre un milione di anni di storia, dalla preistoria alla formazione del Regno dell’Arabia Saudita, il percorso espositivo illustra la profondità e l’ampiezza della civiltà araba. Saranno esposti oltre 450 manufatti rari, venuti alla luce grazie ad importanti scavi archeologici.
Percorso mostra
Preistoria
Le più antiche tracce lasciate da insediamenti umani nella penisola arabica sono rappresentate da utensili in pietra risalenti a circa 1,3 milioni di anni fa. Gli archeologi definiscono questo periodo Paleolitico inferiore. I manufatti esposti sono stati riportati alla luce a Shuwayhitiyah e a Bir Hima, rispettivamente nel nord e nel sud-ovest dell’Arabia. Circa 10.000 anni fa, agli inizi del Tardo Neolitico, l’Arabia era caratterizzata da un clima umido. La sua vegetazione rigogliosa, i laghi profondi, le paludi fertili e l’abbondanza di selvaggina attrassero qui non solo cacciatori e raccoglitori, ma anche pastori nomadi provenienti dalle regioni del Mediterraneo orientale. Dai ritrovamenti si desume che queste popolazioni lavorassero la pietra per ricavarne armi e strumenti di vario genere. Intorno al 5.500 a.C., lungo le coste e intorno alle oasi della Penisola arabica figurano stanziate diverse comunità. Praticavano l’agricoltura, l’allevamento, la caccia e la pesca. Un migliaio di anni dopo, quando il clima tornò a essere progressivamente più secco, queste popolazioni ripresero a praticare uno stile di vita più nomade. Utensili, tra cui anche punte di frecce e lame, sono stati rinvenuti in tutta la Penisola arabica.
L’isola di Tarut, Dilmun e Gerrha
L’isola di Tarut è una delle più vaste oasi di palme da datteri dell’Arabia nord-orientale. La costruzione di una sopraelevata negli anni sessanta è stata all’origine di varie importanti scoperte archeologiche. Alcuni dei ritrovamenti più antichi risalgono al 2900 a.C. e attestano l’esistenza di relazioni commerciali tra Tarut e la Mesopotamia. Altri manufatti provano legami tra l’isola e la Persia sud-orientale, terra di origine di una grande quantità di recipienti in clorite finemente lavorati. In questa epoca, Tarut rappresenta uno dei centri principali della civiltà Dilmun, un’antica cultura citata nei testi mesopotamici. Gli archeologi ritengono che, tra la fine del IV e l’inizio del terzo millennio a.C., la civiltà Dilmun risiedesse sull’isola di Tarut e nelle aree circostanti della terraferma. Una vasta collina, su cui oggi sorge una fortezza, è indizio forse dell’esistenza di un ampio porto legato alla fiorente attività marittima della civiltà Dilmun, la cui presenza è attestata oltre che a Tarut e lungo la costa, anche sull’isola di Bahrain. Nel IV secolo a.C., Alessandro Magno conquistò la Mesopotamia che rimase sotto l’influenza greca fino all’arrivo dalla Persia dei Sasanidi, nel III secolo d.C. Poiché nel nord-est dell’Arabia non stati riportati alla luce insediamenti greci significativi, sembra che questa influenza fosse dovuta essenzialmente al commercio di oggetti: gioielli in oro, monete e sculture.
Tayma, Al-‘Ula and Qaryat Al-Faw
Tayma rappresenta uno dei principali siti archeologici della regione. I più antichi insediamenti umani stabili in quest’area risalgono al quinto millennio a.C. La collocazione lungo la leggendaria Via dell’Incenso, che univa l’Arabia meridionale alla Siria e alla Mesopotamia a nord, all’ Egitto e al Mediterraneo a est, fu all’origine della sua rilevanza e della sua ricchezza. Tayma attirò l’attenzione dell’ultimo re babilonese, Nabonide (sul trono dal 556 al 539 a.C.), che si stabilì qui per dieci anni, servendosi dell’oasi come base per le sue incursioni nell’Arabia nord-occidentale. In quest’epoca si assiste a un rinnovamento del repertorio artistico e delle tecniche che vanno a fondersi con le tradizioni locali. Fino all’arrivo dell’Islam (VII secolo d.C.), Tayma continuò a svolgere un ruolo significativo nella regione. Al-‘Ula è la denominazione moderna dell’antica Dedan, importante stazione di sosta lungo la Via dell’Incenso nell’Arabia nord-occidentale. Nel VI secolo a.C., sotto la guida della tribù locale dei Lihyaniti, Dedan divenne un centro di una certa rilevanza. Grazie ai pedaggi imposti, in cambio di protezione e forniture, a tutte le carovane dirette dall’Arabia meridionale verso il Mediterraneo e la Mesopotamia, la citta si arricchì enormemente. La crescita economica e di prestigio favorì la nascita di una lingua scritta e creò i presupposti per lo sviluppo di una ricca produzione artistica, originale di Dedan. I Lihyaniti fecero edificare numerosi templi che ornarono di monumentali statue. Erano soliti, inoltre, onorare i defunti scavando delle tombe nella parete rocciosa di al-Khurayba, uno dei più antichi siti di Dedan. Qaryat al-Faw fu una delle città più ricche tra quelle che sorgevano lungo le antiche vie carovaniere. Era situata ai margini del Quarto Vuoto, nel punto d’incontro di diverse vie commerciali che collegavano il sud con il nord-est dell’Arabia. Il suo mercato, i templi, il cimitero, dislocati tra rigogliosi boschetti di palme, valsero al sito l’appellativo di Dhat al-Jnan (citta paradisiaca).
La Mecca e il pellegrinaggio
La Mecca, cuore sacro Islam, può contare su una fornitura costante di acqua che alimenta la celebre fonte Zemzem proprio nei pressi della Kaaba. Grazie alla sua vicinanza alla Via dell’Incenso, la Mecca divenne uno snodo commerciale importante nel V secolo d.C., quando la tribù dei Qurayshiti, attivamente impegnata nel commercio carovaniero, si stabilì qui. Il profeta Maometto (PBSL) nacque alla Mecca nel 571 d.C. Nel 622 d.C. Maometto partì per Medina, nota anche come Yathrib, situata a più di 300 km dalla Mecca, per andare a predicare la nuova religione. Il memorabile viaggio dalla Mecca a Medina (Egira) segna l’inizio del calendario islamico. Nel 631 d.C. i musulmani fecero ritorno alla Mecca e introdussero l’Islam. Alla fine del VII secolo, la rapida espansione dell’Islam oltre i confini dell’Arabia determinò l’esigenza di una complessa rete viaria in grado di accogliere la folla di pellegrini in visita alla Mecca. Le strade su cui un tempo avevano viaggiato le merci destinate a terre lontane furono sostituite da nuovi itinerari diretti alla città santa. Lungo alcune delle vie principali furono costruiti di conseguenza nuove stazioni di sosta, pozzi e centri di rifornimento. Il difficoltoso viaggio di andata e ritorno dalla Mecca poteva durare mesi, a volte persino anni. Per sopperire in parte alle spese, i pellegrini portavano con sé beni trasportabili come ceramiche, vetro, oggetti in metallo e stoffe da poter scambiare o vendere.
Stato Saudita
I poeti arabi furono forse tra i primi a esplorare il passato della propria terra. Nei loro versi spesso descrissero rovine e monumenti antichi. Anche viaggiatori e pellegrini, durante tutta l’età islamica, ci hanno lasciato le loro osservazioni su siti importanti. La costruzione, agli inizi del Novecento, della ferrovia dell’Hegiaz, che trasportava i fedeli da Damasco alla Mecca, rese la Penisola arabica più accessibile ai viaggiatori europei. A partire dagli anni sessanta, il Regno saudita ha avviato un vasto programma di esplorazione archeologica della Penisola. Il progetto ha previsto anche uno studio dettagliato della via di pellegrinaggio Darb Zubaydah e campagne di scavo presso Qaryat al-Faw e al-Rabadha. Malgrado negli ultimi decenni questi programmi siano stati significativamente ampliati, lo studio archeologico della Penisola arabica è ancora agli albori. Molti degli oggetti esposti in questa mostra sono stati riportati alla luce solo nell’ultimo decennio, alcuni addirittura soltanto pochi anni fa. (aise)


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