“Ambiguity of the Objects”: proseguono le celebrazioni per i 30 anni della Galleria Fumagalli di Milano

MILANO\ aise\ - A un anno dall’inaugurazione del programma espositivo “MY30YEARS – Coherency in Diversity”, pensato e curato dal critico Lóránd Hegyi, la Galleria Fumagalli di Milano ha inaugurato il 19 maggio il quinto appuntamento dal titolo “Ambiguity of the Objects”, che pone in dialogo opere di Thorsten Brinkmann (Herne, Germania, 1971), Giuseppe Uncini (Fabriano, 1929 – Trevi, 2008) e Peter Wuethrich (Berna, Svizzera, 1962). La mostra sarà esposta negli spazi della galleria sino al 29 luglio.
Concepito sia come momento di celebrazione dei 30 anni delle attività della galleria sotto la direzione di Annamaria Maggi, sia come occasione per evidenziare alcune tendenze e temi comuni nell’arte contemporanea, il ciclo espositivo si compone di otto mostre ognuna delle quali presenta l’esposizione congiunta di tre artisti, rappresentati o seguiti dalla Galleria Fumagalli, provenienti da contesti ed esperienze differenti. Lóránd Hegyi individua, però, in ogni triade tematiche in grado di creare un dialogo concettuale ed estetico che sia inedito e stimolante.
È il caso di “Ambiguity of the Objects”, un’esposizione che riunisce tre artisti di generazioni e poetiche diverse, le cui opere selezionate, però, dimostrano propositi comuni. Come enunciato dal titolo stesso, a fronte di un’apparenza di semplice e univoca lettura, le opere nascondono significati altri suscitati principalmente dai materiali utilizzati e svelati a uno sguardo più attento.
Nella sua ricerca plastica e spaziale, dopo aver sperimentato i tipici materiali della costruzione moderna (ferro e cemento), Giuseppe Uncini affronta anche il mattone. Ne considera il valore modulare per realizzare muri privi di qualsiasi funzionalità, ma capaci di evocare pratiche edificatorie tradizionali, maturando inoltre una riflessione sull’entità dell’ombra che porta l’opera ad assumere una valenza scultorea. Con la successiva serie delle “Dimore” avvia un’ulteriore indagine sull’ombra e su alcuni caratteri dell’architettura classica come l’arco e la fuga prospettica. In queste architetture, le volumetrie rimangono solo delineate dai loro contorni e si aprono su spazi non realmente abitabili.
Per Peter Wuethrich i “mattoni” delle sue installazioni sono, invece, i libri. L’opera a parete L’arte di fare bouquet del 2005 restituisce un’armoniosa composizione pittorica costituita in realtà da altro, dall’oggetto libro. Proprio attraverso il gioco visivo di colore e ritmo, quasi musicale, l’opera restituisce quella latente emozionalità presente in ogni libro che, pur essendo un’entità materiale, concreta e fragile, è portatore di idee, concetti immateriali ed emozioni.
Thorsten Brinkmann presenta un grande assemblage di opere fotografiche e oggetti dall’apparente facile lettura: oggetti provenienti dal passato e frutto di scarto, figure che citano personaggi della storia e della letteratura, composizioni che alludono a generi artistici della tradizione… Se l’assemblage per sua stessa definizione può evocare un’accumulazione caotica di cose, per Brinkmann è anche un’accumulazione di significati altri e citazioni. Realizzate con meticolosa precisione e armonia estetica, queste opere stimolano potenziali nuove letture di metafore culturali ed espressioni figurative già esistenti.
Il programma “MY30YEARS – Coherency in Diversity” proseguirà fino al 2023. Giunta a metà del ciclo, contestualmente all’inaugurazione di questa quinta mostra, la Galleria Fumagalli presenta al pubblico il primo libro (di due) che documenta le prime quattro mostre. La pubblicazione è edita da Silvana Editoriale. (aise)