I “Sassi” di Ivan Barlafante a Venezia

VENEZIA\ aise\ - Spazio Thetis e Galleria Michela Rizzo presentano la nuova mostra “Sassi” di Ivan Barlafante, a cura di Antonietta Grandesso.
Ivan Barlafante (Giulianova, 1967) torna ad esporre a Venezia con un nuovo ciclo di opere in cui approfondisce la riflessione sulla natura, il mito e la storia, all’interno di un dialogo inscindibile con gli spazi e i momenti che abitiamo nel quotidiano. La sua ricerca artistica indaga il rapporto tra dimensione naturale e spirituale, coniugando materiali di produzione industriale, elementi naturali e tecniche artistiche di vario genere.
Ogni opera in mostra costituisce un viaggio, un tentativo di identificare il processo temporale nel quale i significati prendono corpo e si manifestano, trasfigurando e rielaborando la realtà. “Un sasso è un sasso”, è il messaggio più immediato che paiono trasmettere i grandi disegni a carboncino. Eppure, nella loro esplicita presenza, questi ritratti immobili si presentano come finestre aperte sul paesaggio dell’identità. Il sasso è da intendere come alter ego del divino sulla terra e come testimonianza eterna dello scorrere del tempo, della sua azione che tutto plasma e muta ma reca sempre tracce del passato, come suggeriscono i fossili di conchiglia che affiorano sulla superficie. Ai carboncini si affianca un ciclo di cinque opere in cui il sasso viene frammentato, sezionato, e l’area del taglio è rivestita con una lamina in acciaio a specchio.
“La Natura resta geometricamente e visivamente individuata, ma si riflette continuamente in sé stessa ed allarga all’infinito la propria immagine” (Paolo Balmas).
Sassi è dunque un viaggio nell’emerso, una metafora delle sfaccettate dimensioni della natura e dello spirito. Oltre alla nuova mostra, lo Spazio Thetis ospita nel Parco Sculture un’installazione di Ivan Barlafante che accoglie gli spettatori all’entrata, introducendoli nel suggestivo giardino.
Parallelamente alla mostra, vengono presentate le nuove installazioni nel Parco Sculture di Fabio Mauri, Marcela Cernadas e Federico De Leonardis.
La Resa è un’opera di Fabio Mauri (Roma, 1926) nata da una sentita riflessione sulle sproporzioni che dominano il mondo, sull’esistenza, la sua fine, il male, l’ingiustizia, il dolore, la libertà, la morale. “La guerra difende, o vuole onorare nobili cause, ma non costruisce che terrificanti conclusioni, per i presenti e i futuri. L’opera che ho messo in piedi intendeva dirne qualcosa. È la resa del giudizio. Del mio almeno. La mia è una resa formale. Una bandiera bianca. Una certa misura di resa può scoprire forse alternative inedite di pace”.
In Silence di Marcela Cernadas (Campana, 1967) è un’opera d’arte ambientale. La scelta del vetro, con le sue discrete trasparenze, e le dimensioni ridotte delle sculture dipendono dall’intento di fondersi nelle trame della natura, senza pretendere di concorrere alla sua grandezza. Le ampolle sono raccogli-lacrime da appendere ai rami degli alberi, il cui insieme costituisce un’opera corale che incarna il “clamore in silencio” della natura e conferisce voce alle piante, creando una sorta di santuario in cui la voce, ma anche il silenzio, possono essere liberati e venerati.
Ossa di Shelley (Canto V, Inferno, Dante) di Federico De Leonardis (La Spezia, 1938) fa parte di un ciclo scultoreo iniziato dall’artista nel 1983 e costituito da bassorilievi su marmi e pietre calcaree recuperate nelle cave di Carrara, luogo che l’artista considera il suo ‘secondo studio’. Il titolo è un omaggio al Percy Bysshe Shelley, poeta romantico inglese morto in seguito a un naufragio nel golfo di Lerici. Proprio al mare sono dedicati i versi poetici, di vari autori, che l’artista incide nella pietra. I testi sono leggibili solo in parte, poiché le lastre paiono corrose dal mare, ma possono essere ricomposti e compresi grazie alla memoria collettiva. (aise)