Synesthesia: ai Mercati di Traiano l’opera multisensoriale di Alfonso e Tsafoulia

Ph. Monkeys Video Lab

ROMA\ aise\ - Una sfera irregolare e morbida con effetti fluttuanti di luce e suono che invitano il visitatore ad avvicinarsi per intraprendere una conversazione sensoriale con l’oggetto e l’ambiente. Si chiama Synesthesia l’installazione multisensoriale e interattiva itinerante che arriva per la prima volta a Roma, nella Grande Aula dei Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali, a pochi mesi di distanza dalla presentazione allo European Cultural Center nell’ambito della XVII Biennale di Architettura di Venezia 2021 e dall’esposizione al Teatro Comunale del Pireo di Atene, in Grecia. Prima di viaggiare in Europa, il progetto ha inaugurato la Micro•Gallery, spazio sperimentale della galleria d’arte Hot•Bed di Philadelphia, negli Stati Uniti.
Allestita a Roma sino al 22 maggio, l’installazione – promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, realizzata da Synesthetic Research and Design Lab, Thomas Jefferson University e College of Architecture and Built Environment, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura – è il frutto di un ampio lavoro di ricerca portato avanti dai curatori Severino Alfonso e Loukia Tsafoulia, con l’intento di sviluppare nuove metodologie che sappiano mettere in relazione l’individuo con il suo ambiente attraverso l’utilizzo e l’incontro di pratiche come il design interattivo e le scienze della salute emergenti.
L’opera approda a Roma su proposta di Ignazio R. Marino, nel suo ruolo di vice presidente esecutivo della Thomas Jefferson University.
Il titolo “Synesthesia” è usato simbolicamente per evocare il senso di un luogo che riunisce vista, sensazione, movimento, tatto, memoria e percezione. Formalmente concepita come una sfera irregolare – un nucleo centrale di proiezioni multiple a struttura informe – l’installazione agisce dapprima attirando la curiosità del visitatore sulla sua geometria distorta, sulla sua forma trascendente che contrasta con lo spazio circostante: gli effetti fluttuanti di luce e suono invitano l’osservatore ad avvicinarsi e impegnarsi in una “conversazione sensoriale”. Si attiva quindi un’interazione tra l’interfaccia e il soggetto invitato a indirizzare lo sguardo all’interno dei portali che si aprono sulla superficie morbida per osservare i complessi sistemi interni della sfera: gli occhi di chi osserva diverranno a loro volta soggetto osservato, catturato e proiettato in tempo reale sulla superficie esterna della sfera stessa, che si trasformerà così in un cinema tridimensionale “vivo” in cui il filmato osserva a sua volta i propri visitatori.
Synesthesia fornisce una percezione razionale ed emotiva di ciò che significa vivere tra macchine che dialogano tra loro, aumentando la consapevolezza delle potenzialità progettuali offerte dai “responsive environment” (ambienti reattivi). Comprenderne le sottili sfumature offre nuove opportunità sia per una riflessione storica sia per potenziali considerazioni in risposta all’uso crescente di computer, macchine e oggetti automatizzati nella nostra vita quotidiana. Non solo, in questo caso il processo di reazione della “macchina” nei confronti del corpo umano contribuisce a riscrivere le regole del processo artistico. La nozione di autorialità, come è stata tradizionalmente concepita, si dissolve infatti nell’attimo in cui la partecipazione dello spettatore diventa parte attiva del funzionamento della sfera. Le sue interfacce interattive espandono l’agire umano attraverso l’uso di sensori, rendendo il corpo dello spettatore non più una semplice figura tenuta a distanza dall’arte ma un’entità elevata al rango di soggetto protagonista. Questo processo è debitore della performing art degli anni ’60 e ’70 che riteneva il corpo come un’entità che impara, comunica e in definitiva esiste attraverso le sue azioni. La performance e la partecipazione sono perseguite non solo come esperienza, ma come mezzo di ricerca e modo per creare conoscenza e consapevolezza; come un ruolo, un processo, una risposta a considerazioni sociali, esperienziali e ambientali.
Il Synesthetic Research and Design Lab presso il College of Architecture and Built Environment è una piattaforma collaborativa di ricerca e prototipazione in cui s’incontrano la progettazione interattiva, la cultura digitale e le scienze della salute emergenti, che evidenziano la ricorsività tra l’individuo e il suo ambiente. Il laboratorio, diretto da Severino Alfonso e Loukia Tsafoulia, è una piattaforma di nuova concezione che intende sviluppare metodologie che coinvolgono criticamente le interazioni tra esseri umani, oggetti e ambienti. Il laboratorio collabora con il Center for Autism and Neurodiversity, con i Dipartimenti di Terapia Occupazionale e Neurologia della Thomas Jefferson University e con la Jefferson Health nella costruzione di una solida base di conoscenze, affrontando modi inclusivi di abitare e percepire i nostri contesti ambientali. Questa collaborazione stimola il dialogo tra progettisti, artisti, esperti del settore medico, sostenitori, individui neurodiversi e operatori sanitari rispetto all’inclusività dei nostri attuali ambienti di vita. Multidisciplinarietà e contaminazione intersettoriale sono caratteristiche tipiche della Thomas Jefferson University che pur essendo fra le più antiche università fondate negli Stati Uniti è una istituzione in continua espansione, anche attraverso la collaborazione con partner italiani.
Severino Alfonso e Loukia Tsafoulia sono architetti, educatori e ricercatori. Sono fondatori dello studio di architettura e ricerca PLB studio, e professori presso il College of Architecture and the Built Environment della Thomas Jefferson University, dove hanno fondato e co-dirigono il Synesthetic research and design lab. Hanno insegnato al Barnard + Columbia Architecture, al Pratt Institute, alla Parsons School of Design, al New York Institute of Technology, alla Spitzer School of Architecture del City College di New York e al City College of Technology di New York. Il loro lavoro di progettazione è stato esposto in sedi internazionali di design, tra l’altro allo European Cultural Center della Biennale di Architettura di Venezia 2021, alla London 3D Printshow, all’International Contemporary Furniture Fair di New York, e hanno tenuto conferenze in istituzioni accademiche della costa orientale degli Stati Uniti, a Madrid, Atene e in varie città della Cina. Le loro ricerche accademiche si collocano al crocevia tra i “responsive environment”, le tecnologie digitali e la teoria computazionale del design tra gli anni ’50 e ’70 in Europa e Nord America. Entrambi hanno conseguito un Master post-professionale in Advanced Architectural Design presso la Graduate School of Planning and Preservation della Columbia University e sono candidati a un Dottorato di ricerca rispettivamente presso la scuola di architettura di Madrid (ETSAM) e la Scuola Politecnica Nazionale di Atene (NTUA). (aise)