UNLEARNING BARCELONA

UNLEARNING BARCELONA

BARCELLONA\ aise\ - Si terrà il 6 novembre la conferenza stampa di presentazione del festival Unlearning Barcelona, festival d’arte contemporanea organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura e che per la prima volta in Europa vedrà l’azione corale di collettivi e artisti italiani invitati ad agire nella città di Barcellona, seguendo la prassi condivisa dell’unlearning, attraverso la quale scoprire con uno sguardo nuovo la città e confrontarsi con i suoi abitanti senza confini geografici e politici.
La conferenza stampa si terrà alle ore 12.00 del 6 novembre in Istituto, mentre il festival, curato da Maria Rosa Sossai, si svolgerà dal 7 al 10 novembre in vari luoghi cittadini.
Per la filosofa e attivista statunitense di origine bengalese Gayatri Spivak il termine "unlearning" descrive il processo con il quale interroghiamo attivamente il sapere e le relazioni di potere già conosciute, adottando il punto di vista dei Paesi marginalizzati. Ne consegue che non esiste una formazione neutra, dato che l’educazione è sempre politica: o fortifica le relazioni esistenti oppure crea aperture per un cambiamento, afferma il pedagogo brasiliano Paulo Freire. Mentre per Antonio Gramsci ogni relazione egemonica è prima di tutto una relazione educativa. "Unlearning" quindi è un processo per imparare a disimparare stando insieme agli altri in maniera differente, così da cambiare le condizioni stesse di apprendimento, che, prendendo in prestito le parole di Roland Barthes, possiamo definire: "la traccia eccentrica delle possibilità, un non metodo che assume le forme della mutazione continua".
Partendo da queste premesse, "Unlearning Barcelona" sarà un’azione corale dei collettivi e artisti italiani invitati ad agire nella città di Barcellona, seguendo una prassi condivisa di scoperta e uno sguardo che rinnova il confronto, senza confini geografici e politici.
Insieme al pubblico si immagineranno forme per disimparare tutto ciò che già conosciamo e che ha portato a un mondo globalizzato e gentrificato che alimenta l’ossessione per il calcolo, le statistiche, il monitoraggio, la valutazione in itinere, il controllo, l’auto valutazione, la doxa. La monetizzazione delle nostre esperienze ha cancellato la distinzione tra privato e pubblico, tra il tempo del lavoro e il tempo del riposo, tra il luogo della produzione e quello domestico, per cui ciò che conta ormai viene contato. (aise)


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