“Venere che benda Amore”: il capolavoro di Tiziano a Mantova

MANTOVA\ aise\ - Un dipinto famoso già nel Seicento, oggetto di studio da parte di pittori come Antoon Van Dyck, ma anche di storici dell’arte e studiosi che ne hanno variamente interpretato il soggetto: Venere che benda Amore di Tiziano (1560-65) è uno degli ultimi dipinti del maestro veneto, parte della collezione della Galleria Borghese e sino al 5 settembre in prestito a Palazzo Te di Mantova, nell’ambito del programma espositivo “Venere divina. Armonia sulla terra”.
“Grazie alla generosità della Galleria Borghese”, commenta il direttore di Fondazione Palazzo Te, Stefano Baia Curioni, “questo prezioso quadro si mostra a Mantova e a Palazzo Te: un altro nuovo, intenso augurio di ripartenza per la città, un’altra occasione per ritrovarci insieme nel museo”.
L'episodio raffigurato è un momento speciale: Venere sta bendando un cupido mentre viene distolta da un altro giovinetto alato che le si poggia su una spalla con sguardo pensieroso, forse preoccupato per le persone che saranno trafitte dalle frecce scoccate da Amore cieco.
Quest'opera di Tiziano suggerisce ancora oggi, dopo cinque secoli, la controversa complessità dell'amore e della bellezza da cui si genera.
Il quadro è datato fra il 1560 e il 1565, gli anni estremi dell’artista. L’immagine, sgretolata e sognante, è costruita con grande maestria: al centro del quadro non c’è nessuno dei protagonisti della scena, ma un’apertura verso un paesaggio al tramonto. In un accordo cromatico sofisticato, il rosa e l’azzurro si ritrovano sulle piccole ali del Cupido bendato e nel blu del panneggio di Venere, opposto al rosso cremisi dell’ancella con le frecce. I bianchi delle vesti e gli incarnati sono percorsi dalla luce, e i delicati passaggi alle ombre colorate contribuiscono a rendere meno definiti i contorni delle figure, affidati all’occhio dello spettatore e alle sue capacità di afferrarle.
Curata da Claudia Cieri Via e Maria Giovanna Sarti, l’esposizione del capolavoro di Tiziano, Venere che benda Amore, è inclusa in Supercard Cultura, l’abbonamento museale dedicato ai cittadini di Mantova e provincia che consente di visitare liberamente per un anno Palazzo Te. Con l'occasione Fondazione Palazzo Te ha deciso di includere nell’offerta di Supercard Cultura anche l'accesso alla mostra autunnale di Palazzo Te “Venere. Natura, ombra e bellezza” senza alcun sovraprezzo. Un importante sforzo per confermare la scelta di investire nel rapporto con i cittadini di Mantova e della provincia, per aiutare la ripartenza della cultura e del territorio.
La storia dell'opera
Il dipinto è citato per la prima volta nel 1613, nel poema di Scipione Francucci, dedicato alla raccolta di Scipione Borghese, collezionista a dir poco appassionato di pittura e di sculture antiche e moderne. Francucci descrive il soggetto come “Venere che benda Amore” elencando i comprimari: un altro cupido e le due ninfe Dori e Armilla, una con le frecce e l’altra con l’arco. La scena è risultata sempre di difficile interpretazione, tanto da acquisire titoli diversi negli inventari successivi, dove al principio del 1620 la vide anche Antoon van Dyck, come testimoniato da un disegno nel taccuino italiano di schizzi, oggi al British Museum. Nel Novecento interpretazioni più complesse si sono basate su fonti letterarie: Hans Tietze ha proposto che Venere stia punendo Amore per essersi innamorato di Psiche, come nelle Metamorfosi di Apuleio, mentre Erwin Panofsky formula un’interpretazione neoplatonica identificando nei due cupidi Eros e Anteros, cioè l’amore passionale e l’amore divino. Letture successive hanno parzialmente incrinato queste interpretazioni: non si può escludere che la scena rappresenti l’Educazione di Cupido, dove l’Amore cieco sta per compiere le prime imprese, disseminando casualmente con le sue frecce innamoramenti e passioni.
Le indagini diagnostiche
Le indagini diagnostiche, riflettografiche e radiografiche, condotte da Ars Mensurae sul dipinto, hanno messo in evidenza l’esistenza di una diversa rappresentazione al di sotto di quella attualmente visibile. È stata identificata una figura femminile dipinta e chiaroscurata, al centro del dipinto (della scena), che sorreggere un oggetto di forma ovale. Inoltre, è stato individuato un quadrettato per il trasferimento di disegni o cartoni preparatori, questo conferma un modus operandi tipico della bottega di Tiziano in cui composizioni e modelli venivano spesso riutilizzate. La figura femminile nascosta, forse affidata a uno dei collaboratori, è stata poi coperta dal maestro perché non funzionale al significato allegorico del dipinto.
Per la protagonista del dipinto, Venere, la riflettografia ha messo in luce la variazione dei tratti del volto rispetto a una prima versione: sono osservabili i due occhi traslati verso sinistra, il diverso posizionamento del naso e della bocca, l’esistenza di un nuovo orecchino. La radiografia invece ha mostrato come l’acconciaturain origine fosse ornata da fili di perle e coperta da un cappello con piume, e il seno fosse inizialmente scoperto. La veste bianca, leggibile in infrarosso, risultava nella precedente versione di maggiore ampiezza e leggerezza, il manto azzurro sembra continuasse al disotto del piede dell’Amore alle sue spalle. Appare inoltre ipotizzabile una diversa posizione delle mani nell’atto del bendare, la riflettografia suggerisce che fosse Amore stesso ad aiutare a tirare un lembo della benda.
Attraverso altre indagini (Riflettografia Infrarossa in falso colore, Fluorescenza Ultravioletta, Fluorescenza X EDXRF) si sono ottenute indicazioni macroscopiche sui pigmenti presenti negli strati superficiali dell’opera e quindi della tavolozza del Maestro.
“Oggi, proprio nell'anno di Venere e con l'occasione di questa collaborazione tra Palazzo Te e Galleria Borghese”, spiega Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, “il dipinto è stato oggetto di nuove indagini ed è stato rimesso al centro di studi di storia dell'arte e diagnostici per andare a fondo su un aspetto importante di questo quadro: la presenza di ripensamenti. Intere figure sono state cancellate lasciando intendere una riconfigurazione complessiva dell'iconografia di Venere. È un modo di lavorare di Tiziano tipico degli anni tardi della sua attività, il dipinto è stato datato intorno al 1560, sebbene in questo periodo non siano molto frequenti nella produzione dell'artista riferimenti alla mitologia classica o a fonti poetico letterarie“.
La mostra “Tiziano. Venere che benda Amore” è curata da Claudia Cieri Via e Maria Giovanna Sarti e si avvale di un comitato scientifico composto da Stefano Baia Curioni, Francesca Cappelletti, Claudia Cieri Via e Stefano L’Occaso e della collaborazione con la Galleria Borghese di Roma. Si tratta della seconda tappa del programma Venere divina. Armonia sulla terra inaugurato a marzo con il nuovo percorso “Il mito di Venere a Palazzo Te” visibile fino al 12 dicembre 2021 e che si concluderà in autunno con la mostra Venere. Natura, ombra e bellezza dal 12 settembre 2021.
Il programma annuale “Venere divina. Armonia sulla terra” – ideato da Fondazione Palazzo Te per completare una riflessione sul femminile avviata nel 2018 con la mostra “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra” e proseguita nel 2019 con “Giulio Romano: Arte e Desiderio” – è organizzato da Fondazione Palazzo Te e Museo Civico di Palazzo Te, promosso dal Comune di Mantova con il patrocinio del MiC, con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana e con il supporto di Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani e di iGuzzini. Il progetto espositivo è a cura di Lissoni Associati, il progetto grafico è sviluppato da Lissoni Graphx. (aise)