BICAMERALE/ FRATTINI: DEPUTATI PIÙ PRESENTI

BICAMERALE/ FRATTINI: DEPUTATI PIÙ PRESENTI

ROMA\ aise\ - Anche alla luce del prossimo taglio dei parlamentari, che viene dato ormai per scontato anche se dovrà essere sottoposto al referendum, la bicamerale per le questioni degli italiani all’estero dovrà avere una funzione di “presenza e impulso”. Ne è convinto Franco Frattini, già ministro degli affari esteri e vicepresidente della commissione europea, intervenuto ieri al Comitato per gli italiani nel mondo della Commissione Esteri della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla commissione bicamerale.
Nel suo intervento, Frattini ha richiamato la genesi della legge e il primo voto all’estero, sostenendo che la presenza degli eletti all’estero in Parlamento ha avuto effetti positivi e negativi, contestando alle compagini dei 18, alternatisi dal 2006 ad oggi, una certa “distanza” reciproca: degli eletti nel “costante lavoro per il bene dell’Italia” e dell’Italia nei confronti di comunità considerate troppo lontane. Quindi, ha aggiunto, l’istituenda bicamerale dovrebbe essere prima di tutto uno strumento in grado di enfatizzare la presenza degli eletti all’estero, non può limitarsi, ha detto Frattini, “a un compito di monitoraggio che, scusate la franchezza, spesso si risolve in bellissimi atti parlamentari che poi restano lì”. Al contrario, la commissione “deve avere un compito di presenza e impulso, specialmente in un contesto in cui possiamo immaginare che i parlamentari eletti all'estero saranno molti meno”. Circostanza, ha sostenuto l’ex ministro, che renderà ancora più difficile la “rappresentatività territoriale”, già per altro complicata ora. Gli eletti, dunque, dovranno collegarsi molto di più con le “comunità territoriali” attraverso le associazioni regionali, ad esempio, ma più in generale diventando un ingranaggio importante del Sistema Paese.
Ricordata l’importanza delle Camere di Commercio all’estero degli Istituti Italiani di Cultura e della Dante Alighieri, Frattini ha citato anche i Comites e il loro ruolo che “non può essere quello di un supersindacato delle comunità italiane. Questa è un'impostazione totalmente sbagliata”, che causa divisioni.
Posto che “cultura economia e scienza, integrati tra loro, sono i settori che fanno crescere l’Italia”, Frattini ha sostenuto che occorre “potenziare i rapporti tra gli eletti all’estero, i direttori degli IIC e gli addetti scientifici”. Sottolineata l’importanza degli accordi siglati nel passato anche sul fronte della giustizia, che gli eletti all’estero dovrebbero “seguire e curare”, Frattini ha citato la cosiddetta “fuga dei cervelli”: “se la vogliamo contrastare, la dobbiamo prevenire”, per esempio “creando dei rapporti più intensi con le istituzioni scientifiche, mediche e culturali dove i nostri migliori cervelli vengono impiegati”. Citata, infine, la legge sulla cittadinanza – che non ponendo limiti allo ius sanguinis viene concessa anche a chi “vuole solo un passaporto Schengen” – Frattini ha concluso sostenendo che “su questo un report dall’estero e una relazione in Italia ci starebbe”. (aise) 

Newsletter
Notiziario Flash
 Visualizza tutti gli articoli
Archivi