CONTRATTISTI MAECI: L’ESAME DELLA PROPOSTA DI LEGGE IN COMMISSIONE ESTERI

CONTRATTISTI MAECI: L’ESAME DELLA PROPOSTA DI LEGGE IN COMMISSIONE ESTERI

ROMA\ aise\ - Nella seduta di ieri, la Commissione Affari Esteri della Camera ha iniziato, in sede consultiva, l’esame della proposta di legge “Modifiche al titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n.18, in materia di personale assunto a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura” per il parere alla Commissione Lavoro.
Relatrice in Commissione, alla presenza del sottosegretario Di Stefano, Elisa Siragusa, deputata 5 Stelle eletta in Europa.
Obiettivo della proposta “garantire una maggiore adeguatezza del trattamento retributivo” del personale a contratto, “armonizzando norme italiane, disposizioni straniere e disposizioni convenzionali, oltre che norme del diritto internazionale pubblico, e prevedendo che le relative modifiche contrattuali siano concordate tra le rappresentanze diplomatiche e quelle sindacali”, ha esordito Siragusa dopo aver spiegato ai colleghi che “attualmente la materia è oggetto di una pluralità di norme, a volte disapplicate e, altre volte, contraddittorie, con conseguenti disparità di trattamento, in primo luogo, tra i dipendenti di tali strutture diplomatiche e i dipendenti del Maeci; in secondo luogo, tra impiegati a contratto italiani e impiegati a contratto del Paese in cui opera la struttura diplomatica; in terzo luogo, tra impiegati assunti primo o dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo n.103 del 2000, che ha novellato la principale fonte regolatoria di tali contratti, il decreto del Presidente della Repubblica n.18 del 1967”.
Una normativa, ha aggiunto, che “permette, di fatto, sperequazioni retributive tra impiegati dello stesso livello che risultano poco giustificate dal livello del costo della vita del Paese in cui opera la struttura diplomatica”.
Ad oggi, ha aggiunto, “risultano in servizio 2.642 impiegati a contratto, di cui 2.022 a contratto locale e 620 a contratto italiano”. Inoltre “vi sono tredici impiegati provenienti da altre amministrazioni”.
Si tratta, ha chiarito Siragusa, di “personale preposto a tutta la gamma delle attività afferenti ai compiti istituzionali degli uffici diplomatico-consolari: alla sicurezza degli interessi nazionali e dei cittadini, alla proiezione dell'attività culturale all'estero e di quella commerciale; alla necessaria organizzazione finalizzata all'esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini italiani all'estero, per giungere, da ultimo, anche a quella riguardante la politica d'immigrazione e di gestione delle frontiere”.
Le modifiche contenute nella proposta di legge muovono da una constatazione: “il livello retributivo dei dipendenti a contratto secondo il diritto nazionale non appare idoneo e adeguato al costo della vita nei luoghi in cui viene svolta l'attività lavorativa. Addirittura, - ha aggiunto Siragusa – in alcuni casi risulterebbe una differenza salariale ben oltre il 100% tra un dipendente con contratto regolato dalla legge italiana rispetto a uno, con analoghe funzioni e competenze, regolato dalla legge locale”.
Sui livelli retributivi, “le disparità emerse tra le varie sedi e le varie categorie di personale hanno generato un importante contenzioso, che ha sempre avuto esiti sfavorevoli per i ricorrenti, stante il fatto che la normativa vigente riconduce la possibilità di adeguamento delle retribuzioni al potere discrezionale del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale”.
Ricordato che “l'articolo 157 del decreto del Presidente della Repubblica del 1967 prevede, peraltro, che la retribuzione annua base “è fissata dal contratto individuale tenendo conto delle condizioni del mercato del lavoro locale, del costo della vita e, principalmente, delle retribuzioni corrisposte nella stessa sede da rappresentanze diplomatiche, uffici consolari, istituzioni culturali di altri Paesi in primo luogo di quelli dell'Unione europea, nonché da organizzazioni internazionali. Si terrà altresì conto delle eventuali indicazioni di massima fornite annualmente dalle organizzazioni sindacali. La retribuzione deve comunque essere congrua ed adeguata a garantire l'assunzione degli elementi più qualificati”. La retribuzione annua base, corrisposta in valuta locale, è suscettibile di revisione ed è determinata in modo uniforme per Paese – salvo particolari situazioni – e per mansioni omogenee”.
Secondo Siragusa, un altro “profilo significativo” riguarda “l'assegno per il nucleo familiare e l'astensione obbligatoria e facoltativa per gravidanza e puerperio”, perché, sempre secondo il decreto 18/67 “tali aspetti sono regolati dalla legge italiana, fatta salva l'applicazione della normativa locale se più favorevole al lavoratore. Al contrario, la tutela previdenziale viene assicurata nelle forme previste dalla normativa locale, comprese le convenzioni e gli accordi internazionali in vigore. In carenza di previsioni normative locali, quindi, gli impiegati a contratto possono, su richiesta, essere assicurati presso enti assicurativi italiani o stranieri. Resta comunque fermo che gli impiegati a contratto di cittadinanza italiana possono optare per l'applicazione della legislazione previdenziale italiana”.
Quanto all'assistenza sanitaria, la deputata ha spiegato che “viene assicurata nelle forme prescritte come obbligatorie dalla normativa locale – in carenza della quale gli impiegati a contratto sono assicurati presso enti assicurativi italiani o stranieri nei limiti degli standard garantiti in Italia dal Servizio sanitario nazionale”. Sul fronte delle sanzioni disciplinari, “il decreto del Presidente della Repubblica prevede provvedimenti proporzionali alle tipologie di infrazione dei doveri dell'impiegato, dalla censura per lievi infrazioni alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino ad un massimo di dieci giorni, per culminare nei casi più gravi nella risoluzione del rapporto d'impiego”.
La proposta di legge all’esame della Commissione è composta di un solo articolo.
“In merito alla retribuzione – ha illustrato Siragusa – esso prevede che: le modifiche contrattuali, anche a carattere economico, riguardanti il predetto personale e apportate dalle rappresentanze diplomatiche, siano concordate, attraverso accertamenti periodici, in accordo con (e non soltanto sentite) le rappresentanze sindacali; il riferimento al valore delle retribuzioni corrisposte da altri Paesi ai propri dipendenti non sia più considerato il parametro principale per la determinazione della retribuzione annua del personale a contratto (come previsto invece dalla normativa vigente), ma venga valutato alla stregua degli altri parametri, ossia le condizioni del mercato del lavoro locale e il costo della vita”.
Su quest’ultimo punto, “la proposta dispone che le retribuzioni assunte come riferimento debbano comprendere anche tutti gli elementi aggiuntivi rispetto alla retribuzione base. Per tale finalità, - ha spiegato ancora Siragusa – la Farnesina si avvale di agenzie specializzate a livello internazionale, tenendo anche conto delle indicazioni fornite annualmente dalle organizzazioni sindacali”.
Infine, la retribuzione annua “è suscettibile di revisione in relazione anche alla crescita media delle retribuzioni del mercato del lavoro locale e può essere corrisposta in valuta diversa da quella locale in caso di particolari situazioni di instabilità valutaria esistenti nel Paese”.
In merito alle assenze per malattia, “l'articolo unico dispone che il dipendente con contratto a tempo indeterminato abbia diritto all'intera retribuzione per i primi 90 giorni (in luogo dei 45 attualmente previsti); inoltre, estende anche al personale assunto a contratto l'applicazione delle norme in materia di termini perentori della contestazione disciplinare e della conclusione del relativo procedimento, prevista per il restante personale destinatario del Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni centrali”.
Concludendo, Siragusa ha segnalato ai colleghi che “nel corso dell'esame preliminare presso la Commissione Lavoro è stato audito il Direttore generale per le risorse e le innovazioni del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ambasciatore Renato Varriale, in considerazione della avvenuta presentazione da parte della relatrice di un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del provvedimento”; dunque la deputata si è riservata di integrare la sua relazione nella prossima seduta, quando presenterà anche la una proposta di parere aggiornata.
Il sottosegretario Di Stefano, dal canto suo, è intervenuto brevemente per sottolineare che “il provvedimento è frutto di una intensa e proficua interazione tra i competenti organi parlamentari e la Farnesina, volta a sanare le criticità esistenti in materia di trattamento economico e giuridico del personale assunto a contratto. In particolare, l'intervento normativo contribuisce ad eliminare le disparità salariali tra i dipendenti a cui si applica la legge italiana e quelli a cui si applica la disciplina locale”. (aise) 

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