CULTURA: PAROLA D’ORDINE “FARE SISTEMA”

CULTURA: PAROLA D’ORDINE “FARE SISTEMA”

ROMA\ aise\ - Tradizione e innovazione, creatività e patrimonio. Questi i binomi che hanno guidato l’azione della Direzione Generale Sistema Paese della Farnesina nella promozione integrata del nostro Paese all’estero. Del “vivere all’italiana” è tornato a parlare Vincenzo De Luca, direttore generale uscente, sentito oggi in audizione dalla Commissione Affari Esteri del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni delle comunità italiane nel mondo.
Introdotto dal presidente Vito Petrocelli (M5S), De Luca ha sintetizzato le azioni di promozione culturale avviate dalla Farnesina dal 2017 ad oggi, auspicando “continuità” nel sostegno del Parlamento sul fronte delle risorse.
“Dal 2017 abbiamo avuto la possibilità di sviluppare un piano di promozione culturale integrata, un'assoluta novità nell'azione internazionale svolta dal Maeci, attraverso la rete diplomatico-consolare, gli Istituti Italiani di Cultura e le comunità all'estero”, ha ricordato De Luca. “Il piano di promozione culturale integrato era stato adottato nella fine del 2016 e prevedeva per il quadriennio 2017-2020 150 milioni di euro aggiuntivi per la promozione culturale: 20 per il primo anno, 30 per il secondo, 50 per i due anni successivi. Abbiamo la copertura fino al 2020”.
Grazie ad esso, il Maeci “per la prima volta è stato in grado di mettere insieme tutte le istituzioni che si occupano di attività culturali all'estero e che viaggiavano in maniera un po' autonoma”. Tra loro, il Mibact, la Dante Alighieri, le istituzioni locali territoriali, sia pubbliche che private. Unendo gli sforzi, oltre ad avere una programmazione coordinata è stata garantita “continuità nel tempo”, ha sottolineato De Luca. Una strategia, quindi, che “ha permesso di fissare le priorità, definite da tutte le istituzioni coinvolte, esercitando un'azione e continuativa e inclusiva”. L’avvio, ha ricordato il Dg, è stato dato nel 2016 nella conferenza dei direttori degli IIC.
“Io penso che negli ultimi anni si sia creata, e lo vedo anche quando vengo in Parlamento, una condivisione sia con la maggioranza che con l’opposizione dell'idea del valore aggiunto della cultura italiana”, ha osservato De Luca, prima di ribadire l’importanza della promozione integrata, cioè “a tutto campo” tra cultura e design, ricerca e formazione, lingua e cucina, teatro e musica: “da tempo c'è una condivisione totale del mondo politico e del mondo culturale nel rivendicare il valore della nostra cultura, non soltanto intesa nel senso della tradizione, ma anche della creatività e del contemporaneo. In Italia abbiamo un patrimonio storico enorme, ma siamo anche il paese leader del design. Il 33% dell'industria mondiale del design è prodotto in Italia”, ha ricordato De Luca. “Il Salone del Mobile è la più grande piattaforma dell'Industria creativa di tutto il mondo con 375 mila visitatori, per non parlare della moda o del cinema e alle tante altre forme di una creatività che oggi si esprime e che raccoglie un patrimonio”.
Nella sua strategia, quindi, la DGSP ha voluto “mettere insieme tradizione e innovazione, creatività e patrimonio: così esprimiamo un valore aggiunto dell'Italia, che ha anche un effetto molto positivo sulla produzione nazionale”.
In questi anni, ha aggiunto De Luca, “abbiamo avuto anche il vantaggio di poter avere un piano di promozione culturale integrata insieme ad un piano di promozione del made in Italy, che prima non esisteva”. Nel passato “la distanza che ci separava, non dico dalla Germania, ma anche solo dalla Spagna era enorme in termini di risorse investite per la promozione”. Un gap “che abbiamo recuperato grazie a questo piano di promozione culturale che ha messo a disposizione 150 milioni di euro per il quadriennio 2015-2018. Ora mi pare che anche in questa legislatura questo governo e questo Parlamento siano intenzionati a dare continuità a questo piano di promozione”, ha detto il Dg De Luca.
Tutti ne hanno da guadagnare, il messaggio del direttore generale: “promuovere le aziende che fanno made in italy con la cultura rafforza entrambi i settori”, ha ribadito. “Ho la capacità di portare le imprese all'estero, di presidiare i mercati, di arrivare nei circuiti di distribuzione, di essere presenti nelle grandi esposizioni internazionali e, allo stesso tempo, posso far vedere che cosa significa quello che abbiamo chiamato “vivere all'italiana”, nel senso ampio dei termini, e cioè cultura, creatività, ma anche sostenibilità”.
Insomma “avere la possibilità di lavorare sui due pilastri della promozione, dell'industria e della cultura, in maniera omogenea è molto importante”.
Una strategia, ha tenuto a ricordare De Luca, “che ha richiesto anche un'evoluzione della nostra rete diplomatica – consolare”. Rete che oggi, con il prossimo passaggio di competenze dal Mise e Maeci, “diventa sempre di più la piattaforma unitaria per la proiezione internazionale del Sistema Paese”, a sostegno dell’interesse nazionale, anche economico. Sì, perchè “90 miliardi di Pil sono prodotti dall'industria culturale e creativa, fanno il 6,1% del PIL e il 14% delle esportazioni”.
Tutto questo “consente di proiettarci anche nel futuro” a patto di “assicurare continuità, perché la cosa peggiore sarebbe aver fatto un bell’exploit di iniziative ed eventi per poi dimenticarci di tutto per 10 anni”. Fondamentale “l'esercizio in continuità” per esercitare il cosiddetto “soft power”, “nei limiti di un Paese di 60 milioni di abitanti”, che però “ha una grande storia”.
Concretamente, con il piano di promozione integrata si è passati dai 6000 – prima del 2016 - ai 9000 in 250 città in 110 paesi diversi. Una strategia che ha coinvolto 84 IIC in 60 paesi – tra cui i due nuovi di Abu Dhabi e Dakar - 50 scuole, di cui 8 statali e 42 paritarie; 79 sezioni di italiano presso le scuole straniere, 25 addetti scientifici e 110 lettori di ruolo. E poi ci sono poi 406 comitati della Dante Alighieri, un “patrimonio storico”, ha detto De Luca, che “ha una vocazione più nella promozione e diffusione della lingua”.
Di competenza della DGSP anche gli enti gestori, “che sono molto collegati alle nostre comunità all'estero e che noi chiamiamo enti promotori perché – ha spiegato il Dg – non devono soltanto gestire i corsi lingua italiana, ma possibilmente ampliarne il bacino”.
La lingua “è stata sempre una delle dimensioni fondamentali della nostra promozione”, ha aggiunto De Luca, ricordando come quella dedicata, appunto, alla lingua italiana sia la “settimana” più longeva tra quelle organizzate negli anni dalla Farnesina. Un lungo elenco che annovera la cucina, il design, il cinema, l'arte contemporanea, la ricerca.
Le “settimane” di promozione “ci consentono di sviluppare azioni a 360° praticamente in ogni sede”, creando “un’agenda globale”. Altri paesi, ha rivelato il Direttore generale, “hanno chiesto di incontrarci per poter capire questo meccanismo che massimizza l'impatto” di ogni azione, visto il coinvolgimento di molteplici attori.
“Naturalmente la parte della lingua ha una parte fondamentale: la Settimana della lingua italiana nel mondo esiste dal 2001; nell'ultimo anno, nel 2018, abbiamo realizzato 1350 eventi in ogni parte del mondo”, ha detto De Luca, prima di citare gli Stati Generali della lingua italiana che la Farnesina organizza ogni due anni per fare il punto della situazione, anche sul numero degli studenti di italiano, che nel 2018 – anno dell’ultima rilevazione - erano arrivati a 2 milioni 145 mila.
Su questo fronte “abbiamo un forte coinvolgimento delle comunità italiane all'estero, come ho detto, attraverso gli enti gestori”, ma c’è anche “una richiesta di governi di sottoscrivere accordi per aprire sezioni di lingua italiana nelle scuole internazionali e locali”.
La promozione della cultura passa anche attraverso scienze e tecnologia, anch’esse con una “giornata” dedicata, quest’anno monopolizzata da Leonardo, visto il 500° anniversario della morte.
Da migliorare, invece, la proiezione internazionale delle università italiane: “il numero degli studenti stranieri in Italia è ancora molto basso: il 4% contro una media OCSE dell’8%. Abbiamo invece un dato molto positivo sulle cosiddette Afam, cioè le accademie per l'alta formazione dove abbiamo un 13% di studenti stranieri sul totale degli iscritti. Dobbiamo far funzionare tutto il sistema universitario nella sua internazionalizzazione: per farlo, occorrono scelte più strutturali di politica universitaria non soltanto sui corsi, ma anche, faccio un esempio, pensando alla disponibilità degli alloggi o a una diversificazione delle rette, come fanno altri paesi europei”. Un obiettivo su cui la Farnesina deve necessariamente confrontarsi con il Miur e la Crui.
Una strategia, ha ribadito concludendo De Luca, che deve essere garantita da adeguate risorse: “da parte nostra ci aspettiamo un ordine del giorno del Parlamento, che sia votato da tutte le forze politiche, per la continuità, perché è quello che spesso manca al nostro paese”. Una criticità che quando tocca la promozione ha effetti “ancora più gravi” perché quando “si crea un posizionamento, una reputazione” lasciare le cose a metà produce “un effetto boomerang” davvero dannoso. (ma.cip.\aise) 

Newsletter
Archivi