Il PNRR e la Farnesina: l’esame alla Commissione Esteri della Camera

ROMA\ aise\ - Nella seduta di ieri, la Commissione Affari Esteri della Camera ha iniziato, in sede consultiva, l’esame del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), cioè il programma di investimenti che l'Italia deve presentare alla Commissione europea nell'ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19.
Relatrice del provvedimento in commissione, Lia Quartapelle (Pd), alla presenza del viceministro degli esteri Marina Sereni, ha illustrato i punti salienti del Piano soffermandosi poi ai contenuti più specificamente “connessi” agli ambiti di competenza della Commissione, partendo dalla Missione n. 1 – “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” dotata di 46,3 miliardi di euro, pari al 20,7% delle risorse totali del Piano.
Sul fronte della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ha confermato la deputata, “le risorse, pari a 8 miliardi, sono distribuite in tre gruppi di investimenti, il primo dei quali è destinato ad investimenti in infrastrutture digitali e cybersecurity con uno stanziamento totale di circa 1,25 miliardi. Quanto all'innovazione del sistema produttivo, segnala che per la cosiddetta “Transizione 4.0” – che include investimenti in tecnologie all'avanguardia, ricerca, sviluppo e innovazione, nonché sviluppo della cybersecurity – sono stanziati 18,8 miliardi, di cui 15,7 per progetti nuovi e 3,1 per progetti già in essere”. Già nella relazione all'Assemblea sull'individuazione delle priorità nell'utilizzo del Recovery Fund, ha ricordato Quartapelle, la Commissione Bilancio “nel recepire un rilievo approvato dalla Commissione Affari esteri, aveva posto in rilievo l'esigenza che il MAECI possa contribuire in modo decisivo, attraverso la sua rete di 370 uffici dislocati nel mondo, con progetti incentrati sulla digitalizzazione e sulla transizione verde, a migliorare l'efficienza dell'azione amministrativa a sostegno e vantaggio dei connazionali e delle imprese italiane all'estero”.
Per le “Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione”, il PNRR stanzia 2 miliardi, soprattutto “per sostenere le filiere industriali che hanno maggiormente risentito degli effetti della crisi e quelle più avanzate dal punto di vista dell'innovazione e della sostenibilità ambientale”.
In questo ambito, “particolare attenzione sarà rivolta alle imprese che promuovono nel mondo i prodotti del Made in Italy, in particolare a quelle di minori dimensioni”. Per farlo, ha spiegato Quartapelle, “sarà utilizzato il sistema del “fondo di fondi” attraverso il quale le risorse stanziate sono conferite a fondi operativi specializzati per strumenti finanziari, rischi assunti e settori di intervento”.
Su questo punto, la relatrice ha ricordato che la Commissione esteri “ha fornito, a settembre, un articolato contributo di proposte e di suggerimenti avanzati da tutte le forze politiche, confluito nella relazione all'Assemblea della V Commissione, che dovrebbe essere esplicitato all'interno di questa specifica componente progettuale, in vista della finalizzazione del PNRR. Mi riferisco, in particolare, all'esigenza di potenziare la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali, assicurando assoluta priorità all'industria agro-alimentare, al turismo e alla filiera della promozione culturale”. Al riguardo, ha sottolineato “l'esigenza di rafforzare la strumentazione della promozione integrata dei prodotti nazionali, a partire dal potenziamento del cosiddetto “Patto per l'export”, sottoscritto nel giugno del 2020, anche attraverso la previsione di incentivi a sostegno della transizione verde”.
A ciò, ha aggiunto, “si affianca l'esigenza di sottolineare le peculiarità dell'apparato di promozione del Sistema Paese all'estero, a partire dalla rete diplomatico-consolare, dall'ICE-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, dalla SIMEST, dalle Camere di commercio e anche dai centri responsabili della promozione culturale all'estero – le scuole italiane, gli istituti di cultura, gli enti gestori – fino ai programmi di collaborazione tra università e al sistema delle borse di studio”.
“Credo sia importante collocare queste iniziative all'interno di questa specifica componente progettuale, più marcatamente “produttiva”, non situandole nell'ambito dei progetti d'innovazione della P.A. – ha sostenuto Quartapelle – poiché questo apparato di promozione ha delle specificità che debbono essere preservate e sviluppate in stretta sinergia con il sistema produttivo”.
“Complementare a questa linea d'intervento – ha proseguito la relatrice – è la previsione, sempre nell'ambito di questa filiera, che il MAECI riconosca specifici percorsi di riqualificazione e di aggiornamento professionale del proprio personale in risposta alla riconversione dei processi amministrativi in chiave di digitalizzazione, favorendo l'inserimento anche all'interno della rete estera di figure professionali specializzate nel settore della promozione degli investimenti diretti esteri e della valorizzazione del Made in Italy”.
Ribadita l'esigenza “di rilanciare il settore fieristico” e la necessità di “precisare meglio l'esigenza d'introdurre strumenti utili ad attrarre investimenti diretti esteri e favorire processi di reshoring”, Quartapelle è passata ad illustrare i contenuti della seconda missione, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, che ha una dotazione di 69,8 miliardi.
Su questo fronte, “il MAECI è da tempo impegnato per la promozione di più alti standard ambientali: la Farnesina ha lanciato da alcuni anni un Piano d'azione comprensivo di varie iniziative ecologiche ed eco-sostenibili, sia a livello di sede centrale che presso le sedi diplomatico-consolari: basti pensare, tra le altre, alle buone prassi connesse all'iniziativa “Farnesina Plastic Free” o alle misure di razionalizzazione dell'uso delle autovetture di servizio, alla progressiva sostituzione degli autoveicoli in dotazione con modelli a minore consumo energetico ed, in particolare, basse cilindrate con alimentazione ibrida, fino all'adozione di forniture eco-responsabili che offrono maggiori garanzie di sostenibilità ambientale del processo produttivo. Si tratta d'iniziative che – ah sottolineato – potranno essere ulteriormente implementate con i fondi del PNRR”.
Secondo la relatrice, all’interno di questa missione, dovrebbe essere esplicitato “l’orientamento dell'azione internazionale e della politica di cooperazione allo sviluppo del nostro Paese verso la costruzione e l'attuazione di partnership globali, fondate sull'impegno per i diritti umani e per obiettivi di sostenibilità sociale, utili a facilitare l'instaurazione di condizioni geopolitiche di maggiore stabilità, come la Coalizione internazionale per i vaccini (GAVI) e di transizione ecologica, incoraggiando modelli come l'Alleanza per l'idrogeno”.
Quanto alla missione 3 – “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” – ha una dotazione di 31,98 miliardi di euro per “completare, entro il 2026, un sistema infrastrutturale moderno, digitalizzato e sostenibile”.
La quarta – “Istruzione e ricerca” – è invece “focalizzata sulle generazioni future ed affronta le questioni strutturali più importanti per il rilancio della crescita, ossia la produttività, l'inclusione sociale e la capacità di adattamento alle sfide tecnologiche e ambientali”. A questa missione sono destinati 28,49 miliardi di euro, il 13% delle risorse totali del Piano.
Alla quinta – “Inclusione e coesione” - vengono assegnati circa 27,6 miliardi di euro, mentre alla sesta – “Salute” – 19,72 miliardi di euro. Il dibattito, avviato ieri con due brevi interventi di Boldrini e Robilla - proseguirà nelle prossime sedute. (aise)