LA BICAMERALE UN INTERLOCUTORE ATTENTO ANCHE PER L’INFORMAZIONE ALL’ESTERO: PROSEGUONO LE AUDIZIONI IN 3° COMMISSIONE

LA BICAMERALE UN INTERLOCUTORE ATTENTO ANCHE PER L’INFORMAZIONE ALL’ESTERO: PROSEGUONO LE AUDIZIONI IN 3° COMMISSIONE

ROMA\ aise\ - La Commissione Bicamerale per le questioni degli italiani all’estero potrebbe essere un interlocutore attento e attendibile anche per il variegato mondo dell’informazione. Potrebbe sintetizzarsi così quanto emerso ieri pomeriggio dalle audizioni di Giangi Cretti, presidente della Fusie, e dei direttori delle agenzie Aise, Giuseppe Della Noce, Inform, Goffredo Morgia, e 9 Colonne, Isabella Liberatori, in Commissione Affari Esteri alla Camera, dove prosegue il lavoro di ascolto del Comitato italiani nel mondo e sistema paese nell’ambito delle proposte di legge volte alla costituzione della Bicamerale.
Parlare del “variegato” mondo della stampa e dell’informazione italiana all’estero, ha detto Cretti – che oltre alla Fusie presiede anche la Commissione Informazione del Cgie – presuppone “la piena consapevolezza che è in continuo mutamento il modo in cui l’informazione viene veicolata e viene fruita”.
Non solo, come nel passato, informazione di servizio e vero e proprio veicolo di coesione tra le comunità italiane all’estero, ma anche mezzo di promozione della lingua e della cultura italiane e dei prodotti del made in Italy, senza dimenticare il contributo che essa può dare nell’affermare un’immagine positiva del nostro Paese all’estero.
Una stampa “superficialmente e altrettanto erroneamente ritenuta “figlia di un dio minore”, quando non un elemento di fastidio”, ha detto Cretti parlando delle oggettive difficoltà che essa riscontra nel farsi ascoltare da istituzioni e politica. In questo senso, quindi, la Bicamerale potrebbe diventare un interlocutore “attento e attendibile”, anche per quanto riguarda la discussione sul contributo pubblico, al momento regolamentato dall’applicazione della nuova legge, che – ha sottolineato – purtroppo ha previsto l’abolizione della Commissione che affiancava il Dipartimento dell’editoria, la cui funzione in modo particolare in termini di conoscenza delle varie realtà estere rimane fondamentale.
Una stampa che trova un alleato nelle nuove tecnologie dalle indiscutibili, enormi potenzialità, ma che presentano “altrettanto grandi rischi”, come dimostrato anche durante il lockdown, un periodo di confinamento che ha messo a nudo “quanto facile e talvolta dannoso sia veicolare false notizie, in tal modo alimentando disinformazione”. A maggior ragione, ha concluso, lo sforzo di tutti deve essere quello di “riuscire fare e diffondere informazione in modo credibile e affidabile”.
Sull’attuale normativa in materia di editoria italiana all’estero ha incentrato il suo intervento il direttore dell’Aise, Giuseppe Della Noce, sottolineando l’esigenza di una sua revisione. Il “vizio originale”, ha spiegato, sta nel fatto che essa è un’emanazione della normativa italiana, fatta per essere applicata in Italia nell’ambito della legislazione italiana. Tenuto conto che l’Italia è “solo uno dei 21 stati esteri in cui sono edite le oltre 150 testate italiane edite all’estero”, diventano intuibili le oggettive difficoltà di applicazione. Difficoltà, ha notato Della Noce, che, nell’annata precedente, erano state affrontate e risolte nell’ambito dell’apposita commissione, di cui – come Cretti – ha chiesto la ricostituzione. Quanto ai grandi cambiamenti che caratterizzano il settore dell’informazione, essi - ha osservato Della Noce - riguardano soprattutto gli strumenti, in particolare quelli telematici, di trasmissione e raccolta, quindi, richiedono adeguato investimento nella formazione delle risorse umane e nelle dotazioni strumentali.
Delle agenzie di stampa specializzate ha parlato invece il direttore di Inform, Goffredo Morgia, che ha sottolineato l’importanza di dare “adeguata attenzione” ad un settore che garantisce una “offerta pluralistica dell’informazione” in grado di “dare voce anche alle piccole comunità”. La stampa italiana all’estero “ha peculiarità da valorizzare”, ha aggiunto, prima di esprime le sue perplessità sul “giudizio di qualità” sull’informazione di cui si legge in alcune delle proposte di legge in discussione. “Mi chiedo in base a quali criteri” si darebbe questo giudizio di “adeguatezza”, ha detto Morgia, sostenendo che tali giudizi sarebbero ovviamente “soggettivi”. Dunque, ha aggiunto, “più importante sarebbe lavorare ad iniziative che potenzino” la stampa all’estero, che da sempre “fornisce una visione sia capillare che d’insieme del variegato contesto degli italiani nel mondo”. Le agenzie garantiscono “costanti flussi informativi ai media, alle istituzioni, agli enti e alle associazioni”, dunque un servizio “multidirezionale sia dall’Italia verso l’estero, che tra le comunità”.
Senza dimenticare l’informazione di ritorno, ha aggiunto Isabella Liberatori, direttore di 9 colonne, che ha rimarcato l’importanza del servizio informativo non solo per le comunità stabilmente all’estero ma anche per i singoli connazionali che si trovino solo temporaneamente in un paese straniero. La stampa specializzata “va sostenuta, seguita e utilizzata”, ha sottolineato Liberatori, nel flusso quotidiano di informazione, ma anche in momenti importanti come quelli delle votazioni o emergenziali come la recente pandemia o in ogni altra occasione in cui le istituzioni nazionali abbiano bisogno di “comunicare in modo univoco ed efficace verso l’estero”.
La Bicamerale di cui si discute “dovrebbe affiancare gli eletti all’estero, che conoscono bene il lavoro che le agenzie specializzate fanno”, ha detto ancora Liberatori, d’accordo con Morgia sulla inopportunità di prevedere un “giudizio esterno sulla qualità del prodotto - informazione che, ricordo, ha e deve avere un unico vincolo, quello deontologico, e come unico giudizio di qualità quello del lettore”. (aise) 

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