L’EMIGRAZIONE SI FERMA SE RIAVVIAMO LO SVILUPPO

L’EMIGRAZIONE SI FERMA SE RIAVVIAMO LO SVILUPPO

ROMA\ aise\ - L’emigrazione “non si ferma per decreto” ma solo “riavviando lo sviluppo” del Paese, attraverso “alleanze” tra parlamento, governo e istituzioni, che potrebbero trovare un luogo di sintesi nella commissione bicamerale per le questioni degli italiani nel mondo. A sostenerlo il Ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano, che questa mattina è intervenuto al Comitato per gli italiani nel mondo della Commissione Affari esteri della Camera nell’ambito del ciclo di audizioni sulla bicamerale.
Posto che “la storia dell’Italia è fatta di gente che partita” e che “è difficile parlare di migrazioni fuori dalla retorica”, Provenzano ha sostenuto che l'emigrazione è “un elemento strutturale della storia nazionale”, un “fenomeno collettivo, quasi identitario del nostro Paese, ed è molto utile parlarne in questo momento in cui da anni sentiamo che l'emergenza nazionale è l'immigrazione, ma poi vediamo i dati sull'emigrazione in particolare dei giovani” fino al “paradosso tutto italiano” per cui “siamo tra i paesi più industrializzati al mondo e allo stesso tempo quello che ha raggiunto l'ottavo posto nell'incidenza del numero di emigrati verso gli altri paesi industrializzati”. Una “duplice posizione che non dovrebbe esistere” e che si inquadra in uno scenario poco rassicurante, almeno a guardare gli ultimi dati demografici diffusi dall’Istat, che parlano di “crollo demografico” in tutto il Paese, anche al Sud; dunque poche nascite e molte partenze da tutto il territorio, anche “di rimbalzo”, cioè in particolare di “giovani che dal Mezzogiorno arrivano al centro-nord e che poi prendono da lì la via dei Paesi europei o extra Ue”.
Movimenti che restituiscono l’idea di un Paese “sempre meno giovane”, con un sistema di welfare “in pericolo”.
Certo “la riduzione di questi flussi migratori non si fa per decreto, con una legge nè con iniziative specifiche, che pure abbiamo messo in campo negli anni, si fa riavviando i processi di sviluppo” dentro cui “inserire la dinamica della mobilità”, che, ha ricordato il Ministro, non significa semplicemente trattenere i giovani quanto attrarne di altri. Quest’ultimo, da sempre, è il tallone d’Achille dell’Italia, che dal “brain drain” dovrebbe passare al “brain exchange”. “I giovani devono essere liberi di andare, ma devono avere anche la libertà e l'opportunità di tornare”, ha sottolineato Provenzano. “Noi, come istituzioni, come politica dobbiamo provare a garantire il diritto a restare nei propri territori, che non riguarda solo il Sud, ma anche aree del centro-nord o le valli alpine”, ha citato a mo’ di esempio, riavviando un processo di sviluppo che “punti sul riequilibrio territoriale” che è “una delle precondizioni dello sviluppo perché attiva potenziale laddove è stato meno utilizzato nel corso degli anni”. Anche per questo, ha spiegato il Ministro, “abbiamo voluto potenziare, rafforzare e riprendere la strategia nazionale delle aree interne, così da farle diventare non più solo una bella sperimentazione ma una politica strutturale”. In fondo “si tratta di coniugare sviluppo ed equità di genere, generazionale e territoriale”. Questo “si realizza ovviamente creando nuove opportunità di lavoro “buono”, soprattutto per le nuove generazioni, ma anche offrendo un sistema di servizi, di vivibilità dei territori”. Questi, ha ricordato ancora il Ministro, i temi al centro del Piano per il Sud a cui si sono affiancate alcune “linee specifiche di intervento”.
Sul fronte risorse, infatti, “tra la legge di bilancio e il decreto rilancio abbiamo complessivamente stanziato oltre 500 milioni aggiuntivi per la Strategia Nazionale delle aree interne, anche per il sostegno alle attività economiche in quei territori”. Poi “grazie un emendamento parlamentare, abbiamo attivato una linea specifica di intervento - nella conversione del decreto di bilancio – che prevede anche iniziative specifiche di insediamento abitativo”. Dopo la fine della pandemia “dobbiamo mettere a fuoco una politica specifica verso i cosiddetti “rientrati”, cioè i tanti giovani che sono rientrati dall’estero perché spesso privi di tutele. È stato un bene – ha osservato Provenzano – tenerli in considerazione per il reddito di emergenza”. Detto questo, sarebbe il caso di “immaginare una strategia per metterli in condizione di restare”. Si tratta di “un patrimonio umano straordinario” che l’Italia ha formato “e poi perso”. Ora occorre “immaginare percorsi di reinserimento di questo capitale umano, nel mondo del lavoro pubblico e privato” prima di tutto “rilanciando investimenti pubblici e privati”.
Questo, ha ribadito, “il senso del Piano per il Sud che stiamo attuando e che, per certi versi, dopo la pandemia risulta ancora più attuale”.
Il ministro ha quindi citato investimenti mirati per le imprese, miglioramento della organizzazione aziendale della qualità del management esterno, “un'opportunità anche per i giovani che si sono formati altrove”; potenziamento del credito d'imposta per ricerca e sviluppo; e ancora: “c'è una nostra partecipazione molto importante al Fondo Nazionale per l’Innovazione”, senza dimenticare le infrastrutture “ambientali e digitali”, tutto per “colmare i divari non solo economici e sociali, ma soprattutto di cittadinanza, nell'accesso e nella garanzia dei diritti di cittadinanza, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.
La stessa amministrazione pubblica deve essere “non solo semplificata, ma rafforzata da personale giovane e formato” adeguatamente per svolgere “queste nuove competenze” in materia di innovazione.
“Credo che le nuove vie che l'Europa ci darà probabilmente nelle prossime ore”, ha osservato Provenzano riferendosi al Consiglio europeo di domani, “vadano esattamente in questa direzione”.
Il ministro ha quindi citato una “iniziativa specifica che stiamo mettendo in campo con il ministro dell’università Manfredi che riguarda la possibilità di costituire degli Ecosistemi dell'Innovazione, in particolare al Sud”, seguendo l’esempio di San Giovanni a Teduccio ma anche di Cosenza.
“Tutto questo si compie provando a capire chi sono i soggetti che si fanno carico dello sviluppo”, ha detto ancora Provenzano. “Io credo che non possiamo rinunciare a questo enorme patrimonio di giovani che sono andati all'estero; penso che non siano una causa persa allo sviluppo del Sud e dell'Italia e questa è stata l'idea della “Rete dei talenti”. L'idea è proprio quella di contribuire attraverso il Piano a questa Alleanza tra chi è rimasto e chi è andato via per un percorso di nuova internazionalizzazione nel nostro Paese, di posizionamento sullo scenario internazionale”.
“Io credo che, mai come durante questa pandemia, si capito che le istituzioni da sole non ce la fanno: hanno bisogno di costruire alleanze e noi abbiamo bisogno di costruire alleanze tra anche tra l'Italia e quest'altra Italia che abbiamo oltre all'Italia, anche per favorire una seria politica di proiezione internazionale del nostro Paese. Credo – ha aggiunto – che abbiamo bisogno di attingere a tutte le risorse, tutte le intelligenze, tutte le competenze soprattutto di chi ha a cuore le sorti del nostro Paese”.
“Ecco perché l'alleanza va coltivata, anche con tutte quelle realtà istituzionali che nel corso di questi anni hanno coltivato la rappresentanza degli italiani all'estero: credo – ha spiegato Provenzano - che questo significhi guardare alle realtà istituzionali come il Cgie ma anche a quel pluralismo di soggetti, di attori sociali che si è organizzato nel mondo, alle associazioni culturali, alle camere di commercio”. Tutti tasselli di “un quadro prezioso per il nostro Paese” che troverebbero nella Bicamerale un luogo di “raccordo”.
La commissione “potrebbe rappresentare davvero una grande opportunità per fare tutto questo ed essere un punto di raccordo stabile tra il Parlamento e le attività del Governo, con i misteri maggiormente interessati tra cui il mio, perché io credo che l’elemento della coesione territoriale vada proiettato non solo all'interno del nostro Paese, ma anche per quel pezzo di italiani che mancano”. Ciò, ha aggiunto, “vale ancora di più, come ha ricordato anche l'ex ministro Frattini, alla luce della riduzione del numero dei parlamentari che avrà conseguenze sulla capacità di rappresentanza degli italiani all'estero. Ecco perché avere un luogo stabile, in cui far convergere analisi, iniziative, percorsi di studio sarebbe essenziale. Dobbiamo guardare alla grande Italia oltre l'Italia non solo attraverso le storie di successo dei singoli, ma per quello che è un grande fenomeno collettivo, strutturale della storia del nostro Paese che, attraverso politiche specifiche, organizzate e coerenti può diventare una straordinaria occasione per ricollocare l'Italia nel posto che merita nello scenario globale”. (aise) 

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