RIMPATRI E MECCANISMO EUROPEO: DI MAIO RISPONDE A FRATELLI D’ITALIA

RIMPATRI E MECCANISMO EUROPEO: DI MAIO RISPONDE A FRATELLI D’ITALIA

ROMA\ aise\ - Ancora rimpatri dall’estero e mancato utilizzo del meccanismo europeo: tante le interrogazioni presentate dalle opposizioni in merito alla gestione dei rientri dei connazionali dall’estero in tempo di coronavirus. Tante, quindi, ma sempre le stesse, le risposte della Farnesina nei diversi contesti: se il vice ministro Del Re è intervenuta la scorsa settimana in Commissione Esteri, ieri nell’Aula di Montecitorio è toccato al Ministro Di Maio rispiegare come funziona il meccanismo e perché l’Italia lo ha usato poco.
Occasione è stata una delle tante interrogazioni presentate da Fratelli d’Italia, nello specifico a prima firma Lollobrigida, illustrata dal collega Caiata.
“In questi giorni, da più parti, viene associato il fatto che alcuni italiani siano ancora all'estero perché si è fatto un uso limitato del meccanismo europeo”, ha detto Di Maio. “Prima di fare questa errata associazione, è bene capire come funziona questo meccanismo. Prima di tutto, non è corretto dire che i voli sono gratuiti: infatti, la Commissione europea si riserva di cofinanziare, solo successivamente all'effettuazione del volo, una quota che va da un minimo dell'8 per cento fino a un massimo del 75 per cento. Lo Stato deve, comunque, anticipare l'intero costo del volo, nel nostro caso, anche della parte relativa ai passeggeri non italiani. In seguito, lo Stato richiedente deve chiedere il pagamento al passeggero della quota non coperta dal cofinanziamento dell'Unione europea: ciò significa che la quota del 75 per cento non è garantita”.
“L'altro aspetto importante del meccanismo europeo – ha aggiunto il ministro – è che è riservato solo ai rimpatri da Paesi che non offrono alcuna opzione commerciale di rientro, anche di altre compagnie aeree non italiane. Sono, inoltre, richieste la fragilità del sistema sanitario dello Stato di partenza e una quota significativa di passeggeri dell'Unione europea a bordo: idealmente, la metà dovrebbero essere cittadini di Stati diversi da quello che ha attivato il volo. Sulla scorta dei criteri appena illustrati, tra i motivi per cui non è stato attivato sistematicamente il meccanismo dell'Unione europea, vi è il fatto che la collettività italiana temporaneamente all'estero che faceva richiesta di rientro in patria, almeno fino a inizio maggio, era numericamente concentrata in Paesi dell'Unione, dai quali, pur se talvolta con triangolazioni, era comunque possibile raggiungere l'Italia. Dalla Spagna, ad esempio, sono rientrati oltre 14 mila connazionali; dal Regno Unito sono rientrati oltre 34 mila. La priorità è stata data a turisti, studenti, lavoratori temporanei e persone vulnerabili, come chi ha perso il lavoro rimanendo privo di un sostegno economico”.
“Questi numeri – ha osservato il Ministro – spiegano che, se avessimo fatto ricorso al meccanismo in modo sistematico dal 10 marzo a inizio maggio, non potendo riservare i voli ai soli cittadini italiani, avremmo dovuto effettuare il triplo dei voli fin qui organizzati, con il risultato di rallentare notevolmente i tempi di rientro, a maggior ragione se, dal 28 marzo, si è reso necessario applicare misure di distanziamento a bordo. Abbiamo, quindi, utilizzato il meccanismo europeo nei Paesi con gruppi numericamente più contenuti di connazionali e hanno beneficiato di questo strumento italiano diversi connazionali da tutto il mondo con molti Paesi: Bolivia, Nepal, Thailandia, Sudafrica e tanti altri. L'Italia ha preferito agire tempestivamente, al di là del meccanismo comune europeo, assicurando il mantenimento di tratte commerciali dirette di vitale importanza per il rientro in Italia, attivando voli commerciali speciali per soli cittadini italiani”.
Passando ai numeri in generale, Di Maio ha ricordato che l’Italia “finora ha rimpatriato oltre 79 mila connazionali grazie a circa 740 operazioni, tra aerei e altri mezzi, da 117 Paesi diversi. Gli altri Paesi dell'Unione europea non hanno agito diversamente dell'Italia, tanto è vero che, a fronte dei 60 mila cittadini europei rientrati con il meccanismo comunitario, i cittadini dei singoli Paesi membri rientrati con voli commerciali sono circa 600 mila. L'ultimo numero che voglio far notare è che, a fronte di 600 mila cittadini europei rientrati, quasi 80 mila sono italiani”. Quanto al costo dei biglietti “ho sempre reiterato l'invito alle compagnie aeree di calmierare i prezzi, nonostante non fosse competenza del Ministero degli Esteri”.
Infine, riferendosi alla proposta contenuta nella interrogazione circa l'ipotesi di ricorrere all'uso di fondi pubblici per sostenere le spese di rimpatrio dei connazionali, Di Maio ha concluso: “oggi abbiamo più di 5 milioni di italiani iscritti all'AIRE, dunque residenti all'estero: agevolare il rientro di più di 5 milioni di persone in Italia, peraltro in questa fase di grande emergenza per il Paese, aprirebbe il rischio altissimo di un contagio di ritorno, che potrebbe vanificare gli sforzi compiuti fino ad ora dalla collettività e, soprattutto, dal nostro Sistema sanitario nazionale”. (aise) 

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