"LE IMPRESSIONI DI BERTHE": IL ROMANZO DI STELLA STOLLO – DI RITA SACCONI

"LE IMPRESSIONI DI BERTHE": IL ROMANZO DI STELLA STOLLO – di Rita Sacconi

ROMA\ aise\ - Il bellissimo e poetico romanzo di Stella Stollo "Le impressioni di Berthe" (edizione Graphofeel, pp.298, 18 euro, disponibile anche in e-book) è dedicato alla pittrice francese Berthe Morisot e si apre con la descrizione dell’allestimento di una mostra delle sue opere alla Galleria Durand-Ruel, organizzata dalla figlia Julie, dalla sorella Edma e dai suoi amici, Edgar Degas, Claude Monet, Jean Renoir e Stéphane Mallarmé, un anno dopo la morte di lei, avvenuta nel 1895.
Con una struttura narrativa articolata in differenti livelli temporali che sovrappongono dialoghi immaginari, epistole, eventi reali e con una scrittura curata e poetica, Stollo ricompone la vita dell’artista come se stesse dipingendo un quadro. La colloca in un preciso periodo storico nel quale Parigi vive l’esplosione di grandi fermenti culturali, in un clima vivace in cui pullulano artisti, pittori in cerca di nuovi linguaggi espressivi per esprimere emozioni, raccontare paesaggi, luci e colori, i giovani attratti da locali nei quali si soddisfano piaceri non consentiti. Vivacità sconvolta dalla guerra franco-prussiana per la quale la Francia piangerà la miseria e la scomparsa di generazioni di uomini e intellettuali.
Stollo ci racconta che Berthe nasce nel 1841 in una famiglia della piccola borghesia parigina. La madre, obbligata dalle convenzioni sociali a preparare le sue figlie al ruolo di moglie e madre, cerca di dominarne le differenti aspettative. Con Edma e Yves ci riesce, ma non con Berthe, che si rifiuta di tradire la sua aspirazione a diventare una pittrice e oppone ogni forma di resistenza, dall’isolamento all’anoressia, al destino che la società vuole imporle. Madame Cornelie, che inizialmente ne aveva assecondato i desideri, era lontana dall’immaginare che la pittura sarebbe diventato lo scopo della sua vita. Aveva provato a dissuaderla dai suoi propositi di rifiutare ogni pretendente per dedicarsi al disegno, ma Berthe aveva scoperto il fascino dei colori e il loro uso per dare corpo alle sue emozioni.
Le sue prime esperienze pittoriche saranno deludenti. Sarà l’incontro al Louvre con Edouard Manet, nel 1867, a segnare la sua vita e ad avere un peso determinante sulla sua formazione e produzione artistica.
Attratto dai suoi occhi ingenui e febbrili, Manet le chiederà di posare per lui e lei accetterà. Nascerà un rapporto d’intensa passione, a stento tenuta a freno poiché lui è già sposato, di un guardarsi fatto d’intese da non poter essere espresse, di attrazione tanto più forte quanto più negata. Nel primo ritratto, "il balcone", che farà di lei, gli sarà impossibile nascondere il tormento che lo afferra mentre la dipinge. Ne seguiranno altri dodici, ma l’amore che lo tortura s’imprimerà in ognuno di essi, insieme alla tenerezza, all’eros e alla malinconia di un sentimento negato. Ogni immagine racconta la dialettica di un rapporto impossibile, complicato dalla passione per la pittura che in entrambi accende il desiderio: l’arte e l’amore si fondono e confondono i due artisti che fremono al solo sfiorarsi con un respiro.
L’autrice descrive l’ultimo ritratto che costerà a Manet una sofferta elaborazione. Iniziato con la figura di Berthe distesa, lui taglierà la tela per incentrarlo sul suo volto illuminato, la cui bocca chiusa e gli occhi scuri e interrogativi preludono a un definitivo e doloroso distacco.
"Perché i tuoi occhi ardono? Su di te e sulla tela non si spengono mai": in questo pensiero, che nel romanzo gli viene attribuito, c’è tutta la disperata consapevolezza del pittore che quella donna, la sua musa, il suo amore, non potrà mai essere sua.
Nella pagina più intensa del romanzo, Stella Stollo descrive con pathos i gesti di quella disperazione. Edouard che posa il pennello, si avvicina a lei la bacia sulle palpebre, sfiora le sue labbra, copre di piccoli baci ogni centimetro di pelle scoperta della sua Berthe, ne percepisce la carica di passione. Poi, maledicendo sé stesso, se ne stacca e stordito dal dolore di quel fuoco che gli incendia la carne e il sangue, torna al suo quadro, assesta gli ultimi colpi di colore mentre tra le lacrime annienta la veemenza del suo desiderio.
E solo allora Berthe deciderà di sposare Eugène, fratello di Edouard: una scelta che forse quieterà le loro anime e permetterà al loro legame di continuare a vivere ma a nutrirsi solo di arte.
Il desiderio di autonomia e indipendenza dall’influenza che su di lei ha sempre esercitato Manet la porterà ad esplorare nuovi percorsi espressivi. In un continuo confronto con la sua pittura, Berthe opporrà al nero che Edouard predilige e con il quale la rappresenta, il bianco in tutte le sue sfumature.
Nei suoi quadri compaiono le donne della sua famiglia, l’adorata sorella Edma dipinta su un prato con la propria bimba accanto, la madre e l’altra sorella Yves, la sua stessa figlia Julie, tutte avvolte da tinte estremamente tenui. Ma ci saranno anche i paesaggi, osservati in plein air e trasportati sulla tela con leggere pennellate di acquarello per rendere i colori impalpabili delle emozioni. Anche il suo mito Eduard Manet trarrà ispirazione dalle sue opere. Degas ammirerà quegli acquarelli, ma perché lei possa conquistarsi un ruolo di pittrice professionale e scrollarsi di dosso quello di dilettante assegnatole perché donna e soprattutto benestante, lui le consiglierà di lavorare duro e soprattutto di fare in modo che le sue opere abbiano un mercato.
Benché riluttante Berthe seguirà quei consigli e riuscirà a essere ammessa di diritto fra i protagonisti del movimento impressionista.
Saranno gli amici, che insieme alla figlia Julie e alla sorella Edma prepareranno la sua retrospettiva alla Galleria Durant-Ruel, a raccontarci di lei e della sua maturazione artistica. E tra discussioni sui suoi quadri, ricordi condivisi, battibecchi personali, ci restituiranno l’immagine di una donna moderna, consapevole del suo talento e della forza per imporlo.
Il romanzo si chiude con il ricordo della festa di fidanzamento di Berthe ed Eugène e a noi non rimane che ringraziare Stella Stollo per avercela fatta conoscere, amare e ammirare e, nel descriverla con maestria, competenza e passione in pagine di grande eleganza, di aver acceso un faro su una pittrice rimasta troppo a lungo nascosta e oscurata nelle pieghe della storia dell’arte. (rita sacconi\aise)


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