Le vie dell’amicizia Lourdes-Loreto: il maestro Riccardo Muti e l'orchestra "Luigi Cherubini" si esibiscono in Francia

PARIGI\ aise\ - Il Santuario di Nostra Signora di Lourdes accoglierà lunedì prossimo, 11 luglio, alle 21, il primo dei concerti nell’ambito di “Le vie dell’amicizia Lourdes-Loreto”: un ponte di fratellanza attraverso l'arte e la cultura al Santuario di Lourdes, che si terrà nell’esplanade, la piazza antistante la basilica eretta fra fine Ottocento e inizio Novecento traendo ispirazione dalla simbologia del Rosario (e dall’architettura bizantina). Direttore del primo concerto, Riccardo Muti, che dirigerà l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. L’iniziativa, organizzata da Ravenna Festival con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Regione Emilia-Romagna e dell’Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia.
In questo caso l’appuntamento è organizzato con L’Offrande Musicale, rassegna che – mentre celebra la bellezza naturale e ricchezza culturale del dipartimento degli Alti Pirenei in cui si svolge – si impegna a favorire la partecipazione del pubblico disabile. Da questa collaborazione è maturato il coinvolgimento di Felix Klieser e Beñat Achiary. Klieser è un artista tedesco a cui la disabilità non ha impedito di diventare un eccezionale cornista che si esibisce in tour internazionali, mentre Achiary è un cantante basco che offrirà brani mariani nella propria lingua e in occitano, unendo idealmente i due versanti dei Pirenei. A Lourdes si esibiranno anche Les Chanteurs Pyrénéens de Tarbes e Les Chanteurs Montagnards de Lourdes: dopo tutto l’occitano è la lingua in cui, secondo il racconto della pastorella Bernadette, la Madonna le si rivolse nella grotta di Massabielle – l’accadimento che ha reso Lourdes una delle mete di pellegrinaggio e venerazione più importanti al mondo.
È una scintilla, la musica, con cui riaccendere il dialogo, offrire conforto, invitare alla speranza. Una scintilla che Le vie dell’Amicizia, il progetto di Ravenna Festival che dal 1997 visita luoghi simbolo della storia antica e contemporanea, porta quest’anno nei santuari mariani di Lourdes e di Loreto. Il lungo, doloroso e attonito silenzio della pandemia è arrivato anche lì; e lì Riccardo Muti guiderà la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro che unisce artisti italiani e ucraini nei due concerti previsti rispettivamente lunedì 11 e giovedì 14 luglio. Tra l’apertura del Magnificat di Vivaldi, con il soprano Arianna Vendittelli e il contralto Margherita Sala, e le voci di cento bambini che si levano nell’Ave verum corpus di Mozart, il programma abbraccia il Concerto n. 1 K 412 di Mozart affidato al cornista Felix Klieser, lo Stabat Mater e il Te Deum di Verdi, il canto di una donna e un bambino, un salmo della liturgia ortodossa, canti in basco e occitano, una processione… Così ai molti volti della sofferenza – di chi fugge un conflitto, di chi vive con una disabilità, di chi affronta la malattia, di chi piange i propri cari – risponde un ecumenico intreccio di voci, culture e spiritualità che trova unità nella più spontanea delle invocazioni: quella alla Madre, immagine di tutte le madri. Perché, come scriveva in Supplica a mia madre Pier Paolo Pasolini, a cui è dedicata la XXXIII edizione di Ravenna Festival, “Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore”.
“Venticinque anni fa rispondemmo alla chiamata di Sarajevo, città martire dilaniata da una guerra fratricida. Quel concerto è stato il primo dei ponti di fratellanza che abbiamo costruito, un pellegrinaggio che negli anni ha raggiunto città come Gerusalemme, Beirut, Mosca, Damasco, El Djem, New York subito dopo l’11 settembre, Nairobi, Redipuglia, Teheran, Kiev, Erevan…senza dimenticare il Concerto delle fraternità in cui si levò anche la voce del Dalai Lama – ha detto Riccardo Muti -. Oggi la pandemia ci ha reso forse ancor più consapevoli della nostra fragilità, dell’universalità dell’esperienza del dolore. Ma la sofferenza non è il solo linguaggio che non conosce confini. Mentre divampa un nuovo, lacerante conflitto, è la musica, capace di superare tutte le diversità di cultura, lingua, religione, a farsi ambasciatrice del nostro messaggio di pace e solidarietà. Per suggellare i concerti nei santuari dove da secoli accorre un’umanità ferita in cerca di conforto, ho scelto l’Ave verum corpus di Mozart, in cui risuona il dolore del mondo ma anche tutta la speranza di cui l’Uomo è capace”. (aise)