VERSO BUENOS AIRES

VERSO BUENOS AIRES

ROMA\ aise\ - Tra poche ore si aprirà a Buenos Aires l’83° Congresso Internazionale della Dante Alighieri, che per la prima volta si svolgerà all’estero, in Argentina. Ci sarà, ovviamente, insieme al presidente Andrea Riccardi, anche il segretario generale della Dante, Alessandro Masi. Lo abbiamo contattato alla vigilia della sua partenza, mentre si recava in aeroporto, e gli abbiamo chiesto il perché del tema scelto ed il suo significato: "Italia, Argentina, Mondo. L’italiano ci unisce". 

"Dobbiamo fare qualche passo indietro", ha esordito Masi, ricordando quando nel 2015 a Milano, durante l’ultimo Congresso, il presidente Riccardi scelse l’Argentina con "l’idea di portare fuori dall’Europa" e "mettere alla prova" non solo la lingua italiana ma l’intero "sistema italiano, che comprende lingua e cultura, ma anche industria, commercio e creatività". Per Masi e per la Dante "questa era la sfida, che in qualche maniera stiamo vincendo".
Una sfida che rientra in quel "nuovo essere presenti" di cui i vertici della Dante hanno parlato durante la loro audizione in Commissione Esteri alla Camera e dunque anche in quella volontà di creare maggior coesione tra la sede centrale e i suoi comitati all’estero. Lo ha confermato all’Aise il segretario generale Masi, spiegando che questa "è una parte del "fare sistema". L’altra parte risiede nel progetto "Vivere all’Italia", che ci vede uniti insieme al MAECI, al MiBAC, al Miur e alla Rai" e che "sta dando ottimi risultati".
Masi stesso è stato personalmente impegnato di recente in giro per il mondo, in missione nelle varie sedi della Dante. A Doha, in Qatar, per esempio, il segretario generale si è recato "su indicazione del presidente del Consiglio Conte che con il nostro presidente Riccardi ha concordato un’azione forte nell’ambito del golfo arabo, in Oman e soprattutto in Qatar". Proprio a Doha la Dante ha lavorato intensamente con le nostre autorità diplomatiche e con le autorità qatarine e – Masi lo ha detto "ufficialmente" all’Aise, "perché è una notizia di poche ore fa" – la Dante ha aperto un nuovo Comitato in Qatar.
Albania, Russia, Zambia, ma anche Tokyo e Buenos Aires. Quest’anno Alessandro Masi è stato impegnato in "decine e decine" di iniziative all’estero, molte delle quali realizzate insieme alla Farnesina, proprio all’insegna di quel fare sistema che ormai non vede più "rivali" la Società Dante Alighieri e gli Istituti Italiani di Cultura. "Viviamo oggi una nuova stagione di collaborazione con tutta la compagine diplomatica, consolare e culturale" della Farnesina, ha confermato Masi all’Aise. Una collaborazione "che prima non esisteva". Oggi invece, ha detto Masi, "possiamo scrivere una pagina nuova nella storia" dei rapporti con il Ministero.
"Fare sistema", dunque, attraverso una strategia diffusa, quella del "Vivere all’italiana", all’insegna di quel "soft power" o "potere soffice", come preferisce chiamarlo Masi usando la lingua italiana, di cui ormai anche la politica sembra aver compreso convenga puntare. "Ne parlerò anche durante il mio intervento al Congresso di Buenos Aires", ha annunciato Alessandro Masi, sottolineando "quanta importanza abbia avuto, ad esempio, per la Farnesina delegare alle opere d’arte della sua collezione la diplomazia culturale".
A Buenos Aires si delineeranno anche obiettivi e iniziative future, ma la volontà di azione dovrà poi fare i conti con il problema dei fondi. In questi ultimi anni la Dante ha potuto usufruire del Fondo straordinario per la promozione di lingua e cultura, "un contributo straordinario triennale che è stato in realtà impegnato per le spese ordinarie di promozione della lingua italiana", ha osservato Masi. Ora il futuro di questo fondo è incerto e a Masi abbiamo chiesto se la Dante abbia un piano B?
"Il presidente Riccardi, che è stato uno dei fautori del Fondo straordinario assieme ai vertici dei Beni Culturali dell’epoca, è convinto che non si possa tornare indietro". Nessun piano B, dunque, perché, ha detto senza mezzi termini Masi, "un eventuale ritorno ad uno status quo ante, ossia tornare da 2 milioni e 600mila a 400mila euro, sarebbe un suicidio" del quale qualcuno dovrebbe prendersi le proprie "responsabilità".
Al Congresso di Buenos Aires, come annunciato in audizione, sarà illustrato il nuovo piano di comunicazione della Dante Alighieri. Abbiamo chiesto al segretario generale di anticiparci qualcosa. "Il piano è stato predisposto assieme alla Rai", ci ha detto, con l’intento di racchiudere in un unico contenitore, ovvero "30 e più spot pubblicitari", "i settori produttivi, quelli più avanzati del benessere, della bellezza e quanto altro di buono esporta l’Italia". A questo piano di comunicazione se ne affianca uno "più alto", che si è concretizzato nella "Enciclopedia infinita", progetto nel quale la Dante ha coinvolto "i più grandi intellettuali italiani per dimostrare quanto l’Italia - dalla letteratura alla storia all’arte e alla cucina - sia fondamentale". Senza dimenticare "In Viaggio con Dante", ventuno ore di film, 100 film di 12 minuti l'uno, "che è la più grande opera mai realizzata sulla Divina Commedia".
Concluso il Congresso, il segretario generale e il presidente della Dante Alighieri si sposteranno a Rosario, Santa Fe, dove il 21 luglio inaugureranno la mostra "Lucio Fontana. Los Orígines", allestita sino al 21 agosto al Museo Castagnino. Alessandro Masi ha voluto sottolineare l’importanza dell’iniziativa, realizzata con il patrocinio del MiBAC e con la collaborazione del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e del Comitato della Dante di Rosario, per celebrare "il più grande testimonial dell’arte italiana del 20° secolo", l’unico artista italiano le cui opere sono ancora battute all’asta a "cifre altissime", sino a "27 milioni di euro". Ma non solo. Fontana, padre dello Spazialismo, noto in tutto il mondo per i suoi "tagli", nacque a Rosario nel 1895 da padre italiano e madre argentina. L’artista, ha detto Masi, è "il più italiano degli argentini e il più argentino degli italiani". Un simbolo della cultura italiana nel mondo, dunque, ma anche del "fortissimo" legame che unisce l’Italia ai Paesi di storica emigrazione.
Ciò non vuol dire che vi sia spazio per la retorica. Anche in Argentina, Paese con il maggior numero di cittadini con passaporto italiano (sfiorano i 900mila secondo i dati Aire) e con circa 25 milioni di oriundi, "l’italnostalgia sta diventando italsimpatia, estroversione". Alessandro Masi non ha dubbi: "il concetto entropico cambia perché cambia il mondo".
D’accordo con il presidente Riccardi, dal Congresso di Buenos Aires il segretario generale si aspetta che "il sistema empatico internazionale dell’Italia sia alla base di quella idea di italofonia che noi ci siamo sempre posti". Un sistema non paragonabile a quello ispanico, francofono o britannico, perché diversa è la storia dei nostri Paesi. Un sistema basato sul prestigio di cui cultura, stile e buon vivere italiano godono nel mondo e che attrae anche chi italiano non è. "Un sistema simpatico", appunto. (raffaella aronica\aise)


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