IL VICEMINISTRO DEL RE A FANPAGE.IT: PER L'EMERGENZA CORONAVIRUS RIMPATRIATI GIÀ 30MILA ITALIANI

IL VICEMINISTRO DEL RE A FANPAGE.IT: PER L

ROMA\ aise\ - “Dall'inizio dell'emergenza Coronavirus più di 30mila connazionali sono già rientrati in Italia da oltre 30 diversi Paesi e le operazioni di rimpatrio proseguono, con voli che riporteranno molti connazionali in Italia dall'Asia, dall'America Latina e dagli Stati Uniti”. Il viceministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Emanuela Del Re, fa il punto della situazione sul lavoro della Farnesina per fronteggiare l'epidemia in un'intervista rilasciata a Stefano Rizzuti di Fanpage.it.
Nel corso dell'intervista il viceministro “fornisce tutte le istruzioni utili per gli italiani che vogliono rientrare nel Paese e si sofferma anche sull'attività dei cooperanti in tutto il mondo in relazione all'emergenza in corso. Del Re, inoltre, esprime preoccupazione per l'impatto del Coronavirus in “contesti di conflitto come la Siria, lo Yemen e la Libia”. Infine, altro timore è quello legato alla diffusione nel continente africano: “Sappiamo già che la maggior parte dei Paesi colpiti non dispone di strutture sanitarie adeguate e di solidi sistemi di pianificazione nazionale per affrontare tale sfida”.
D. Quanti sono, a oggi, gli italiani ancora all’estero che sono rimasti bloccati a causa del Coronavirus?
R. Non è facile fare una stima precisa degli italiani rimasti bloccati all’estero. Le nostre rappresentanze consolari hanno avviato già da alcune settimane un “censimento” degli italiani presenti nei Paesi di rispettivo accreditamento, ma le liste sono in continuo aggiornamento e cambiano di ora di ora. All’inizio della pandemia le persone che si trovavano temporaneamente all’estero per motivi di studio, lavoro, turismo e che non erano iscritti all’AIRE erano decine di migliaia. Più di 30mila connazionali sono già rientrati da oltre 30 Paesi con voli, navi e altri mezzi di trasporto messi a disposizione da compagnie private grazie all’azione diplomatica della Farnesina e delle nostre Ambasciate. Non si può sapere chi si trova all’estero temporaneamente e dove, se non lo ha segnalato. Per questo l’Unità di Crisi funziona in base alle segnalazioni che arrivano. La sala operativa dell’Unità di Crisi è stata rafforzata ed è operativa 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Vorrei aggiungere però, che in questo momento di crisi che gli italiani all’estero che desiderano rientrare in qualche caso vivono con estrema apprensione, non dimentichiamo che ogni singolo caso è importante e che si tratta di persone, non di numeri.
D. Sono previste nuove operazioni di rimpatri? Quanti italiani dovrebbero tornare nei prossimi giorni/settimane?
R. Certamente. Le operazioni di rimpatrio sono tuttora in corso e non si fermano. La nostra rete percepisce le richieste che arrivano dai vari Paesi e la Farnesina consulta le compagnie aeree per organizzare dei voli che partono vuoti e riportano in Italia i connazionali. Sono già previsti altri voli per il rientro dei connazionali dal sud-est asiatico, dall’America Latina, dagli Stati Uniti e giornalmente continuano ad atterrare aerei dalle principali capitali europee che oltre a rimpatriare i nostri connazionali che si trovavano a Londra, a Parigi, a Francoforte, Monaco, Bruxelles, fungono da hub e aeroporti di scalo per chi proviene dagli altri continenti da cui è possibile rientrare, se le condizioni lo consentono, con combinazioni di voli operati da compagnie straniere.
D. A quali procedure dovranno sottoporsi gli italiani che tornano dall’estero?
R. Chiariamo innanzitutto che possono rientrare dall’estero i cittadini italiani non residenti all’estero e i cittadini stranieri residenti in Italia che abbiano una “assoluta urgenza”. È quindi consentito il rientro dei cittadini italiani o degli stranieri residenti in Italia che si trovano all’estero in via temporanea (per turismo, affari, studio o altro). È ugualmente consentito il rientro in Italia dei cittadini italiani costretti a lasciare definitivamente il Paese estero dove lavoravano o studiavano (perché, ad esempio, sono stati licenziati, hanno perso la casa, il loro corso di studi è stato definitivamente interrotto). Una volta entrati nel territorio nazionale dovranno raggiungere la propria casa nel minore tempo possibile. Secondo l’ultimo decreto dei ministeri di Infrastrutture e Salute, possono fare rientro solo con mezzi privati e non con mezzi pubblici. In caso di particolare disagio è possibile noleggiare un’auto. È possibile per un convivente andare a prendere chi rientra dall’estero. Ribadiamo che chiunque entri in Italia deve porsi in auto-quarantena. Una volta rientrati, bisogna avvisare l’Azienda Sanitaria Locale competente e l’isolamento può essere trascorso anche in un luogo diverso dalla propria abitazione. Se qualcuno, arrivando in Italia, non ha un luogo dove trascorrere la quarantena o non riesce a raggiungerlo, allora deve trascorrere il periodo di isolamento in un luogo deciso dalla Protezione Civile, con spese a carico dell’interessato.
D. Lei ha la delega alla cooperazione internazionale: qual è la situazione dei cooperanti italiani nel mondo? Sono ancora tanti quelli all’estero?
R. Secondo le stime delle stesse Reti delle Organizzazioni della Società Civile (OSC), sarebbero circa 1.500 i cooperanti attivi in varie parti del mondo. Tuttavia, devo dire che parlare di numeri in questo contesto non è sempre facile. Peraltro, non tutti i cooperanti sono contemporaneamente all’estero, poiché vi è una rotazione: alcuni sono rientrati, molti hanno scelto di restare, altri sono rimasti nei Paesi d’intervento per le limitazioni ai voli. Laddove necessario il MAECI fornirà assistenza agli operatori del settore umanitario e della cooperazione come a tutti gli altri connazionali. A tal riguardo vorrei segnalare che è stata avviata una intensa opera di sensibilizzazione sia con i Paesi che hanno già chiuso le frontiere e gli spazi aerei sia con le compagnie aeree italiane per organizzare voli speciali su base commerciale per il rientro dei nostri connazionali.
D. Ci sono attività dei cooperanti legate anche all’emergenza Coronavirus?
R. Le Nazioni Unite e il movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa si sono mobilitati per mettere in campo azioni di prevenzione del contagio, rafforzamento dei servizi sanitari nei Paesi fragili e di continuità e rafforzamento delle operazioni di assistenza umanitaria già programmate. Sono particolarmente preoccupata per l’impatto che il coronavirus potrà avere in contesti di conflitto, penso alla Siria, allo Yemen o alla Libia, dove la tregua umanitaria stenta ad affermarsi e le strutture sanitarie sono state fortemente compromesse da anni di conflitto. Ancora, in alcuni Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, come nel caso del Sahel, dove già persistono epidemie e malnutrizione cronica e dove le condizioni di sicurezza ancora precarie mettono a dura prova la capacità di risposta sanitaria di molti Paesi. E, più in generale, sono preoccupata per tutte le crisi umanitarie che hanno prodotto ingenti flussi di rifugiati, da quella venezuelana a quella siriana a quella del popolo Rohingya, ancora nei campi profughi in Bangladesh. In questi giorni la cooperazione italiana sta mettendo a punto un pacchetto di misure di interventi umanitari in risposta agli appelli delle Nazioni Unite e della Croce Rossa e a sostegno dell’azione delle OSC, adattando progetti in corso alla nuova emergenza Coronavirus, convertendo progetti che non si possono realizzare nelle circostanze attuali e identificando alcune mirate misure di emergenza per rafforzare le campagne di prevenzione e comunicazione nel settore dell’igiene. Per quanto riguarda l’operatività dei progetti, tutto ciò che può ragionevolmente e in assoluta sicurezza proseguire, verrà continuato. La cooperazione italiana conduce già da tempo interventi che sono utili anche alla gestione anche di questa pandemia. Non va dimenticato, ad esempio, che in Africa epidemie molto più letali del Coronavirus sono all’ordine del giorno: dalla malaria alla febbre gialla, alla esplosione di Ebola in Congo e Camerun. Nel caso specifico, quando si parla di interventi ad hoc per il Coronavirus ci si riferisce anche alla riprogrammazione di fondi già esistenti, i quali in questa circostanza vengono orientati sulle emergenze sanitarie.
D. Uno dei timori, anche dell’Oms, è quello di un contagio sempre più esteso in Africa: qual è la situazione nel continente e ci sono i mezzi per affrontare un’eventuale epidemia?
R. Gli ultimi dati dell’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Africa mostrano che l’epidemia di Coronavirus inizia a diffondersi in maniera preoccupante anche nel continente africano. Ad oggi risultano oltre 4.500 casi confermati in 46 Paesi del continente, tra cui i più colpiti sono al momento il Sud Africa, l’Egitto, l’Algeria, il Marocco, la Tunisia e diversi Paesi dell’Africa Occidentale, in particolare Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ghana e Senegal. Il numero totale delle persone decedute a causa del virus è di 131, dato che corrisponde a un tasso di mortalità del 2,8% sul totale dei casi confermati. La quantificazione dei mezzi necessari per fare fronte ad una eventuale epidemia dipenderà dall’evoluzione dei contagi nei prossimi giorni, ma sappiamo già che la maggior parte dei Paesi colpiti non dispone di strutture sanitarie adeguate e di solidi sistemi di pianificazione nazionale per affrontare tale sfida.
D. L’Italia da quali Paesi sta ricevendo più supporto a livello sanitario e di invio dei dispositivi come nel caso delle mascherine?
R. Lasciatemi dire che non si tratta di una gara a chi dona di più e non stiamo creando una graduatoria degli aiuti che riceviamo da ogni Paese. Quella che stiamo vivendo è una pandemia globale, un problema di tutti. L’Italia, anche in virtù di una politica estera da sempre dialogante e inclusiva, ha ricevuto grande solidarietà dall’Europa, da tutto il mondo, raccogliendo i frutti dell’amicizia che noi stessi abbiamo dimostrato in altri momenti. Ma questa solidarietà globale, che deve coinvolgere tutti viaggiando a livello sia multilaterale sia bilaterale, dovrà continuare ancora a lungo. Il mondo è interconnesso e interdipendente e mai come ora ne abbiamo la prova. Solo uniti e senza coltivare nuove divisioni, il mondo supererà questa crisi e le sue conseguenze. Noi stessi saremo ancor chiamati a dare aiuti, per il bene di tutti, e non ci tireremo indietro”. (aise)


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