Africa, sport e comunicazione: non serve un campione per battere gli stereotipi

ROMA\ aise\ - La guerra al primo posto, quando si parla di Africa, ma lo sport prova a offrirne un'immagine diversa. In occasione dell'Africa Day, Amref Health Africa-Italia, in collaborazione con Osservatorio di Pavia, ha presentato la terza edizione di "Africa MEDIAta", dati e analisi su come e quanto i media italiani raccontano l’Africa e gli africani. Per l’edizione 2022 il focus speciale è dedicato a due eventi sportivi: i Giochi Olimpici di Tokyo e la Coppa d'Africa. Sotto la lente anche i profili social delle squadre di A, per monitorare le tematiche dell’identità e della lotta al razzismo.
"Gli sportivi italiani che hanno discendenza, nascita e storia in Africa, sono in assoluto i migliori portabandiera per combattere il razzismo e l'afrofobia" ha dichiarato Giovanni Malagò, Presidente del CONI - che ha ospitato l'evento di presentazione del report. Nello stesso video-messaggio, Marcell Jacobs – velocista italiano, nato negli Stati Uniti da madre italiana e padre afroamericano, citato nella ricerca Africa MEDIAta – ha dichiarato che nello sport “tutti partono dalla stessa linea di partenza, senza alcuna diversità”.
Quotidiani
Nell’analisi delle prime pagine di sei testate dal 01 marzo 2021 al 28 febbraio 2022, l’Africa è apparsa in media, ogni mese, 16 volte. Per il 68% le notizie raccontano l’Africa qui (notizie ambientate in Italia o in altri Paesi occidentali). Tra i temi trattati, oltre alle migrazioni, trovano spazio le accuse di razzismo mosse da Meghan Markle alla corte reale inglese; le polemiche suscitate dalla decisione dei calciatori della Nazionale azzurra di non inginocchiarsi (e poi, cambiando idea, di inginocchiarsi) come gesto di protesta contro il razzismo durante i campionati Europei. Il restante 34% è dedicato all’Africa là. “Guerra e Terrorismo” la categoria di notizie più presenti, tra queste l’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci nella Repubblica Democratica del Congo.
Tg e programmi Tv
La stessa percentuale di “Africa qui” e “Africa là”, la ritroviamo nei notiziari di prima serata dello stesso periodo, a ribadire che al di fuori delle condizioni di prossimità (migrazione) o di emergenzialità, il silenzio sull’Africa è quasi assoluto. Come rilevato nei rapporti precedenti, anche durante il 2021 nei Tg un ruolo importante nella narrazione del Continente è affidato ai racconti di guerra e terrorismo, il 23%. Nel 2021 (1° gennaio - 31 dicembre) sono stati analizzati 90 programmi tv di infotainment, delle sette reti generaliste. Dove si ha, in media, un riferimento all’Africa ogni 63 ore di programmazione. Al primo posto sempre guerra e terrorismo, seguito da ambiente/cultura/turismo e poi dal Covid-19.
Tokyo
L’Africa nei Giochi Olimpici di Tokyo è stata analizzata attraverso tre tipi di media (programmi tv, stampa, social network di atlete/i di origine africana). Su 384 atleti della delegazione italiana, 21 avevano origine africana o afroamericana. Negli occhi l’immagine di Paola Egonu, al momento della sfilata inaugurale con la bandiera del CIO, o le vittorie di Marcell Jacobs e Eseosa Fostine Desalu, che, riporta il report, sono occasione per esibire l’immagine di un’Italia aperta, che sa offrire opportunità a tutti. Nel complesso, la narrazione sportiva ha dimostrato di saper restituire un’immagine dell’Africa e degli africani o afrodiscendenti molto più favorevole rispetto a quella che domina in altre cornici informative. I principali temi correlati alla narrazione sportiva degli atleti italiani afrodiscendenti sono l’accoglienza, l’inclusione sociale e la multiculturalità.
La Coppa d’Africa, slittata per via della pandemia e disputata in Camerun nei mesi di gennaio e febbraio 2022, ha ricevuto per la prima volta un’ottima copertura giornalistica e televisiva nel nostro Paese, sebbene l’evento non sia riuscito a entrare nel dibattito sportivo mainstream, se non per gli effetti negativi prodotti sui campionati nazionali. Il racconto televisivo fatto della Coppa d’Africa vede un’assenza di stereotipi (calcio africano “fisico ed istintivo”).
Social e calciatori
Tra i 70 atleti africani e afrodiscendenti che giocano in Serie A, sono 4 quelli che ricoprono ruoli da protagonista nei profili Instagram delle 20 società: Osimhen, Abraham, Koulibaly, Kessié. Le rappresentazioni di questi giocatori non si differenziano da quelle degli altri. I canali social delle società sportive non veicolano luoghi comuni e stereotipi, ma potrebbero sfruttare maggiormente le proprie potenzialità per raggiungere vasti pubblici e promuovere apertamente messaggi e iniziative contro il razzismo.
"Lo sport dei Giochi Olimpici ci ha mostrato un'Italia diversa, dove gli afrodiscendenti erano parte integrante della nazionale italiana, contribuendo a importanti medaglie. Ma quanto quell'immagine così forte e diffusa riflette la nostra realtà?" si chiede Paola Crestani - Presidente di Amref Health Africa in Italia -. "Non possiamo accettare l'idea che gli africani e afrodiscendenti possano essere ben visti solo quando vincenti. Quel divario tra immagine in mondovisione della nostra Italia multietnica e quella reale, dove una legge di cittadinanza langue da anni, deve essere colmata. Il cambiamento è in atto, cresce come crescono i bambini afrodiscendenti nelle nostre classi. Quanto possiamo ancora rifiutarci di vederlo, costringendo ad un limbo quei bambini e quei giovani in cerca d’identità e diritti? Il nostro obiettivo, come Amref, è contribuire all'inclusione e combattere le discriminazioni, con azioni di comunicazione, sensibilizzazione e progetti sul territorio. Lo sport e i media sono degli alleati potenti”.
CONI
L'evento è stato aperto da un monologo di Sonny Olumati, del movimento Italiani senza cittadinanza, afrodiscendente nato a Roma ma ancora senza passaporto italiano. L'attivista, insieme ad altri ballerini, si è esibito in una performance di breakdance, prossima disciplina ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. A presentare l'evento Massimo Bernardini, giornalista e conduttore di Tv Talk, e Federica Lodi, giornalista di Sky Sport. Sono intervenuti: Paola Crestani, Amref Health Africa Italia; Giuseppe Milazzo, Osservatorio di Pavia; Riccardo Cucchi, Giornalista Cronista Sportivo; Roberto Natale, Rai Per il Sociale; Valerio Piccioni, Gazzetta dello Sport; Luca e Marcello Lucini, Registi; Maria Benedicta Chigbolu, Olimpica di Atletica leggera; Danielle Madam, atleta; A.S.D. Pallamano B. Cellini Padova.
Non serve un campione. Accanto al Report, Amref, con il patrocinio del CONI, ha lanciato la campagna "Non serve un campione, per battere gli stereotipi", a cui hanno aderito gli atleti presenti in sala e altri "testimonial speciali", impegnati sul campo e nella vita per questa causa: Giovanni Soldini (navigatore), Raphaela Lukudo (velocista), Alessandro Florenzi (calciatore), Paolo Dal Molin (Olimpico di Atletica Leggera), Max Sirena (skipper e Team Director Luna Rossa Prada Pirelli Team), Giancarlo Fisichella (pilota F1 GT Endurance), Francesco Gambella (canoista), Felix Afena-Gyan (calciatore), Martin Castrogiovanni (rugbista), Daisy Osakue (discobola e pesista), Hervè Barmasse (alpinista). La campagna - da cui è nato uno spot, realizzato dai registi Marcello e Luca Lucini – sta passando attraverso i canali Rai, grazie al sostegno di Rai per il Sociale, e La7 nella settimana 23-29 maggio.
Amy e le pallamaniste di Padova
Accanto al sostegno dei campioni, la campagna raccoglie storie quotidiane. Dalle ragazze della Serie A1 della Pallamano Cellini di Padova - dove dieci atlete su 13 sono afrodiscendenti, alcune nel giro della Nazionale-, passando per Amy Lasu, la capitana della nazionale di calcio di uno dei Paesi più colpiti da tensioni e conflitti, il Sud Sudan. Queste storie e molto altro - come un cameo di Riccardo Cucchi – sono raccontante nell’edizione speciale del podcast “Io sono una voce”, prodotto da Amref Italia, disponibile per l’ascolto sulle principali piattaforme streaming. (aise)