Chiesa profuga: il Report 2022 su sfollati interni e rifugiati

ROMA\ aise\ - Lo sfollamento dei cristiani dalle loro case e comunità è una strategia deliberata di persecuzione religiosa, volta a cancellare la presenza della cristianità dalle regioni in cui la persecuzione è più intensa. È quanto emerge da un nuovo report dell'agenzia Porte Aperte/Open Doors (attiva nel sostegno ai cristiani perseguitati), dal titolo “Chiesa Profuga: Report 2022 su sfollati interni e rifugiati”, pubblicato in vista della Giornata Mondiale del Rifugiato e in concomitanza con le ultime cifre dell’UNHCR, secondo cui sono 100 milioni le persone sfollate nel mondo. Il report preliminare esamina la portata e la natura della persecuzione religiosa nei confronti degli sfollati interni e dei rifugiati.
"Per avere un quadro completo sulla persecuzione religiosa, dobbiamo guardare sia alla Chiesa in patria che a quella in fuga”, afferma Helene Fisher, specialista di persecuzione globale di genere di Porte Aperte. “Parte di questa strategia deliberata consiste nel dividere le comunità religiose. Lo sfollamento non è solo un sottoprodotto della persecuzione, ma in realtà, in molti casi, è una parte intenzionale di una strategia più ampia per sradicare il cristianesimo dalla comunità o dal Paese".
In 58 dei primi 76 Paesi della World Watch List di Porte Aperte, i cristiani dichiarano di essere stati forzatamente sfollati dalle proprie case a causa della propria identità religiosa, come fattore unico o contributivo. Quasi la metà degli sfollati interni (46%) proviene da 5 Paesi ( Siria, Afghanistan, RDCongo, Colombia e Yemen), tutti presenti nella lista dei Paesi dove più si perseguitano i cristiani. Più di 2/3 dei rifugiati (68%) proviene da 5 Paesi (Siria, Venezuela, Afghanistan, SudSudan e Myanmar) in cui si sperimenta un livello alto di discriminazione e persecuzione. Considerando la forte sovrapposizione tra Paesi di provenienza dei rifugiati e Paesi noti come peggiori violatori della libertà religiosa al mondo, una migliore comprensione del ruolo dell’identità religiosa è di vitale importanza per venire incontro alle necessità di chi fugge, in particolare delle minoranze cristiane.
Questo report preliminare (un primo importante passo per aprire un dibattito su questo fenomeno) evidenzia come in molti contesti i cristiani abbiano maggiori probabilità di essere costretti ad abbandonare la propria casa o il proprio Paese e di subire violenze psicologiche e fisiche una volta sfollati, a causa della propria identità e attività religiosa. Il loro bisogno di protezione è spesso poco compreso o persino volutamente ignorato. Consapevoli di queste complessità, così come della carenza di ricerche su questo argomento fino ad oggi, i risultati preliminari emersi dal rapporto illustrano come l'identità religiosa possa contribuire alla decisione di una persona di fuggire.
Qualche dato
Lo sfollamento dei cristiani dalle loro case o comunità è una deliberata strategia di persecuzione religiosa.
Sebbene lo sfollamento venga talvolta percepito come un involontario effetto secondario della persecuzione, in molti casi è intenzionale e può essere parte di una strategia per sradicare completamente il cristianesimo da un villaggio, una regione o una nazione. In alcuni casi si tratta di una strategia dichiarata e pubblica, in altri è invece segreta e informale.
La persecuzione religiosa non si ferma necessariamente alle frontiere. Il quadro globale della persecuzione religiosa è parziale, se ci si limita a considerare la Chiesa statica. I cristiani costretti a spostarsi possono subire persecuzione religiosa in qualsiasi fase del loro viaggio e di conseguenza affrontare sfide legate alla loro fede.
Lo sfollamento allontana gli individui e le famiglie dalle reti sociali e comunitarie. L’allontanamento dalla comunità può essere una delle più grandi minacce alla resilienza dei cristiani e al loro senso di identità. Oltre ad aver perso le proprie abitazioni, perdono anche le reti pratiche di sostegno sociale o finanziario e di protezione. La separazione dai membri della famiglia costituisce un'ulteriore sfida.
Sfollati interni e rifugiati cristiani affrontano continue e nuove sfide nel contesto dello sfollamento; in primo luogo, violenza psicologica e insicurezza fisica. Sebbene tutti gli sfollati interni e rifugiati affrontino queste sfide, la forma e l’intensità possono essere determinate dalla loro fede e attività cristiana. Si tratta di situazioni di diverso tipo, da gruppi religiosi violenti che prendono di mira i cristiani sfollati, al trauma che chi si converte al cristianesimo porta con sé a causa della violenza e del rigetto da parte della famiglia.
Le esperienze dei cristiani sfollati sono plasmate dagli ulteriori strati di vulnerabilità di ciascuno, strati di cui si compone la persecuzione religiosa stessa. L’età, il genere, il credo di provenienza, l’etnia o la posizione pubblica di una persona possono influire sull’intensità e sulla forma di persecuzione incontrata.
I principali agenti che determinano lo sfollamento per motivi religiosi sono le famiglie, i funzionari governativi, i membri della comunità e i gruppi religiosi violenti. L’azione di molteplici agenti in sinergia può dare luogo a un intreccio di pressioni da fonti diverse, fino a costringere le persone a fuggire. Questi elementi possono variare anche in base al credo di provenienza dell'individuo.
L'impatto a lungo termine dello sfollamento può cambiare radicalmente il volto di un Paese per generazioni. Ad esempio, in Iraq c'era più di un milione di cristiani prima che Saddam Hussein salisse al potere. Ora sono solo 166.000. Il numero di cristiani è diminuito durante il suo governo, ma la persecuzione nella regione è aumentata bruscamente dopo il 2003 e le pressioni sono arrivate al culmine nel 2014 con l'ascesa dell'ISIS.
Eva Brown, Senior Specific Religious Persecution Analyst di Open Doors, aggiunge: "in alcuni casi, i governi e persino le organizzazioni internazionali con buone intenzioni possono purtroppo essere complici nell'intensificare la discriminazione contro i cristiani sfollati. Ecco perché la consapevolezza di questa vulnerabilità a più livelli è vitale, in modo da poter affrontare al meglio i bisogni degli sfollati e dei rifugiati emarginati". Il report è disponibile qui.(aise)