Don Bosco: drammatica seconda ondata da Covid in India

ROMA\ aise\ - “La seconda ondata di covid-19 in India e in particolare a Delhi è violentissima. Ogni telefonata che riceviamo è una disperata richiesta di aiuto o viene fatta per informarci della morte di qualcuno. Abbiamo perso molti dei nostri amici e parenti del personale. Pochi membri dello staff sono critici, ma molti sono risultati positivi”. Inizia così la terribile lettera che le Missioni Don Bosco ha ricevuto pochi giorni fa da padre Biju Akkilettu, Figli di Don Bosco in India. La “variante indiana”, infatti, sta travolgendo l’intero paese, le autorità sanitarie non hanno ancora accertato se la nuova grave ondata sia dovuta a una variante più contagiosa o se alle riaperture premature e agli eventi sportivi e religiosi che hanno coinvolto milioni di persone. Alcuni analisti sostengono che la gestione dell’emergenza negli ultimi mesi non è stata ottimale, altri concordano che il problema non riguarda solo le misure anti-contagio, ma anche il sistema sanitario indiano, in difficoltà da più di venti anni.
Negli ultimi giorni sono stati riscontrati più di 400 mila casi e circa 3.500 morti al giorno, il numero più alto registrato ad oggi in tutto il mondo dall’inizio della pandemia. Nella capitale tutti gli ospedali sono in crisi, non si trovano letti disponibili, le persone sono ammassate nei corridoi, mancano le attrezzature e l’ossigeno.
Fino a un mese fa, i più ricchi, le persone benestanti, riuscivano a trovare un letto disponibile in ospedale o un medico che potesse andare a fare assistenza domiciliare, ma ora tutti sono sulla stessa barca, neppure i soldi possono salvare vite a causa della mancanza di personale e attrezzature come i respiratori. La violenza di questa ondata sta colpendo tutti i ceti sociali, ma ovviamente la popolazione emarginata è quella che sta soffrendo di più: le famiglie povere delle baraccopoli, i bambini degli slum, coloro che vivono per strada, i migranti, le persone con disabilità… Persone già svantaggiate e vulnerabili prima della pandemia.
Continua padre Biju:
“è una situazione davvero grave, stiamo cercando di fare del nostro meglio per raggiungere le persone in tutti i modi possibili. Sulla base delle richieste di aiuto che riceviamo ogni giorno e secondo la nostra valutazione, abbiamo preparato un piano di azione di emergenza a sostegno delle persone vulnerabili in questo contesto di disastro sanitario. Vi chiediamo di supportarci, anche una considerazione parziale di questo progetto potrebbe salvare la vita di molte persone”.
I salesiani dell’India sono partiti con le prime distribuzioni di aiuti da diciotto slum di Delhi, megalopoli da più di 16 milioni di abitanti. (aise)