Grandi (Unhcr): in troppi Paesi le relazioni tra persone dello stesso sesso sono ancora illegali

GINEVRA\ aise\ - “Oggi, nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia (IDAHOTB), è importante portare all’attenzione tutte le persone costrette a fuggire a causa di una specifica forma di persecuzione e discriminazione: quella basata sul loro orientamento sessuale, identità o espressione di genere o caratteristiche sessuali”. Così l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, ricordando che “in troppi Paesi le relazioni tra persone dello stesso sesso sono ancora illegali. In alcuni di essi tali relazioni sono punibili con la morte. Ci sono Paesi che hanno adottato leggi che discriminano le persone LGBTIQ+. Alcuni di essi si rifiutano – o non sono in grado – di proteggere coloro che subiscono o sono a rischio di violenze e abusi da parte di bande o gruppi omofobi, dalle loro comunità e talvolta anche dalle loro stesse famiglie”.
Di fronte a questa realtà, continua Grandi, “molte persone LGBTIQ+ non hanno altra scelta che fuggire. Tuttavia, anche quando cercano sicurezza, spesso continuano ad affrontare rischi, tra cui la violenza o l’abuso sessuale. La discriminazione è spesso l’unica cosa che i rifugiati LGBTIQ+ non possono lasciarsi alle spalle: in molti casi li segue oltre confine, mentre continuano a incontrare ostacoli nel trovare un posto sicuro dove vivere, un lavoro o persino un medico. Ecco perché – spiega – l’UNHCR ha raddoppiato il suo impegno per proteggere l’autonomia, la capacità di agire e i diritti di tutte le persone LGBTIQ+ costrette a fuggire e apolidi”.
“Oggi – continua Grandi – rendo onore alla resilienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo LGBTIQ+ di tutto il mondo che cercano di ricostruirsi una vita in sicurezza e pace e insisto nel chiedere ai Paesi di tenere le porte aperte a tutti coloro che hanno bisogno di sicurezza incoraggiandoli a farlo anche per le persone LGBTIQ+ in fuga. Voglio rendere omaggio in modo particolare alle organizzazioni per i diritti delle persone LGBTBIQ+, molte delle quali guidate da persone rifugiate, che operano sul campo e sostengono coloro che cercano protezione. Queste organizzazioni coraggiose e determinate sono spesso le prime ad accogliere le persone che sono fuggite e continuano ad aiutarle ad adattarsi alle loro nuove comunità”.
“Ma – conclude – non possiamo lasciarle sole a svolgere questo lavoro fondamentale. Ognuno di noi ha la responsabilità di contrastare l’omofobia, la transfobia e la bifobia e di realizzare un mondo in cui tutte le persone LGBTIQ+ non abbiano bisogno di fuggire e possano vivere a casa loro in sicurezza e dignità e con orgoglio”. (aise)