L’Unhcr raccomanda la cessazione dello status di rifugiato per gli ivoriani

GINEVRA\ aise\ - L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, raccomanda agli Stati che accolgono rifugiati ivoriani di porre fine al loro status di rifugiato agevolandone il rimpatrio volontario e il processo di reintegrazione, oppure l’acquisizione di un permesso di soggiorno illimitato o della cittadinanza per naturalizzazione per quanti desiderino restare nel Paese di accoglienza.
“Alla luce dei cambiamenti fondamentali e duraturi occorsi in Costa d’Avorio, sono lieto di raccomandare la generale cessazione dello status di rifugiato per i rifugiati ivoriani, a decorrere dal 30 giugno 2022”, ha dichiarato l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, Filippo Grandi, all’inizio della 72a sessione annuale del Comitato Esecutivo dell’UNHCR tenutasi questa settimana.
La raccomandazione di applicare le clausole di cessazione enunciate dalla Convenzione del 1951 sui Rifugiati si basa su un’analisi approfondita della situazione in Costa d’Avorio. Essa prevede misure concrete volte a promuovere soluzioni durature per i rifugiati ivoriani facilitandone il ritorno volontario e la reintegrazione nel Paese di origine, e l’opportunità di ottenere un permesso di soggiorno illimitato o di acquisire la cittadinanza per naturalizzazione, in particolare per quanti abbiano instaurato forti legami col proprio Paese di accoglienza. Ai rifugiati che continuino a necessitare di protezione internazionale sarà riconosciuto il diritto di richiedere l’esenzione dagli effetti della cessazione, mediante procedure che riflettano le tutele sancite dal diritto internazionale.
Secondo i dati a disposizione dell’UNHCR, attualmente, nel mondo, vi sono all’incirca 91.000 rifugiati e richiedenti asilo ivoriani. Circa 51.000 vivono in Africa occidentale – di cui 33.000 nella sola Liberia — e altri 22.000 in Europa.
L’UNHCR ha accolto con favore gli impegni assunti dagli Stati nell’ambito della Strategia di soluzioni globali per i rifugiati ivoriani durante la riunione annuale del Comitato Esecutivo dell’UNHCR tenutasi a Ginevra questa settimana.
“Sono grato al governo della Costa d’Avorio e a quelli di Ghana, Guinea, Liberia, Mali, Mauritania e Togo, per essere stati di esempio mostrando la volontà politica di implementare una strategia globale volta a conseguire soluzioni a favore dei rifugiati ivoriani, alcuni dei quali vivono in contesti di migrazione forzata da decenni”, ha affermato Grandi. “Questo sforzo profuso su scala regionale merita il plauso dell’intera comunità internazionale”.
Dal 2011, circa 290.000 rifugiati ivoriani presenti in Africa occidentale hanno fatto volontariamente ritorno in Costa d’Avorio. Un sondaggio condotto dall’UNHCR nella regione mostra che il 60 per cento dei rifugiati ivoriani rimasti desidera fare ritorno alla propria terra. Il 30 per cento è ancora indeciso, mentre il 10 per cento ha scelto di restare nel Paese di accoglienza.
L’UNHCR sta organizzando trasferimenti dalla Liberia con cadenza settimanale per aiutare gli ivoriani che desiderano fare ritorno a casa. Dalla fine di agosto, circa 5.000 rifugiati si sono ricongiunti a membri della propria famiglia, alcuni dei quali non si rivedevano da decenni. L’UNHCR, inoltre, sta assicurando sostegno finanziario ai rifugiati di ritorno per agevolarne la reintegrazione.
I cittadini ivoriani sono dovuti fuggire da due guerre civili tra il 2002 e il 2007 e tra il 2011 e il 2012. Migliaia, inoltre, sono fuggiti nei Paesi vicini nel 2020, per il timore di violenze legate alle elezioni presidenziali e a quelle parlamentari.
L’UNHCR è impegnata ad assicurare assistenza alla Costa d’Avorio e ai Paesi di accoglienza nell’implementazione della raccomandazione sulla clausola di cessazione e continua a svolgere attività di advocacy affinché gli Stati rilascino ai rifugiati documenti di stato civile, di identità e di viaggio. In Costa d’Avorio, tale documentazione include i certificati di nascita, utili affinché le persone possano iscriversi a scuola, ottenere carte d’identità nazionali, e votare.
È di fondamentale importanza che gli Stati e altri attori sostengano appieno l’implementazione di tali soluzioni in tempi ragionevoli e mediante un’azione concertata, per facilitare l’inclusione sociale e ridurre il rischio di apolidia. (aise)