RD Congo: la condanna dell’Unicef per l'ultimo episodio di violenza contro i bambini

GINEVRA\ aise\ - Ci sarebbero almeno 14 bambini, tra cui cinque bambine, tra le persone uccise dai miliziani nel corso delle ultime violenze contro i civili sfollati nella provincia di Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Questi i drammatici dati riportati dall’Unicef, secondo cui altri 56 bambini - tra cui 32 ragazze - sono stati separati dai loro genitori o da chi si prende cura di loro a causa dell'attacco avvenuto domenica notte - attribuito a ribelli armati - nel villaggio di Drodro.
Almeno 26 persone sono state uccise. La violenza è l'ultima di una serie di attacchi contro i civili nella zona, un attacco simile è avvenuto recentemente nel vicino territorio di Djugu.
Si teme che il numero di bambini feriti, rapiti o separati continuerà ad aumentare finché la sicurezza e l'accesso all'area non miglioreranno. Almeno un bambino è in ospedale per le ferite riportate durante l'attacco.
L’Unicef stima che 50.000 persone già sfollate - tra cui 27.000 bambini - siano state costrette a fuggire dai loro campi nella città di Roe a causa delle recenti violenze. Crescono le preoccupazioni per la loro mancanza di accesso all'acqua, al cibo e al riparo.
"L'attacco di domenica è stato solo l'ultimo orribile episodio per i bambini e le loro famiglie nella RD Congo orientale", ha dichiarato il rappresentante dell'UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo, Edouard Beigbeder. "La nostra prima priorità è assicurarci che i bambini colpiti da questo spaventoso episodio abbiano accesso immediato al sostegno e ai servizi di base. Abbiamo poi bisogno di fornire un aiuto a lungo termine alle comunità colpite da tale violenza".
Secondo le stime dell’agenzia, più di 3 milioni di bambini sono stati sfollati nell'est della RD Congo; nel caos molti potrebbero essere stati uccisi, feriti o separati dalle loro famiglie. Gli attacchi dei combattenti che usano machete e armi pesanti in tutto l'est hanno costretto intere comunità a fuggire con solo pochi averi.
Intere famiglie - compresi bambini - sono state uccise a colpi di machete, centri sanitari e scuole sono stati saccheggiati e interi villaggi dati alle fiamme, riporta ancora l’Unicef. Recentemente è stato riferito che un centro sanitario all'interno del campo di Drodro è stato saccheggiato, l'ultimo di una serie di episodi che rappresentano gravi violazioni dei diritti dei bambini.
L'Unicef, attraverso il suo programma di risposta rapida, sta lavorando a stretto contatto con i partner umanitari per distribuire migliaia di beni di prima necessità alle famiglie sfollate, compresi teloni e kit sanitari e igienici.
Ma ci sono poche probabilità che gli sfollati possano tornare nelle loro case nonostante le operazioni militari congolesi per eliminare i gruppi armati attivi in tutta la provincia di Ituri.
L'Unicef sta chiedendo urgentemente risorse per assistere i nuovi sfollati, la maggior parte dei quali sono bambini e donne, che hanno subito gravi violazioni dei diritti umani, tra cui stupri, rapimenti e mutilazioni. L'Unicef ha urgente bisogno di raccogliere più fondi per far fronte a una continua tragedia umanitaria.
Una priorità chiave è quella di riunire i bambini separati dalle loro famiglie e reclutati nei gruppi armati. È anche fondamentale fornire un migliore accesso per gli sfollati alle necessità quotidiane di base, tra cui l'assistenza sanitaria, la nutrizione, il sostegno psicosociale, l'acqua potabile e l'istruzione.
Un rapporto dell'agenzia pubblicato all'inizio di quest'anno ha esortato la fine del conflitto che ha causato una delle peggiori crisi umanitarie del mondo, spingendo 1,6 milioni di persone a lasciare le loro case solo nei primi sei mesi del 2020. Le cifre delle Nazioni Unite mostrano che ci sono attualmente 5,2 milioni di sfollati nella RD Congo, più che in qualsiasi altro paese eccetto la Siria.
L'Ituri è una delle province più colpite dalla violenza nella RD Congo, insieme al Nord Kivu, al Sud Kivu e al Tanganica. Più di 8 milioni di persone soffrono di una grave insicurezza alimentare. (aise)