IL MINISTRO DI MAIO A “IL SOLE 24 ORE”: NON È IL 2008, L'ITALIA NON SARÀ UN OUTLET PER IMPRESE STRANIERE

IL MINISTRO DI MAIO A “IL SOLE 24 ORE”: NON È IL 2008, L

ROMA\ aise\ - “L'Italia non diventerà l'outlet di altre nazioni come nel 2008”. È quanto ha dichiarato a Manuela Perrone de “Il Sole 24 Ore” il ministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio. “Appena terminato l'incontro con il comitato tecnico-scientifico insieme al premier e ai colleghi di governo”, riferisce Perrone, Di Maio “assicura che, davanti alla crisi scatenata dal coronavirus, “gli asset strategici nazionali saranno protetti”. “Serve un ruolo forte dello Stato nella ripartenza”, avverte. E plaude al Dl liquidità, rivendicando il sostegno alle esportazioni incassato dopo un lungo match con il titolare dell'Economia, Roberto Gualtieri”.
Riportiamo di seguito il testo dell'intervista.
D. Ministro Di Maio, nel decreto liquidità ha ottenuto alla fine garanzie per 50 miliardi all'export, a cui nel 2021 si aggiungeranno 200 miliardi per nuovi investimenti. Come funzioneranno gli incentivi?
R. Chi si gioverà di questo nuovo meccanismo saranno soprattutto le imprese, che bisogna mettere al riparo, continuando a garantire loro competitività nei mercati. Significa proteggere il futuro e il lavoro. Con il Dl liquidità abbiamo deciso di affiancare al tradizionale ruolo del Fondo centrale di garanzia un nuovo ruolo di Sace, che da un lato per la prima volta permette di erogare garanzie in favore delle operazioni di finanziamento richieste dalle imprese di maggiore dimensione al sistema bancario e dall'altro consente di rafforzare il sostegno finanziario all'export. Tutto in un quadro di massima trasparenza e velocità nella relazione tra impresa e banca: nessuno dovrà cambiare il soggetto cui si rivolge. L'obiettivo è garantire il massimo sostegno semplificando le procedure. C’è poi tutto il fronte export e commercio estero, su cui come Farnesina stiamo lavorando attentamente.
D. Appunto, l'export. L'iniezione d'ossigeno è arrivata dopo un lungo braccio di ferro tra lei e Gualtieri...
R. Guardi, non c'è stato alcun braccio di ferro, ma solo un confronto orientato a garantire la massima efficacia al modello di intervento. Io avevo un obiettivo: accogliere tutte le migliorie proposte dal ministro Gualtieri rispetto agli strumenti di supporto finanziario all'export senza sottoporre né le strutture dedicate all'erogazione delle garanzie né le banche né le imprese a shock connessi a cambiamenti di governane o di management. Il lavoro congiunto di Maeci e Mef è riuscito a mantenere Sace nel perimetro Cdp, garantendo quindi piena continuità operativa. La delicatezza di aver introdotto un modello di "quasi State Account" permanente, cioè una significativa garanzia del bilancio dello Stato sulle operazioni finanziarie a sostegno dell'export, ha consigliato di alzare l'asticella del presidio pubblico attribuendo a un Comitato ad hoc, composto da Mef, Maeci, Mise, Interno e Difesa, il compito di deliberare il piano di attività Sace su cui ogni anno la legge di bilancio definirà i limiti dell'esposizione dello Stato. Mentre resta alla Farnesina ogni prerogativa sull'operatività di Simest. Sull'export quella varata è una vera riforma del sistema di sostegno finanziario, che si va a integrare con il Fondo di promozione integrata e con le azioni del Piano per il made in Italy.
D. Il sistema riuscirà a tenere nonostante il lockdown? Lei ha parlato di un nuovo “patto per l'export”.
R. Adesso fare previsioni su tenuta e andamento dei mercati è un esercizio fuorviante, ma il nostro sistema terrà se tutti faremo la nostra parte. Le aziende italiane hanno le potenzialità per recuperare ed è nostro compito fare di più e meglio per adeguare il sistema di supporto all'export alle nuove esigenze. Oggi è partita da parte nostra la convocazione di 12 tavoli verticali che si svolgeranno dal 14 al 21 aprile in sei giornate. Per ogni settore dell'industria, dall'innovazione alle banche, passando per l'abbigliamento, l'agroalimentare, la salute, le start up, l'agriturismo, la cultura e molto altro abbiamo invitato le principali confederazioni di riferimento e le associazioni . L'obiettivo è raccogliere proposte per ripresa e rilancio dell'export. Il patto che ho in mente si basa su un insieme di misure importanti già varate, che potremo rafforzare in sede di conversione del Dl Cura Italia. Ad esempio una rilevante offerta di finanza agevolata per l'export, la comunicazione strategica, con una incisiva campagna di nation branding, una strategia di e-commerce più vasta e aggressiva, un ampliamento del perimetro territoriale e un incremeto degli accordi con la Gdo internazionale, un significativo sforzo nella digitalizzazione. E abbiamo inserito tutte le deroghe che servono affinché questi soldi non si debbano spendere seguendo i tempi della burocrazia.
D. L'11 febbraio scorso, quando l'epidemia dilagava soltanto in Cina, ci disse che era il momento di puntare su mercati già maturi. Oggi rimane di quell'idea?
R. In questi giorni abbiamo attivato 45 nostre ambasciate nel mondo per individuare i marketplace più promettenti nei vari Paesi del mondo su cui indirizzare la nostra azione di sistema grazie ai fondi che sono stati stanziati attraverso Ice. È già iniziato uno studio accurato per agganciare quei mercati più permeabili in questa fase di crisi acuta che ha avuto vari sviluppi coinvolgendo pesantemente anche gli Stati Uniti e l'Europa
D. Innegabile la batosta sul settore fieristico e il turismo congressuale. Arriveranno interventi mirati?
R. Pensiamo a un rafforzamento e a un ammodernamento del sistema fieristico, che va assolutamente tutelato. Un intervento da integrare presto anche con l'adozione di modelli di "fiera virtuale" online, 365 giorni l'anno, o la creazione di appositi marketplace B2B per i beni intermedi.
D. Il dibattito sulle riaperture è avviato. È favorevole alla cabina di regia sulla ricostruzione chiesta dal Pd?
R. Sarà il comitato scientifico a dirci quali passi andranno compiuti. Quello che mi sento di dire è che bisogna essere cauti, perché se sbagliamo i tempi della fase due torniamo in lockdown e ricominciamo daccapo. È difficile per tutti, ma bisogna rispettare le regole per uscire prima dall'emergenza. La ricostruzione è già cominciata, l'importante sarà mantenere lo spirito propositivo che il Governo sta mostrando. Unità e compattezza sono le parole chiave.
D. Fraccaro non ha escluso interventi del capitale pubblico nelle imprese, Castelli ieri ha rilanciato la nuova Iri. Immaginate azioni temporanee o un nuovo ente?
R. A oggi quello che posso dirle è che lo Stato farà di tutto per assicurare che gli asset strategici nazionali siano protetti. L'Italia non diventerà l'outlet di altre nazioni come nel 2008. Ma è evidente che serve un ruolo forte dello Stato per la fase di ripartenza. Il sistema italiano, la produzione, le quote di mercato devono essere tutelate il più possibile. Non hanno importanza i nomi, ma lo scopo finale: ripartire il più velocemente possibile.
D. Si è speso molto per ottenere aiuti dagli altri Paesi, ma è stato anche accusato di essere troppo "filo-cinese" e troppo morbido con la Russia. È sicuro che la crisi non cambierà la nostra collocazione geopolitica?
R. Questo è un film surreale che si sta costruendo solo in Italia. Gli stessi Stati Uniti stanno ricevendo importanti aiuti dalla Cina, il governatore di Ny Cuomo ha ringraziato pubblicamente Pechino per i ventilatori polmonari. L'Italia ha ricevuto aiuti da ogni parte del mondo, non esistono colori politici di fronte la solidarietà. Qui non parliamo di assetti geopolitica o di alleanze, alle quali l'Italia resta ovviamente leale, parliamo di umanità.
D. In queste ore è riunito l'Eurogruppo e voi del M5S avete di nuovo levato gli scudi contro il Mes. Pensa che le resistenze possano essere superate davanti a un Salva-Stati light affiancato a un fondo per l'emissione di bond comuni?
R. A noi interessa trovare il miglior accordo possibile per gli italiani, che significa estenderlo anche agli europei e al futuro dell'Ue. Nei giorni scorsi le principali aziende automobilistiche della Germania hanno fatto un appello al Governo tedesco dicendo chiaramente che senza i pezzi di componentistica delle fabbriche italiane per loro sarà quasi impossibile produrre auto tedesche. Questo è uno dei tanti esempi che dimostra come l'Ue non possa far a meno dell'Italia. Questa è una crisi senza colpe, ed è evidente che strumenti pensati anni fa oggi risultano anacronistici.
D. Conte ha promesso “una nuova primavera” per l'Italia, ma c'è chi invoca Draghi e chi ipotizza rimpasti. Pensa che questo Governo abbia le carte giuste per guidare la fase 2?
R. Penso che chi si mette a parlare oggi di un nuovo Governo, con quello che stiamo attraversando, è fuori dal mondo”. (aise)


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