25 APRILE: FESTA DELLA LIBERAZIONE

25 APRILE: FESTA DELLA LIBERAZIONE

ROMA\ aise\ - Le celebrazioni per il 74° anniversario della Liberazione si sono aperte questa mattina alle 9, a Roma, con la consueta deposizione di una corona sull’Altare della Patria da parte del Presidente Sergio Mattarella, che omaggiando il Milite Ignoto ha voluto simbolicamente ribadire il rifiuto a ogni tipo di guerra. Subito dopo, il Presidente si è recato a Vittorio Veneto, città decorata della Medaglia d’Oro al Valor Militare, per rendere omaggio al Monumento ai Caduti e intervenire alla cerimonia celebrativa al teatro Lorenzo Da Ponte.
Presente alla cerimonia di Roma il premier Conte, che, successivamente, si è recato a rendere omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine.
La prima e la seconda carica dello Stato, la presidente del Senato Elisabetta Casellati e il presidente della Camera Roberto Fico, sono stati presenti rispettivamente a Padova, presso Palazzo Moroni, dove a seguito dell’alzabandiera c’è stata una deposizione di corone d’alloro alla presenza del sindaco di Padova Sergio Giordani e il presidente nazionale della FIVL Francesco Tessarolo, e a Napoli, presso il Mausoleo di Posillipo e piazza Salvo D’Acquisto.
Il 25 aprile del 1945, con gli eserciti alleati alle porte di Milano, il CLNAI (Comitato di Liberazione Alta Italia) diede l’ordine a tutte le formazioni partigiane e gappiste di attaccare i presidi fascisti e nazisti ancora presenti nel Nord Italia. La parola d’ordine era “Arrendersi o perire”. Per l’Italia intera è la fine di un incubo. E anche se la guerra in Europa non potrà dirsi conclusa che ai primi di maggio, resta questa la data più significativa della nostra storia contemporanea.
Protagoniste di questo capitolo da subito entrato nei libri di scuola le formazioni partigiane, di vario colore ed estrazione partitica, che versarono il proprio sangue per cacciare l’invasore tedesco e sconfiggere la Repubblica Sociale Italiana, lo Stato fantoccio creato da Mussolini nel settembre del 1943 sulle rive del Lago di Garda per volere di Adolf Hitler.
Una data, quella di oggi, che segna la fine di quella che solamente a distanza di molti anni si è cominciata a chiamare con il proprio nome: guerra civile.
Dall’Abruzzo al Nord Italia, ogni città, paese, borgo ha il suo monumento ai caduti, la sua targa per commemorare i figli scomparsi prematuramente in uno scontro fratricida o per ricordare un qualche avvenimento legato a quei tragici mesi che vanno dall’armistizio dell’8 settembre 1943 al 25 aprile del 1945. Mesi in cui la furia nazista sconvolse le zone dell’Appennino centrale, mietendo migliaia di vittime tra i civili inermi.
Ancora oggi ci sono luoghi rimasti fermi a quel periodo, il cui semplice nome rimanda a storie raccapriccianti di stragi rimaste impunite: Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Boves e molte altre.
Il 25 aprile ha messo fine a tutto questo. E le celebrazioni che si tengono in tutto il Paese servono a ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, che non si tratta solamente di un giorno di vacanza, ma di una data dal forte valore simbolico, un monito per tenere a mente quello che è stato, spronandoci tutti a difendere tenacemente una libertà duramente conquistata dai nostri nonni e che noi dobbiamo avere la forza di mantenere e coltivare. (gianluca zanella\ aise) 

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