600MILA IMPRESE "IMMIGRATE" IN ITALIA

600MILA IMPRESE "IMMIGRATE" IN ITALIA

ROMA\ aise\ - Continua la crescita delle imprese degli immigrati (+2,5% nel 2018 e +32,6% dal 2011), che superano la soglia delle 600mila e rappresentano ormai un decimo di tutte le imprese del Paese (9,9%). Concentrate nel commercio (35,1%) e nell’edilizia (22,4%) ma sempre più orientate al mondo dei servizi, si distinguono per un forte dinamismo e una notevole flessibilità: aspetti quanto mai preziosi per gli andamenti dell’intero sistema di impresa nazionale.
Sono on-line le anticipazioni del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2019 realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA) e con il contributo dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) – Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo.
Il Report, a partire dall’analisi dei dati Unioncamere/InfoCamere, presenta il quadro aggiornato del fenomeno tanto a livello nazionale che delle singole Regioni e Province Autonome. Si anticipa così l’edizione integrale del volume, che amplierà l’analisi focalizzando aspetti specifici e allargando la prospettiva all’intero panorama comunitario.
All’inizio del 2019, sono 602.180 le imprese condotte da lavoratori immigrati in Italia, un decimo di tutte le aziende registrate presso le Camere di Commercio del Paese (9,9%).
Anche nel corso del 2018 il loro numero ha continuato a crescere (+2,5%, pari a 15mila aziende in più), ancora in controtendenza rispetto al resto della base imprenditoriale, che stenta ad invertire il trend di contrazione degli anni più recenti (-0,1%, 5.500 in meno). Tra il 2011 e il 2018 le attività indipendenti degli immigrati sono aumentate nell’ordine delle 148mila unità (+32,6%), mentre quelle guidate da lavoratori nati in Italia sono diminuite di 158mila (-2,8%). Si conferma quindi tanto lo spiccato dinamismo imprenditoriale dei lavoratori di origine straniera - che negli effetti persistenti della crisi ha trovato un’ulteriore spinta - quanto il rilevante contributo dell’imprenditorialità immigrata per gli equilibri dell’intero sistema di impresa nazionale.
Cresce, in questo quadro, anche la partecipazione delle donne, che lentamente ma con continuità si ritagliano maggiori spazi di azione e alla fine del 2018 guidano un quarto delle attività imprenditoriali in mano a lavoratori di origine straniera (24,0%, 145mila), con un aumento del 37,4% rispetto al 2011 e del 3,3% nel 2018.
Con 8mila imprese in più in un anno e un aumento di quasi 110mila dalla fine del 2011 (+43,0%), il settore dei servizi conferma il suo ruolo di traino e alla fine del 2018 raccoglie il 60,7% di tutte le imprese a gestione immigrata. Meno dinamico l’andamento dell’industria (+18mila dal 2011, +10,8%), che pur mantenendo un trend positivo, sconta le accentuate difficoltà degli ultimi anni.
Tra i singoli comparti, resta forte il protagonismo del commercio (35,1% del totale) e dell’edilizia (22,4%), che primeggiano in tutte le regioni e nell’insieme continuano a raccogliere oltre la metà di tutte le attività indipendenti degli immigrati in Italia (57,5%). Se però il commercio mantiene e anzi consolida il proprio primato (55mila imprese in più, +35,1% dal 2011), contribuendo anche all’apertura di nuovi canali di internazionalizzazione, il ruolo dell’edilizia è invece in una fase di lento ma progressivo ridimensionamento.
Cresce, intanto, secondo un trend consolidato e in linea con gli andamenti generali, l’importanza dei servizi: sia nel breve che nel medio periodo, a distinguersi per i ritmi di aumento più sostenuti sono le attività di noleggio, agenzie di viaggio e (soprattutto) di servizio alle imprese (+3,0% nel 2018 e +93,4% dal 2011), affiancate da quelle di alloggio e (soprattutto) di ristorazione (+4,7% nel 2018 e +61,5% dal 2011). A seguito di queste evoluzioni, proprio nei servizi alle imprese oggi si registra l’incidenza più elevata delle imprese immigrate sul totale di quelle operative nello stesso comparto (17,0%), un primato che è stato a lungo appannaggio dell’edilizia (16,3%).
La ditta individuale rappresenta la forma d’impresa più diffusa (77,7%), specchio della relativa fragilità dell’iniziativa imprenditoriale dei migranti, parallela e conseguente alla specifica debolezza socio-economica della popolazione di origine straniera in Italia. A crescere di più in termini relativi, però, sono le società di capitale, praticamente raddoppiate dal 2011 (+96,5% vs il +27,4% delle ditte individuali), secondo un trend confermato anche nell’ultimo anno (+11,4% vs +1,3% nel 2018), durante il quale l’aumento delle società di capitale ha superato quello delle ditte individuali anche in termini assoluti (+9mila vs +6mila imprese), portandone il numero oltre le 85mila unità (l’11,4% di tutte le imprese immigrate del Paese).
In aumento anche la partecipazione dei cittadini di origine straniera alle start-up innovative: alla fine del 2018 sono 1.652 quelle nella cui compagine societaria è presente almeno un soggetto estero (il 22,5% del totale), quasi tre volte rispetto al 2015 (629, il 12,2% del totale).
Gli imprenditori coinvolti provengono innanzitutto da Marocco (14,1%), Cina (11,5%) e Romania (10,7%): i primi tradizionalmente concentrati nel commercio (70,1%), gli ultimi raccolti soprattutto nell’edilizia (60,0%) e i cinesi, caratterizzati da una maggiore flessibilità dei modelli di inserimento, distribuiti per il 35,7% nel commercio, per il 32,7% nella manifattura e per il 13,4% nei servizi di alloggio e ristorazione.
Gli stessi dati, letti su un altro piano, attestano come la metà di tutti gli immigrati titolari di una ditta individuale attivi nella manifattura è cinese (49,3%), più di un quarto di quelli dediti all’edilizia è romeno (26,0%) e la stessa quota nel commercio è da ricondurre ai marocchini (25,5%).
Nonostante la forte concentrazione nel Centro-Nord (77,4%) e nelle grandi aree metropolitane, la crescente presenza imprenditoriale dei migranti coinvolge l’intero territorio nazionale, con la Campania che si evidenzia per i ritmi di aumento più elevati (+81,9% dal 2011 e +4,1% nel 2018). Lombardia (19,4%) e Lazio (13,3%) si confermano le principali regioni di attività, seguite dalla Toscana (9,4%), che si distingue anche per la maggiore incidenza delle imprese immigrate sull’insieme delle iniziative locali (13,6%).
L’influenza dei sistemi socio-economici del territorio si riflette nella distribuzione per ambiti di attività degli immigrati titolari di una ditta individuale. Così, se nelle regioni settentrionali (con la sola eccezione del Veneto) prevale l’edilizia (con una punta del 41,7% in Liguria), al Centro e soprattutto al Sud si staglia il primato del commercio (75,7% in Calabria, dove si tocca il valore massimo). La manifattura, invece, gioca un ruolo di rilievo soprattutto in Toscana (20,2%) e nelle Marche (14,6%), mentre nel Lazio spicca l’importanza dei servizi alle imprese (15,3%).
"In questi anni di recessione economica e di contrazione occupazionale, l’apporto dell’imprenditoria immigrata in Italia è stato non solo consistente ma anche in crescita. La capacità di intercettare spazi di inserimento rimasti scoperti o senza leve di ricambio nella gestione autoctona, in comparti come ad esempio il commercio o la ristorazione o la manifattura, insieme alla creatività nel ripensare in un’ottica transculturale la propria mission, rappresentano stimoli importanti da valorizzare e sviluppare, nell’interesse dell’intera società e del Sistema Paese", sottolinea il presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS, Luca Di Sciullo.
"Sono sempre più numerose in Italia le imprese con titolare straniero, che contribuiscono allo sviluppo locale e nazionale e meritano maggiore attenzione da parte della politica e delle amministrazioni pubbliche", dichiara il presidente della Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola e Media Impresa, Daniele Vaccarino.
"Questi dati", prosegue, "emergono dalle anticipazioni del Rapporto 2019 su PMI, migrazione ed imprenditorialità realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA) e con il contributo dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) – Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo. Le anticipazioni del Rapporto ci consegnano un quadro in costante crescita di queste imprese (+2,5% nel 2018 e +32,6% dal 2011), che superano la soglia delle 600mila e rappresentano ormai un decimo di tutte le imprese del Paese (9,9%). Concentrate nel commercio (35,1%) e nell’edilizia (22,4%) ma sempre più orientate al mondo dei servizi, si distinguono per un forte dinamismo e una notevole flessibilità".
"Un aspetto significativo che emerge dalla lettura dei dati del Rapporto", sottolinea ancora Vaccarino, "è quello relativo alla partecipazione delle donne, che lentamente ma con continuità si ritagliano maggiori spazi di azione e alla fine del 2018 guidano un quarto delle attività imprenditoriali in mano a lavoratori di origine straniera (24%, 145mila), con un aumento del 37,4% rispetto al 2011 e del 3,3% nel solo 2018. In complesso, una realtà emergente che va sostenuta attraverso l’offerta di strumenti e di servizi dedicati per facilitarne la fase di avvio e di inserimento nel tessuto socio-economico. La CNA attraverso le proprie articolazioni territoriali è particolarmente attenta allo sviluppo del fenomeno e s’impegna ad accompagnare queste imprese nella crescita".
Richiama l’attenzione sui nessi tra migrazioni e sviluppo, Laurence Hart, direttore dell'Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – OIM. "Nella relazione dinamica tra migrazione e sviluppo", afferma, "la partecipazione attiva dei migranti nelle società a cui appartengono è un elemento cruciale affinché la diversità costituisca motore per il welfare collettivo. Il lavoro dignitoso e la crescita economica inclusiva fanno parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Questi obiettivi si esprimono attraverso la valorizzazione della diversità nel modo imprenditoriale come elemento di forza e competitività nonché un’opportunità di crescita e di sostenibilità in un mondo globalizzato e interdipendente. L’imprenditoria migrante e multiculturale comporta l’accesso ad informazioni e reti transculturali e transnazionali che alimentano non solo il dinamismo economico, ma anche l’inclusione e la coesione consolidando quotidianamente rapporti di fiducia tra le persone. Questo Rapporto", conclude Hart, "dimostra come l’imprenditoria straniera in Italia sia un fenomeno in costante crescita e come l’inclusione socio-economica dei migranti imprenditori contribuisca alla crescita produttiva. In questo senso, è necessario garantire l’acceso ai servizi di supporto finanziari, organizzativi e tecnologici all’imprenditoria e riconoscere il valore aggiunto dell’imprenditoria migrante per il sistema produttivo nazionale". (aise)


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