A MARSALA "CONSAGRA. ARCHITETTURA"

A MARSALA "CONSAGRA. ARCHITETTURA"

MARSALA\ aise\ - Scultura e spazio urbano. Scultura e dimensione ambientale. Ma anche scultura come confine tra materia e tempo, come movimento e trasformazione delle cose che pervade anche l’architettura e la sua percezione logica e spaziale. Scultura come "divertimento del vivere".
A distanza di cinquant’anni dalla pubblicazione de "La città frontale", volume in cui lo scultore Pietro Consagra –autore della monumentale "Stella", icona di Gibellina e dell’utopica rinascita del Belìce nel segno dell’arte – espone ed articola la sua profonda riflessione teorica sull’architettura e sul suo personale e felice percorso di ricerca, il Convento del Carmine di Marsala dedica al maestro una grande mostra dal titolo "Consagra. Architettura".
La mostra (Catalogo edizioni Caracol, Palermo), inaugurata il 6 luglio a cura di Sergio Troisi, realizzata in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra di Milano ed organizzata dall’Ente Mostra di Pittura "Città di Marsala", è un omaggio all'architettura dello scultore siciliano, nel cinquantenario della pubblicazione de "La città frontale", in cui lo scultore espone ed articola la sua profonda riflessione teorica sull'architettura e sul suo personale e felice percorso di ricerca.
Sino al 20 ottobre, una cinquantina le opere oggetto dell’allestimento e impaginate fra le sale dell’antico convento con alcune incursioni nel paesaggio: a cielo aperto, nella luce inflessibile del Sud e tra le essenze mediterranee dell’antico chiostro dei padri carmelitani. Selezionate dal curatore, sono il paradigma della poetica di Consagra (Mazara del Vallo 1920 – Milano 2005) e del legame dell’autore fra la propria scultura e l’architettura.
L’interesse dello scultore per l'architettura, cui ha dedicato numerosi scritti e interventi, muove infatti da una posizione morale: riscattare, attraverso la libertà e l'immaginazione dell'arte, la città da quel destino di puro strumento economico a cui le pratiche urbanistiche del dopoguerra l'hanno consegnata.
"Quando ho pensato ad una scultura, la città era presente come umore e come istigazione formale, come classe estetica e come creatura sensibile, come emozione politica e come sentimento", scrive Consagra ne "La città frontale".
Lo stesso Consagra, per l’opera prospiciente il mare, in Piazza Mokarta a Mazara del Vallo (1964), introduce il tema del "confine conturbante fra materia e tempo" e quel concetto di "divertimento del vivere" che è quasi un manifesto programmatico della nuova imminente e florida fase creativa: la scoperta del colore, lo sciogliersi della forma, l’andamento curvilineo, la conquista della leggerezza dei cicli Piani Sospesi, dei Ferri trasparenti e dei Giardini.
Sergio Troisi ha selezionato i modelli, la serie delle "Porte del Cremlino", i colorati progetti di facciate e un nucleo di dipinti, ordinati in un percorso che vuole evidenziare come in architettura confluiscano alcuni temi centrali della ricerca di Consagra.
Non è casuale la scelta di allestire a Marsala una mostra dedicata a questo aspetto dell'opera, perché proprio nella provincia di Trapani, l'artista ebbe modo di elaborare in forma compiuta i suoi progetti.
Pietro Consagra è stato uno dei più prestigiosi esponenti dell'astrattismo internazionale. Compiuti gli studi all'Accademia di belle arti di Palermo, nel 1944 si trasferisce nella Roma appena liberata dalle truppe americane, e diviene amico di Turcato, Mafai e Guttuso con il quale condivide lo studio. In seguito visita a Parigi gli atelier di Brancusi, Giacometti, Laurens, Hartung, Adam, che conserva molti gessi di Picasso, e la casa di Pevsner. Diviene amico di Gildo Caputo, allora direttore della Galerie Billier, e di Alberto Magnelli.
Con Accardi, Attardi, Dorazio, Mino Guerrini, Perilli, Sanfilippo, Turcato, scrive, nello studio in via Margutta 48, il manifesto che sarà pubblicato nel primo numero della rivista "Forma". Nell'ottobre 1947, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli e Turcato tengono la prima mostra alla Galleria dell'Art Club di Roma, mentre Accardi, Attardi, Sanfilippo espongono poco dopo, nel novembre, alla Galleria Mola.
La scultura di Consagra si propone come una scultura di idee intese ed esprime il ritmo drammatico della vita di oggi con elementi plastici che dovrebbero essere la sintesi formale delle azioni dell'uomo a contatto con gli ingranaggi di questa società dove è necessaria volontà, forza, ottimismo, semplicità, chiarezza. Partito da una ricerca sui materiali, in seguito realizza sculture quasi bidimensionali nelle quali tende ad annullare lo spessore sino a giungere alle lamine dello spessore di due decimi di millimetro nelle "Sottilissime" e al massimo spessore degli edifici della "Città frontale" del 1968.
Nel 1978 è tra i promotori di un importante documento sulla salvaguardia dei centri storici che prese il nome di "Carta di Matera". Per la ricostruzione di Gibellina nel Belice realizza nel 1981 una grande stella, alta 24 metri, in acciaio inox: la Stella d'ingresso al Belice. Per il grande parco di sculture d'arte contemporanea a cielo aperto di Fiumara d'arte Consagra realizza la prima opera del parco, posta alla foce della fiumara e intitolata La materia poteva non esserci, commissionatagli nel 1982 dal mecenate Antonio Presti e inaugurata il 12 ottobre 1986.
Fra le sue ultime grandi opere, nel 1998, esegue una scultura in marmo, dedicata a Giano, alta più di cinque metri, situata a Largo Santa Susanna a Roma.
Insignito della medaglia d'oro come Benemerito della Cultura e dell'Arte dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, oltre che scultore, Consagra fu scrittore e critico, collaboratore di molte pubblicazioni d'arte. (aise) 

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